Acido acetilsalicilico

Acido acetilsalicilico

L’acido acetilsalicilico è più comunemente chiamato aspirina e trova il suo impiego in diversi trattamenti analgesici. Dal trattamento del mal di desta al mal di denti, dai sintomi influenzali ai più generali stati di malessere.

Generalità

L’acido acetilsalicilico si trova in commercio in medicinali come:

  • Aspirina C

  • Aspirinetta

  • Vivin C

  • Salicina

  • Aspirina Dolore e Infiammazione

  • Alkaeffer

  • Ascriptin

Questi elencati sono solo alcuni dei farmaci che contengono l’eccipiente citato, l’acido acetilsalicilico è un antinfiammatorio non steroideo e viene assunto per via orale oppure per via parenterale.

Nel primo caso è fondamentale come terapia per alleviare i dolori causati da emicrania, mal di denti, dal ciclo mestruale e in genere quelle piccole sofferenze che creano fastidi e disturbi, mentre il secondo metodo e cioè per via parenterale, è più idoneo per lenire dolori muscolari, patologie neoplastiche, come antidolorifico post-operazione e post-traumatico.

L’azione benefica dell’acido acetilsalicilico è molto vasta, infatti classificato come farmaco antiaggregante funge da terapia preventiva in alcuni casi:

  • non permette l’unione delle piastrine, contrastando la densità del sangue fluidificandolo;

  • preso a piccole dosi e per un lungo periodo interviene come inibitore di possibili attacchi cardiaci;

  • nel trattamento della Sindrome di Kawasaki nei bambini;

  • per i pazienti ad alto rischio di infarto e ictus;

  • per coloro che sono oggetti da patologie aterosclerosi;

  • evita la formazione di trombi.

A tal proposito nel 2010 sono stati eseguiti alcuni studi su 25000 pazienti che hanno assunto per un periodo che va dai 4 agli 8 anni una leggera quantità (circa 75 mg) di aspirina, riscontrando una rilevante diminuzione di morte per cancro di varie nature. Chiaramente come ogni medicinale non si deve abusare incentivando l’effetto contrario è quindi consigliabile, prima di prendere qualsiasi iniziativa personale, rivolgersi ad un medico e comunque al personale esperto, per chiedere un parere. I dati riportati sono solo una fonte, seppur certa, indicativa utile per valutare le proprietà positive di questo acido appartenente alla famiglia dei salicilati, ma non devono essere interpretati liberamente, l’attività preventiva deve essere espressa dal professionista che ne prescriverà la posologia.

Come agisce l’acido acetilsalicilico

L’azione antinfiammatoria, antipiretica, antiaggregante piastrinica e analgesica di tale prodotto permettono di inibire due specifiche isoforme dell’enzima ciclossigenasi. Si tratta di COX-1 e di COX-2. Tali enzimi hanno la funzione di effettuare la conversione dell’acido arachidonico in prostaglandine, ma anche trombossani e prostacicline. La COX-1 si caratterizza per essere un’isoforma costitutiva, che si può trovare di solito all’interno delle cellule. Inoltre, è legata ai meccanismi di omeostasi cellulare. La COX-1 si trova facilmente anche all’interno delle piastrine, nelle quali permette una migliore produzione di trombossano A2. Quest’ultima è una sostanza che porta all’aggregazione delle piastrine e, di conseguenza, ha un ruolo attivo nello sviluppo di trombi. La COX-2 è un’isoforma inducibile della cui produzione si occupano le cellule infiammatorie attivate. Inoltre, permette anche di migliorare la sintesi delle prostaglandine che svolgono un ruolo importante per quanto concerne le infiammazioni e il dolore. Stesso discorso nei confronti delle prostaglandine che favoriscono la febbre. Mediante l’azione inibitoria della COX-2, l’acido acetilsalicilico va a rendere più difficoltosa la produzione di tali prostaglandine grazie alla sua attività analgesica, antipiretica e antinfiammatoria. Tramite l’inibizione della COX-1 che si trova all’interno delle piastrine, invece, tale farmaco va a bloccare lo sviluppo del trombossano A2. In questo modo garantisce lo svolgimento pure di un’azione antiaggregante piastrinica.

Posologia

La posologia e di conseguenza le indicazioni di assunzione dell’aspirina vanno sempre gestite in accordi con il medico curante, che solo dietro una verifica del quadro clinico del paziente prescriverà una diagnosi ad hoc, sia atta alla guarigione dei sintomi sopracitati sia in veste di inibitore nei casi cautelari. In farmacia sono disponibili i formati in compresse, in polvere e per endovena (presa per via parenterale), le prime due dovranno essere assunte per via orale, tramite un bicchier d’acqua per quanto riguarda le pillole oppure direttamente quando si tratta della polvere, confezionata in pratiche e comode bustine; mentre nel terzo caso verrà iniettata la soluzione. Le dosi che riportiamo sono orientative per questo è importante fare affidamento al proprio medico.

