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Vitamina E: l’antiossidante per eccellenza!

Esistono ben otto tipologie di vitamina E, e precisamente i tocotrienoli, dettagliatamente alfa, beta, gamma e delta ed i tocoferoli, nello specifico: alfa, beta, gamma e delta.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella

In natura vi sono otto composti che derivano dal 6 cromanolo, che vantano una chimica strutturale comune ed hanno le attività biologiche della vitamina E: come abbiamo visto più sopra questi composto si suddividono in due grandi gruppi, a seconda che vi sia una catena insatura o satura: i tocoferoli che, come abbiamo detto si suddividono in alfa, beta, gamma e delta, ed i tocotrienoli, anch’essi suddivisi in alfa, beta, gamma e delta. I tocotrienoli rivelano 3 doppi legami nella catena isoprenoide. A seconda di come si dispongono i gruppi metilici possiamo effettuare la distinzione tra i composti singoli delle 2 classi.

Relativamente all’aspetto biologico l’alfa tocoferolo è la forma della vitamina più attiva e potente. Il resto dei tocoferoli non rivestono grande importanza, però occorre ricordare che l’attività di tipo ossidante si incrementa quando si passa dall’alfa al delta, in modo inverso rispetto all’attività vitaminica.

Storia

La vitamina E, isolata per la prima volta nel ’22 ad opera di un embriologo, il Dott. Herbert Evans coadiuvato da Katherine Bishop, sua preziosa assistente, è l’elemento liposolubile che ha la capacità di prevenire il decesso fetale nel mondo animale. Dapprima denominata “Fattore X”, venne successivamente chiamata vitamina E (in quanto temporalmente isolata dopo la vitamina D) e nel ’27 si capì che rientrava tra i nutrienti essenziali affinché i ratti da laboratorio mantenessero la propria fertilità.

Nel ’36 da un olio tratto dai germi di grano si isolò un elemento con le medesime attività biologiche della vitamina E la struttura di questo elemento fu determinata, nel ’38, dal Dott. Fernholz, per prendere il nome di alfa-tocoferolo. Sempre nel ’38 Paul Karrer sintetizzò una miscela racemica di questo alfa-tocoferolo. In seguito da altri olii di natura vegetale si isolarono anche altri elementi con simili attività: i tocotrienoli ed anche il beta, il gamma ed il delta-tocoferolo. Però che la vitamina E fosse così indispensabile anche per il genere umano si cosprì solo nel ’68.

Chimica

I centri stereogenici presentati dai tocoferoli sono 3 (nel dettaglio: su C8, C4 e C2), mentre i tocotrienoli ne presentano un soltanto (su C2). Il tocoferolo di tipo naturale, che si usa come termine di paragone per valutare le attività biologiche degli altri elementi, poiché esso è il più attivo, ha i 3 atomi chirali in configurazione R (di qui l’altro nome, RRR tocoferolo).

Il tocoferolo è un composto dalla tipica vischiosità oleosa, non solubile in acqua mentre lo è in solvente apolare. E’ degradato non difficilmente dall’ossigeno e dai raggi ultravioletti, ed è sufficientemente resistente al calore.

Solo l’assorbimento dei tocoferoli è un processo, allo stato attuale, ben conosciuto per quanto attiene alla vitamina E. I tocoferoli si assorbono a livello intestinale, precisamente nel tratto dell’intestino tenue grazie ad una idrolisi che avviene prima. E se son presenti in forma di esteri. Le buone capacità funzionali delle vie della idrolisi e dell’assorbimento dei lipidi sono fondamentali sicuramente anche per i tocoferoli poiché questi si includono in alcune micelle che vengono formate a partire dagli acidi biliari e dal prodotto della idrolisi di tipo lipidico che avviene grazie all’azione del succo del pancreas. In genere l’assorbimento dei tocoferoli può variare tra il venti ed il quaranta percento di quello che si assume con l’alimentazione.

I tocoferoli si assorbono ad opera degli enterociti, per venire poi rilasciati, inglobandoli nei chilomicroni, per le vie linfatiche e, di lì, poi nella circolazione sistemica. Nei flussi ematici viaggiano grazie alla loro inclusione nelle lipoproteine.

Chimica della vitamina E
credit: stock.adobe.com/airborne77

Nella ghiandola epatica si attua poi un processo selettivo preferenziale dell’RRR tocoferolo, incorporandolo nelle lipoproteine del fegato, quando, invece, gli altri elementi, anche se posseggono azioni vitaminiche simili, non vengono incorporati. Tale processo si realizza per il tramite di una proteina specifica, che lega l’alfa tocoferolo (alfa – tocoferol binding protein o, anche, a TBP), lo trasferisce agli scompartimenti delle cellule e fa sì che ne venga permessa l’inclusione all’interno delle lipoproteine.

