Andare al mare quest’estate potrebbe pesare molto sul portafoglio, soprattutto in alcune località italiane molto amate.
Organizzare le vacanze estive significa anche fare i conti con il budget. E se fino a qualche anno fa il costo dell’alloggio rappresentava la spesa principale, oggi anche trascorrere una settimana in spiaggia può incidere in modo importante sulle finanze familiari. Chi sta prenotando in questi giorni potrebbe infatti trovarsi davanti a prezzi decisamente più alti rispetto al passato.

Secondo l’ultima indagine realizzata da Altroconsumo, nell’estate 2026 i costi degli stabilimenti balneari continuano a crescere, confermando una tendenza che ormai prosegue da diversi anni.
Quanto costa oggi una settimana al mare
L’associazione dei consumatori ha analizzato le tariffe di 222 stabilimenti balneari distribuiti in dieci località italiane, prendendo come riferimento la settimana compresa tra il 2 e l’8 agosto, tradizionalmente una delle più richieste della stagione.

I dati mostrano un aumento medio del 6% rispetto al 2025. Se si allarga lo sguardo agli ultimi cinque anni, l’incremento complessivo arriva addirittura al 24%.
In media, una settimana con ombrellone e due lettini costa:
- 238 euro in prima fila;
- 229 euro in seconda fila;
- 219 euro in terza fila;
- 210 euro dalla quarta fila in poi.
Cifre che, sommate alle altre spese delle vacanze, possono incidere in modo significativo sul bilancio delle famiglie.
Le località dove la spiaggia costa di più
Anche quest’anno il primato della località più costosa spetta ad Alassio. Nella rinomata località ligure una settimana in stabilimento costa mediamente 340 euro, cifra che sale a 368 euro scegliendo la prima fila.
Al secondo posto si trova Gallipoli, dove la spesa media raggiunge i 324 euro settimanali.
Seguono:
- Alghero: 274 euro;
- Taormina-Giardini Naxos: 237 euro;
- Viareggio: 232 euro.
La differenza rispetto alle località più economiche è notevole e può superare i 180 euro per la stessa tipologia di servizio.
Dove si spende meno
Non tutte le destinazioni, però, hanno prezzi così elevati. L’indagine evidenzia anche alcune località che mantengono costi più contenuti.
Lignano si conferma la meta più conveniente tra quelle analizzate, con una spesa media di 157 euro a settimana. Poco distante troviamo Rimini e Senigallia, entrambe sotto i 160 euro.
Anche Anzio e Palinuro rimangono sotto la soglia dei 200 euro, offrendo un’alternativa più accessibile a chi non vuole rinunciare ai servizi dello stabilimento balneare.
I rincari più consistenti
Se Alassio resta la località più cara, gli aumenti più significativi sono stati registrati altrove.
Taormina e Giardini Naxos hanno fatto segnare un incremento del 16% rispetto alla scorsa estate. Seguono Alghero, con un aumento del 14%, e Gallipoli, dove le tariffe sono cresciute del 10%.
Al contrario, alcune località hanno mantenuto prezzi sostanzialmente stabili. Ad Alassio non si registrano rincari rispetto al 2025, mentre Palinuro e Senigallia mostrano aumenti inferiori all’1%.
Perché gli italiani continuano a scegliere i lidi
Nonostante i costi in crescita, gli stabilimenti balneari continuano ad essere molto frequentati. Secondo Altroconsumo, il 37% degli italiani preferisce infatti le spiagge attrezzate.
La motivazione principale è la comodità. Ombrelloni, lettini, servizi igienici, docce e assistenza dei bagnini rappresentano elementi considerati essenziali da molte famiglie, soprattutto da chi viaggia con bambini o persone anziane.
Allo stesso tempo cresce l’interesse verso le spiagge libere, scelte principalmente per ragioni economiche. Tuttavia, lungo molte coste italiane, trovare spazi gratuiti sufficientemente attrezzati sta diventando sempre più difficile.
Per questo motivo il tema delle concessioni balneari e dei prezzi continua ad alimentare il dibattito pubblico, mentre sempre più famiglie cercano il giusto equilibrio tra comfort e sostenibilità economica delle vacanze.





