Solitudine, cosa significa e perché a volte è necessaria

La solitudine è un tema molto delicato: un sentimento che, prima o dopo, tutti quanti sperimentano, ma cosa significa e perché è una ricerca necessaria.

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Sagoma di donna al tramonto (Pixabay)

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Il sentimento di solitudine colpisce chiunque e a qualsiasi età, ma è maggiormente diffuso tra gli adolescenti e le persone più anziane. Se per le persone molto anziane, la solitudine è più che altro una questione di età anagrafica,  per gli adolescenti la situazione mette in evidenza molteplici aspetti, che possono significare discriminazione, asocialità o semplicemente insicurezza.

Combattere la solitudine è essenziale, siamo animali sociali e il nostro compito è quello di partecipare al contesto sociale. Facciamo parte di una società, non siamo invisibili, eppure, molto spesso le persone tendono a chiudersi nel proprio mondo. Cosa significa solitudine e perché, molto spesso, la cerchiamo a tutti i costi? Gli psicologi ne spiegano il motivo, sovvertendo il pensiero comune.

Cosa dicono gli psicologi, perché il desiderio di solitudine

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Ragazza suona pianoforte in spiaggia (Pixabay)

Quando si pensa alla solitudine, la si indica quasi come un disturbo emotivo. Se una persona è sola pensiamo che magari sia scontrosa, oppure discriminata e sofferente, oppure asociale e misantropa. In realtà, nella maggior parte dei casi non è così. Anzi, la ricerca di solitudine deriva proprio dal fatto di essere costantemente esposti e inseriti nella società.

Avere tanti amici, essere sempre a contatto con il partner o con i colleghi di lavoro o di scuola, uscire e stare in mezzo alla gente, spesso comporta questo forte desiderio di solitudine. Gli esperti spiegano che ciò è un effetto paradossale del continuo cercare di relazionarsi agli altri e di inserirsi nella realtà.

Dopo enormi fatiche per essere inseriti in un contesto sociale, per vivere la realtà, si cerca di allontanare tutto ciò che c’è attorno, al fine di ritrovare se stessi, per rigenerarsi. Questo periodo di rigenerazione ha durata variabile, non dura quasi mai troppo, ma è necessario.

Restare soli è una sorta di meditazione

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Ragazza sola al molo (Pixabay)

La realtà satura, come se togliesse l’ossigeno, e perciò ci si chiude in se stessi. È un paradosso della nostra società e forse dei nostri tempi, specialmente ora che si è costantemente, minuto per minuto, in contatto con gli altri e con il resto del mondo. A un certo punto, la maggior parte delle persone necessita di questa frattura dalla realtà, desiderando scollegarsi (in tutti i sensi) da tutto il resto e restando sola, almeno per un breve periodo.

È del tutto normale, la solitudine attira e affascina, è necessaria per il benessere mentale. Un profonda solitudine interiore significa affrontare una sorta di meditazione. Apparentemente non la si vive con armonia, perché si è stanchi, magari si delusi da ciò che accade alla vita, e perciò si riflette tanto, si piange, ci si deprime, si resta in silenzio.

Tuttavia, è un processo necessario per capire l’importanza del tempo, di trascorre un tempo di qualità, gestendo tutte le attività quotidiane nel miglior modo possibile. Si esorcizzano le energie negative e ci si depura, per poi tornare in società con una nuova consapevolezza.

Durante il nostro cammino, affermano gli psicologi, tutti quanti affrontano queste “pause”, più o meno lunghe, anche più volte nella vita. Il tempo diventa, in questo modo, ancora più prezioso, perché ci si sbarazza delle cose irrilevanti e futili. Insomma, cercare la solitudine non significa essere persone solitarie.

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