Cibo per la mente: quando siamo destinati a diventare quello che mangiamo

Cibo per la mente: in alcuni casi il cibo è destinato a segnarci per sempre. Se mangiamo male abbiamo più probabilità di sviluppare alcune malattie

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Hamburger, uno dei cibi di conforto più comuni (pixabay)

Mangiare non è solo una questione di nutrimento, per quanto strano possa sembrare. Col cibo quel che bisogna fare è sempre una scelta attiva: bisogna scegliere di mangiare bene, così come scegliamo il nostro futuro. Le due cose infatti, lo dimostrano studi sempre più stringenti, sono collegate. Se oggi scegliamo di mangiare male stiamo condannando quel che saremo, danneggiandolo per sempre.

Ad oggi risultano chiare le evidenze tra una cattiva alimentazione oggi e l’insorgere di malattie degenerative come la demenza senile, parlano chiari i risultati ottenuti da un recente esperimento.

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Cibo per la mente: quale alimentazione ci fa bene?

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un pasto salutare (pixabay)

L’esperimento condotto dall’università di Atene aveva campionato alcuni anziani che avessero superato i settanta anni di età. Nessuno di loro, agli inizi, presentava problemi di sorta. Questi sono stati divisi in tre gruppi e a ciascun gruppo è stata affidata una dieta che avesse un quantitativo variabili di frutta e verdura.

Queste due tipologie di alimenti infatti sono ben note per le loro qualità benefiche per l’uomo: contengono vitamine ( dalla A alla D, passando per la C e la E), folati e sono note per le loro proprietà anti-ossidanti. La porzione consigliata è di 200\300 grammi a pasto di verdure e tre frutti al giorno, della dimensione di un pugno.

Ebbene, nelle diete in cui ciò era rispettato, c’era una minore casistica dell’insorgere di sintomi legati alla demenza senile.

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Cosa ci spinge allora a non prestare attenzione a quello che mangiamo, se risulta così chiaro come il nostro futuro dipenda dalle scelte alimentari che oggi compiamo? Ci sarebbe da fare una lunga critica a quella che è una pericolosissima arma a doppio taglio: il valore emotivo che spesso diamo al cibo.

Lo usiamo spesso per colmare esigenze emotive più che di pancia: quando siamo nervosi, ad esempio, e mangiamo per scaricare, o quando siamo tristi e mangiamo per sentirci consolati. L’industria ha chiamato questa categoria di cibo Comfort food: la nutella, il gelato, la cioccolata e i fast food.

Eppure, se da un lato questi cibi apparentemente leniscono quel che sentiamo, d’altra parte contribuiscono ad una condanna di noi a noi stessi. L’abuso di cibo del genere, inoltre, ci espone anche ad una più alta probabilità di ammalarci di depressione o disturbi dell’umore.

Serena Garofalo

 

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