Una grande quantità di vitamina E nel plasma la si ritrova nelle lipoproteine, quella a bassa densità (anche dette LDL), però se ne può trovare anche nelle VLDL e di quelle ad alta densità, le cosiddette HDL. La vitamina poi si scambia fra le varie lipoproteine ma poi viene anche rilasciata ai globuli rossi ed ad altri tessuti di varia natura (anche se soprattutto muscolare ed adiposo), per azione di alcune lipasi le quali, con la scissione dei triglicediri, consentono anche che venga liberato il tocoferolo.

I processi metabolici del tocoferolo sono molto lenti e la sua eliminazione avviene per il tramite delle feci, in forma di alfa tocoferilidrochinone ed alfa tocoidrochinone. Anche le urine partecipano alla eliminazione del tocoferolo, in forma di acido tocoferonico. Tutti questi composti vengono uniti all’acido glucuronico.

Azioni biologiche

Fino a circa dieci anni or sono non si conoscevano, o, almeno, non dettagliatamente, i processi con i quali la vitamina E agisce all’interno del corpo umano. Certo è che essa riveste un ruolo fondamentale, essendo uno dei principali fattori ossidanti, nel prevenire il processo ossidativo degli acidi grassi polinsaturi, che è l’evento principale nello svilupparsi dei processi di perossidazione dei lipidi. Questo evento. Che si scatena per le azioni dei radicali liberi, ha il suo sviluppo grazie alle reazioni a catena che supportano la prosecuzione del processo. La vitamina E è capace di fermare questo evento rilasciando un atomo di idrogeno che si lega ai radicali perossilipidici, diminuendone, così, la capacità reattiva e stoppando, nei fatti, il processo di perossidazione dei lipidi.  Questa reazione di tipo redox muta la vitamina E in forma di radicale alfa-tocoferossilico che è dotato di discreta stabilità per lo sviluppo di fenomeni del tipo della risonanza e che ha la capacità di reagire con la vitamina C (ma anche con il coenzima Q10 o pure con il glutatione) per ottenere di nuovo la formazione dell’alfa tocoferolo.

Ma veniamo, adesso, alla parte che, probabilmente, interessa di più il lettore: le…

…funzioni della vitamina E nell’organismo umano

La vitamina E è importante per molteplici funzioni che avvengono dentro l’organismo umano. Da un grande apporto nella prevenzione e cura dell’acne e degli eczemi, è un ausilio importante nella cura delle malattie a carico degli occhi, fornisce aiuto per quanto attiene al rafforzo delle difese di tipo immunitario. Aiuta nelle prevenzione del declino cognitivo e da una grossa mano nel curare i disturbi a carico dell’apparato cardiovascolare. L’apporto di questa vitamina non dovrebbe mai mancare all’uomo. Ecco perché noi non dovremmo mai trascurare di assimilare quei cibi che siano ricchi di vitamina E, perché essa è un nutriente fondamentale per la nostra salute. Quindi mangiamo tanta frutta secca, non ci facciamo mancare i semi di girasole l’olio di oliva ed i germi di grano.

Da evitare, però, anche l’eccesso opposto: un troppo elevato apporto di vitamina E potrebbe provocare alcuni effetti collaterali non desiderati, tra i quali ricordiamo i più diffusi, l’ictus emorragico ed i sanguinamenti.

Ed in quali alimenti si trova la vitamina E?

Domanda legittima: come facciamo a sapere in quali alimenti possiamo reperire la quantità di vitamina E che può soddisfarne il nostro fabbisogno quotidiano? Presto detto: innanzitutto non facciamo mai mancare nella nostra alimentazione gli olii di natura vegetale, tra i quali ricordiamo l’olio di semi di girasole, quello di germi di grano e quello, ovviamente, di oliva. Non dimentichiamoci di inserire nella nostra dieta la frutta secca, in particolar modo le mandorle, ma poi anche le nocciole e le noci. Per quanto riguarda la frutta, importantissimi i pistacchi e l’avocado.

Anche il normale latte vaccino ne contiene una certa quantità, oltre che in quello intero la si trova anche in quello parzialmente scremato. Ed anche nei derivati del latte: la mozzarella, quella classica di bufala, la ricotta, il provolone, il formaggio grana ed anche nello yogurth.

Importante è, però, sapere che la vitamina E può subire dei danneggiamenti tanto dall’essere congelata quanto da una eccessiva cottura. Ecco perché bisognerebbe cercare di evitare, ad esempio, la frittura degli alimenti a lungo senza cambiare olio. Non dimentichiamo, inoltre, che la dose consigliata per le ventiquattro ore e di quattro milligrammi per il neonato e per il bambino, fino al quattordicesimo anno di età. Superato il quattordicesimo anno di età occorre assumerne circa quindici milligrammi ogni giorno.