Sta per cambiare qualcosa di importante in tema di accertamento dell’invalidità civile, con novità che coinvolgeranno tanti pazienti.
Dal 1° marzo 2026 si allarga la sperimentazione della nuova procedura per l’accertamento dell’invalidità civile e delle disabilità. Si tratta di cambiamenti concreti e che riguardano visite, documenti, tempi di attesa e soprattutto persone.

La riforma nasce dal decreto legislativo n. 62 del 2024 e prova a rimettere ordine in un sistema che, negli anni, è stato spesso percepito come complicato e frammentato. Il punto centrale è uno: l’INPS diventa l’unico soggetto che accerta la condizione di disabilità. Non più passaggi distribuiti tra enti diversi, ma un riferimento unico.
Il certificato medico diventa il vero punto di partenza
La novità pratica più evidente riguarda l’avvio della procedura. Non si presenterà più la vecchia domanda amministrativa come accadeva prima. Tutto parte da un certificato medico introduttivo inviato in modalità telematica.
Sembra un dettaglio tecnico, ma non lo è. Significa che il percorso viene innescato direttamente dal medico, attraverso un sistema digitale. Da lì si attiva l’iter di valutazione.

E questa nuova modalità non vale solo per le prime domande. Si applica anche nei casi di revisione, quando scade il periodo di invalidità già riconosciuto e bisogna sottoporsi a un nuovo accertamento.
Non solo diagnosi: cos’è la “valutazione multidimensionale”
Un altro aspetto interessante è il cambio di prospettiva nella valutazione. Non ci si fermerà più esclusivamente alla patologia in senso stretto. La riforma introduce un approccio definito “multidimensionale”.
In parole semplici, non si guarda soltanto alla cartella clinica. Si considera anche il contesto sociale e il cosiddetto “progetto di vita” della persona. Quanto incide quella condizione nella quotidianità? Che tipo di supporti sono necessari? Quali limitazioni concrete comporta? È un modo diverso di leggere la disabilità. Più ampio, almeno nelle intenzioni.
Le province coinvolte nella nuova sperimentazione
Una prima fase è partita già il 1° gennaio 2025 in nove province: Brescia, Trieste, Forlì-Cesena, Firenze, Perugia, Frosinone, Salerno, Catanzaro e Sassari.
Dal 30 settembre 2025, la sperimentazione è stata estesa ad altri territori, tra cui Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, la Provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta. In queste aree il nuovo modello è già operativo o comunque in fase avanzata di attuazione.
Dal 1° marzo 2026 la sperimentazione si estende ad altre 40 province, distribuite in gran parte del territorio nazionale. Tra queste figurano realtà importanti come Roma, Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona, Bergamo, Como, Ancona, Cagliari, Catania, Messina, Caserta, Reggio Calabria, Potenza, Arezzo e Bolzano.
L’estensione è ampia e trasversale. Non riguarda solo un’area geografica specifica, ma coinvolge Nord, Centro e Sud. L’intento della riforma è snellire. Ridurre i passaggi ripetuti. Evitare sovrapposizioni. Uniformare i criteri di valutazione per invalidità civile, cecità e sordità.
Chi ha già affrontato questo percorso sa quanto possa essere pesante tra documenti, convocazioni e attese che sembrano infinite. L’idea è rendere tutto più lineare, con un’unica regia e criteri più omogenei.
Dopo queste fasi sperimentali, il nuovo sistema dovrebbe diventare definitivo in tutta Italia dal 1° gennaio 2027. Sarà allora che si capirà se questo cambiamento avrà davvero reso il percorso più semplice per chi, oltre alla burocrazia, deve già convivere con una fragilità quotidiana.





