Perché mangiare le teste dei gamberi è pericoloso per l’organismo

Mangiare le teste dei gamberi e riutilizzarle in cucina è un errore pericoloso che va evitato: ecco per quale motivo consumarne il contenuto è rischioso. 

gambero testa
(Foto Pexels)

Consumare il contenuto della testa del gambero è un’abitudine comune che in molti fanno. Purtroppo però questa è un’abitudine scorretta, la saporita parte del crostaceo contiene infatti una sostanza pericolosa per la salute umana. Mangiare le teste dei gamberi o riutilizzarle in cucina per preparare del brodo è quindi un’azione pericolosa che andrebbe sempre evitata. Quanto è pericoloso consumarle e cosa succede al corpo se assume la sostanza contenuta nelle teste dei gamberi? Gli esperti spagnoli hanno risposto.

Cosa contengono le teste dei gamberi

La testa del gambero è una parte molto saporita che in molti, dopo aver mangiato la polpa del crostaceo, amano succhiare. All’interno delle teste dei gamberi però è presente una quantità concentrata di cadmio, un metallo tossico per l’organismo umano.

gamberi teste
(Foto Pexels)

L’Agenzia spagnola per gli affari dei consumatori si è pronunciata allertando contro i rischi della sostanza. Il cadmio se consumato in dosi eccessive compromette la salute del fegato e dei reni. Oltre alla disfunzione renale il metallo causa anche la demineralizzazione ossea.

Il dato più allarmante è che il cadmio è classificato come agente di categoria 1 nella scala di cancerogenicità per l’uomo. Un’esposizione prolungata può quindi causare la comparsa di un cancro.

Sebbene riutilizzare le teste dei gamberi per preparare del brodo o del sugo diluisca la concentrazione del metallo questa, insieme alla pratica di succhiare le teste, è fortemente sconsigliata dagli esperti spagnoli.

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Quanto cadmio si può assumere senza conseguenze

Purtroppo il cadmio è largamente impiegato nei fertilizzanti che vengono utilizzati anche per la coltivazione di frutta e verdura. In questo modo il nostro corpo assume già una piccola parte del metallo che quindi va a ridurre la quantità che è possibile consumare senza ripercussioni.

Il cadmio non è assorbito dal sistema digestivo ma tende ad accumularsi in alcune parti del corpo come fegato e reni.

L’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha stabilito che una quantità pari a 2,5 µg / Kg di peso corporeo è la dose massima che l’organismo può assumere settimanalmente senza subire conseguenze.

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Nei gamberi e nei crostacei la parte di polpa dell’addome ha una concentrazione di cadmio bassa e non è considerata pericolosa da consumare.

Elena Oldani

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