Sessanta pagamenti per 4 litri di benzina: arrivano i “furbetti del cashback”

I benzinai si lamentano sempre più sentendosi vittime privilegiate dei “furbetti del cashback” ma di che cosa stiamo parlando?

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Foto da Pixabay

Cashback, iniziativa messa in campo dal Governo per incentivare i pagamenti non in contante attraverso un sistema di restituzione in denaro di una percentuale (attualmente 10% per un massimo di 150 euro) di quanto pagato con carte di credito e bancomat, nell’arco di un semestre.

Dopo la positiva esperienza di Natale in molti hanno aderito all’iniziativa in questo nuovo anno e c’è persino chi ha preso la cosa con uno zelo, per così dire, eccessivo.

Stiamo parlando di coloro che sono stati ribattezzati “i furbetti del cashback”, persone che hanno pensato di poter speculare un po’ sulle spalle, udite udite, dei benzinai, ora in rivolta.

Proviamo a capire meglio che cosa stia accadendo.

Benzinai in rivolta contro i furbetti del cashback

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Foto da Pixabay

Qual è la strategia di questi furbetti del cashback? Per far figurare un maggior numero di transazioni e avere così più possibilità di incassare il superpremio da 1.500 euro a semestre, in molti stanno sfruttando i distributori di carburanti. Vengono così eseguiti per ogni rifornimento una serie (spesso assai nutrita) du micro-rifornimenti a raffica, pagati ovviamente tutti con bancomat o carta di credito.

“Per i distributori è un problema perché ci sono le commissioni delle carte di credito, che in alcuni casi possono esser penalizzanti. – spiega a Repubblica Paolo Uniti, segretario nazionale della Figisc Confcommercio – Poi c’è l’usura degli impianti, il costo legato all’elettricità o alla produzione di sessanta ricevute inutili con i rotolini termici. E purtroppo rischia di scatenarsi un effetto-domino con l’emulazione da parte di un numero sempre maggiore di persone, se non si pone un argine a questi ‘professionisti del cashback’. Se diventasse una moda diffusa, non escludo problemi di ordine pubblico nei piazzali.”

Il problema del “frazionamento degli acquisti” artefatto per far risultare un numero più elevato di pagamenti con la carta di credito era del resto già palese ai tempi della scrittura della norma. Ci fu all’epoca chi espose il dubbio che gli stessi esercenti potessero usare i propri Pos e le proprie carte per registrare più transazioni possibile. Ma come fare per tagliare fuori solo le operazioni fasulle? L’ipotesi iniziale fu di vietare più acquisti in uno stesso esercizio nel medesimo giorno ma la cosa non convinceva: e se qualcuno avesse comprato il pane e dimenticato il latte e fosse rientrato nel negozio per completare la sua spesa, in totale buona fede? La cosa passò così in cavalleria ma ora una soluzione andrebbe veramente trovata.

Si sono registrati persino casi di automobilisti che hanno speso quasi un’ora alla pompa di benzina. Obbiettivo? Realizzare circa una sessantina di transazioni a fronte di poco più di 4 litri di benzina versati nel serbatoio.

Ecco allora che c’è chi, per “mettere una pezza” come si suol dire, si è organizzato in autonomia, esponendo dei cartelli dissuasivi presso la propria pompa di benzina:

“Alcuni colleghi – spiega a Repubblica Martino Landi presidente della Faib – Federazione autonoma italiana benzinai – hanno scritto un cartello spiegando che frazionare i pagamenti non funziona. Non è vero, ma è necessario. Stiamo lavorando perché si arrivi a una modifica della legge”

Al momento i furbetti del cashback restano comunque impuniti e c’è da giurare che nuove ingegnosi modi verranno presto elaborati per scroccare qualche euro in più di rimborso. L’Italia, ahimè, è anche questo.

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