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Iperaldosteronismo, una patologia che provoca un’alterazione della produzione dei surreni

Con il termine Iperaldosteronismo, si vuole indicare una patologia che determina l’aumento di aldosterone da parte del surrene.

Iperaldosteronismo

L’Iperaldosteronismo è una malattia che provoca l’aumento di aldosterone del surrene, e che può provocare nel malato diminuzione dei livelli di potassio nel sangue. Questo tipo di patologia porta a delle conseguenze sul metabolismo, a carico dell’apparato circolatorio ad esempio, in particolare agendo sulle sezioni delle arterie, restringendo i vasi e provocando fenomeni ipertensivi.

Iperaldosteronismo

Iperaldosteronismo: fisiologia

Attraverso l’attività mineralcorticoide, si promuove l’assorbimento di Na+ da parte del rene, delle ghiandole salivari, delle ghiandole sudoripare e dell’intestino con la conseguenza di ritenzione di Na+nel liquido extracellulare. Gli ormoni implicati nell’azione mineralcorticoide più importanti sono l’Aldosterone ed il DOC, ovvero il Desossicorticosterone. Anche il Cortisolo ha un ruolo importante nell’attività menieralcorticoide intrinseca, e la sua azione è repressa a livello dei reni da parte di una degradazione localizzata, mediata dalla 11ẞ idrossisteroido deidrogenasi, in cortisone. Mediante l’Aldosterone, si promuove la sintesi di Canali Enac, ovvero dei canali di riassorbimento del Na nel tubolo contorto distale e nel dotto collettore, ed anche il riassorbimento del Na+ tramite la pompa idrogenionica che determina l’alcalosi metabolica causata dall’eccesso particolarmente elevato di mineralcorticoidi.

Iperaldosteronismo

Iperaldosteronismo: cosa determina

I livelli elevati di Aldosterone sono in grado di determinare a loro volta delle disfunzioni:

1. Ritenzione di Na+ con deplazione di K+ da cui derivano ritenzione dei liquidi ed aumento della velemia
2. Effetto inotropo positivo
3. Vasocostrizione causata da Ipokaliemia
4. Aumento della ritenzione di Na+ che determina a sua volta aumento del Na intracellulare e anche del Ca intracellulare da parte delle miocellule lisce con secondario aumento del tono dei vasi
5. Diminuzione dell’attività barocettoriale con aumento della sensibilità vasale verso le catecolamine

Con il passare del tempo, tutti questi fattori, possono provocare nel soggetto affetto da Iperaldosteronismo, l’ipertensione arteriosa.

Iperaldosteronismo

Iperaldosteronismo: segni e sintomatologia

Uno dei segni più evidenti e che può essere anche solo il primo allarme in presenza di Iperaldosteronismo, è l’ipertensione arteriosa, mentre i sintomi ed i segni comprendono: astenia, crampi, cefalea e parestesie, e nel 30% dei casi, è possibile la comparsa di Ipokaliemia. In presenza di alcalosi metabolica nelle forme più gravi, abbiamo invece: poluiria, polidipsia, ipereccitabilità neuromuscolare, nicturia, respiro lento e superficiale, vomito, disidratazione, confusione generale ed astenia.

L’Ipokaliemia, è un sintomo poco frequente in presenza di Iperaldosteronismo e dunque, come abbiamo introdotto inizialmente, l’aumento della pressione arteriosa normokaliemica è un segnale evidente di tale patologia. L’ipocalcemia è una conseguenza dell’ipoparatiroidimo, oppure di ipovitaminosi d, di IRC, di dabdomiolisi, di pancreatite ed infine di pseudoipoparatiroidismo.

Iperaldosteronismo

Iperaldosteronismo: sospetto diagnostico e test

Un sospetto diagnostico di Iperaldosteronismo, è l’ipertensione con o in assenza di Ipokaliemia, resistente alla terapia farmacologica a base di medicinali utili a far diminuire la pressione arteriosa. Nella sindrome di Conn, bisogna sottolineare che l’utilizzo di quantitativi abbondanti di sale, non sopprimono la secrezione di Aldosterone, che rimane dunque elevato. L’ipokalemia deve essere presente dopo circa 3 settimane dalla sospensione dei farmaci diuretici, ed il rapporto di Aldosterone plasmatico con Attività Reninica Plasomatica, è uno dei migliori test di screening per valutare la presenza o meno di Iperaldosteronismo Primario. I valori di riferimento di tale test sono compresi tra i 20 ed i 40, ed in caso di range superiore, l’esame è considerato positivo. Questo test è utile per comprendere se un soggetto è affetto da potassiemia <3,5 meq l o K urinario >30 meq/24h, in presenza di ipertensione con marcata ipopotassiemia indotta da farmaci diuretici, in caso di ipertensione resistente, in presenza di incidentaloma surrenalico e nei bambini o giovani affetti da ipertensione senza familiarità.

Il test di conferma di Iperaldosteronismo comprende:

1. Test al fludrocortisone, che rientra a far parte del gold standard: per os 0,1 mg per quattro giorni ogni sei ore, somministrato in associazione con farmaci a rilascio lento di NaCl 1,75 g per os, da somministrare tre volte al giorno durante il consumo dei pasti principali. Tale test, vine considerato positivo se si riscontrano valori di Aldosterone superiori oppure uguali a 6ng/dL.
2. Test dell’infusione salina, conosciuto anche come Saline Infusion Test: dosaggio dell’Aldosterone plasmatico sia basale che dopo l’infusione di 2 L di soluzione fisiologica, somministrata al paziente in 4 ore. In presenza di Iperaldosteronismo, i livelli di questo test si mostrano al di sopra di 8-10 ng/dL, ed è l’esame più utilizzato perché molto semplice da eseguire.
3. Test al carico orale di sodio, conosciuto anche come Oral Sodium Loading: in questo test si controlla il dosaggio dell’Aldosaterone nelle urine della 24 ore dopo aver eseguito una dieta ipersodica.