Caffè al burro: incubo o genialata? La nuova moda dagli USA

Caffè al burro: incubo o genialata? Arriva dagli usa, non ci stupiamo, questa ultima trovata. Prima di condannarla però, conosciamola meglio

caffè al burro, la moda dagli usa
da pixabay

Siamo il popolo dell’espresso che del caffè ha fatto religione. Lo prendiamo al mattino, dopo pranzo, dopo cena, a metà mattina: lo prendiamo quasi sempre. E’ la scusa per prendersi due minuti in religioso silenzio, la scusa per vedere un amico, per tendere un attimo di gentilezza quando lo offriamo, per fermare un po’ il tempo nello scorrere frenetico delle città.

Sul caffè, insomma, abbiamo costruito palazzi e tradizioni. Caffè nerissimo, amaro, dai sentori tostati, super buono: e questi che fanno? Ci mettono il burro! “Ah, i soliti americani!” vi vedo sospirare: ma diamoci un secondo per conoscere questa nuova moda. Non è detto che non ci piaccia: e, ad andare per pregiudizi, non ci si guadagna mai nulla.

Scopriamo quindi questa usanza insolita.

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Caffè al burro: conosciamo la moda insolita

caffè al burro, la moda dagli usa
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Il burro sciolto nel caffè conferisce alla bevanda una gamma più ampia di grassi buoni che tengono sotto controllo il valore ematico del colesterolo. Inoltre questo ci consente di avere una carica energetica più alta e più duratura nel corso della giornata, fungendo da megafono già alla carica energetica che il caffè da’ di per sè.

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Inoltre sostiene l’attività celebrale, favorendo la memoria a breve e a lungo termine. Contiene infatti il buttirato una sostanza che pare prevenga le malattie cardiovascolari e neurodegenerative. Il sapore è anche più cremoso, rendendo l’esperienza del nostro caffè ancora più piacevole e avvolgente.

Ci lascia più sazi, evitandoci il pericolo delle abbuffate a pranzo e a cena. E non è ancora finita: grazie all’acido linoleico coniugato (CLA) accellera il metabolismo, aiutandoci a dimagrire. Quindi non solo siamo sazi e mangiamo di meno ma bruciamo anche più velocemente quello che mangiamo.

In realtà, gli americani non hanno inventato nulla di nuovo: l’usanza era già conosciuta nella tradizione tibetana. E se dunque questa tradizione è stata efficace per così lungo tempo, perché non imitarla?

Serena Garofalo

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