Come evitare di abbuffarsi a tavola: psicologia dell’alimentazione

Abbuffarsi a tavola è una cattiva abitudine che affligge tantissime persone, non si tratta soltanto di fame, ma è una questione di psicologia del cibo.

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Mangiare con gusto (Pixabay)

Abbuffarsi a tavola è una cattiva abitudine che affligge tantissime persone, non si tratta soltanto di fame, ma è una questione di psicologia del cibo. Prima di mettersi seduti a tavola, pronti a cibarsi, dovremmo fare una specie di terapia introspettiva. Chiederci se abbiamo davvero fame, quanta ne abbiamo, o vogliamo veramente un determinato cibo.

Purtroppo, capita spesso di cucinare o di svuotare il frigo senza pensarci troppo. In questo caso, l’azione è dettata dalla pancia e non dalla testa. Avere fame è normale, fa parte della natura di ogni essere vivente, il cibo ci occorre per fornire le energie necessarie al corpo. Energie che abbiamo perduto durante la giornata, ma bisogna sapere quando porre dei limiti.

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Come si controlla il senso della fame ed evitare di abbuffarsi

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Misurare il cibo, porsi dei limiti (Pixabay)

Bisognerebbe fare come i giapponesi. Questi, per restare in forma e non ingrassare, adottano una soluzione efficace: riempirsi fino all’80%. Difficilmente questi si abbuffano, ma si pongono un limite preciso. Sapere dire quando basta è importante, ed è una questione di testa, puramente psicologica. Evitare l’abbuffata è possibile, ma bisogna capire quando smettere.

Il fatto è che, quando si cresce, il senso della fame scema di anno in anno. Da piccoli, infatti, il senso di sazietà è maggiormente accentuato rispetto a quando si è adulti. Gli psicologici, per intervenire su questo punto, consigliano di chiedersi, prima di mettersi a tavola, quanto senso di fame si abbia. Il tutto, lo si deve rapportare su una scala che va da 1 a 10.

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Persona che pranza (Pixabay)

Con il numero 1 si indica uno stomaco vuoto, affamatissimo, e con 10 uno stomaco pieno e già sazio. Se il numero è piuttosto basso, da 1 a 3, gli psicologi consigliano di mangiare lentamente. Mangiando lentamente, si raggiunge prima il senso di sazietà e si evita di mangiare ulteriormente. Mangiare velocemente è controproducente, per vari motivi.

Un motivo è che si complica la digestione e ci si sente più gonfi, l’altro motivo è che si impedisce di riconoscere il senso di sazietà. Se la nostra fame è di livello medio, quindi di valore compreso tra 4-6, possiamo concederci uno spuntino. Frutta secca, yogurt, frutta, biscotti ai cereali, insomma, una merenda leggera.

Se, invece, il senso di fame è molto altro, quindi tra 7 e 10, meglio porsi dei limiti o si finisce per abbuffarsi. Occorre chiedersi perché un senso di fame così tremendo: stress, tristezza, sfogo, solitudine. A questo punto, meglio fare una passeggiata di qualche minuto, oppure telefonare a qualcuno e scambiare due chiacchiere, per poi sedersi a tavola e puntare a riempirsi all’80%.

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Porsi domande, prima e durante i pasti, è importante per capire il livello di fame e di sazietà da raggiungere. La psicologia è strettamente associata anche alla tavola e all’alimentazione. Indagare su se stessi aiuta molto a mangiare meno e in maniera più sana. Le sensazioni sono importanti, bisogna ascoltarle per poter mangiare privi di sensi di colpa.

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