  • Nella cura di dolori di lieve entità la dose varia tra i 350 mg e i 1000 mg da suddividere in 2-3 dosi giornaliere;

  • Nella tutela contro coaguli ematici la dose varia tra i 75 mg e i 100 mg al giorno;

  • Nel trattamento della Sindrome di Kawasaki la dose varia tra gli 80 mg e i 100 mg al giorno secondo il peso del bambino e con il tempo questa quantità ovviamente varia. In tal condizione bisogna attenersi scrupolosamente alle prescrizioni mediche;

  • Per endovena o intramuscolare la dose varia tra i 500 mg e i 1000 mg da prendere ogni 6, 8 o 12 ore.

Utilizzo in gravidanza

 

Nel corso del primo e del secondo trimestre di gravidanza, questo composto si può impiegare solo ed esclusivamente nel caso in cui il medico lo ritenga davvero fondamentale. Durante il terzo trimestre di gravidanza, invece, l’impiego di tale composto presenta un gran numero di controindicazioni. Soprattutto per via di diversi danni che questo farmaco è in grado di causare al feto ed anche alla madre. Inoltre, non dobbiamo dimenticare come tale medicinale viene escreto all’interno del latte materno. Ecco spiegata la ragione per cui il suo impiego presenta numerose controindicazioni anche nelle madri che stanno allattando al seno.

Avvertenze

Come tutti i farmaci anche l’acido acetilsalicilico può portare ad effetti secondari poco piacevoli per questo, la sua apparente innocenza non deve trarre in inganno. Durante la gravidanza e l’allattamento visto il particolar momento è bene chiedere al ginecologo un consulto, l’assunzione dell’aspirina infatti, in questa occasione porta delle controindicazioni sia per la madre che per il futuro nascituro. Inoltre è sconsigliata a pazienti affetti da:

  • Asma

  • Allergia al principio attivo

  • Mastocitosi

  • A pazienti predisposte all’insorgenza di emorragie

  • A persone con gravi insufficienze epatiche e renali

  • A pazienti privi dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi

  • A coloro che sono già sottoposti a trattamenti anticoagulanti

  • Ai bambini e adolescenti con età inferiore a 16 anni (tranne per quanto riguarda la Sindrome di Kawasaki)

  • Nell’ultimo trimestre della gravidanza

In tutte queste manifestazioni è significativo un consulto medico onde evitare di andare incontro a seri effetti collaterali.

Quali sono i principali effetti collaterali

Questo farmaco è in grado di causare vari effetti collaterali, anche se non si verificano in tutti i pazienti. L’intensità con cui insorgono gli effetti collaterali è legata anche al grado di sensibilità di ogni paziente rispetto a tale farmaco. Tra i principali effetti collaterali nel corso del trattamento per malattie del sistema emolinfopoietico troviamo vari disturbi. Ad esempio, un tempo di sanguinamento maggiorato, anemia legata a sanguinamento gastrointestinale e piastrinopenia, ovvero un abbassamento del quantitativo di piastrine che si trova nel circolo ematico. In caso di cura per malattie gastrointestinali, tra i vari possibili effetti collaterali troviamo ulcerazione, perforazione o sanguinamento gastrointestinale- Può provocare anche semplice dolore gastrointestinale, problemi di natura gastrica, vomito e nausea, così come esofagite, melena e diarrea. Per quanto concerne la cura di malattie della cute e del tessuto sottocutaneo, tale trattamento può comportare anche orticaria, eritema, prurito ed eruzioni sulla cute.

Acido acetilsalicilico e vitamina C

Si tratta di compresse effervescenti, nella maggior parte dei casi, che sono composte da acido ascorbico e acido acetilsalicilico. Questo prodotto viene utilizzato per la cura sintomatica di febbre e altri dolori. Ad esempio, quelli che derivano da uno stato influenzale, piuttosto che da malattie di raffreddamento. Oppure anche dolori relativi al ciclo mestruale, a nevralgie, mal di testa e dolori reumatici o muscolari. Per quanto riguarda il dosaggio, questo farmaco può essere assunto con due scopi diversi. Il primo alla stregua di vero e proprio antipiretico e analgesico, per contrastare dolori molto leggeri o moderati. In questi casi si consiglia l’assunzione di una compressa al giorno ogni 4-6 ore, in base alle esigenze del paziente. Il secondo scopo è quello di contrastare i dolori reumatici e muscolari, così come le nevralgie. In questo caso si suggerisce l’assunzione di 1-2 compresse al giorno, da ripetere per due tre volte durante la giornata. Le compresse devono essere sciolte all’interno di un bicchiere colmo di acqua. Il dosaggio suggerito non deve mai essere superato se non in presenza del parere positivo da parte del medico. Nello specifico i pazienti anziani dovrebbero sempre seguire e rispettare i dosaggi minimi che vengono indicati. L’assunzione delle compresse deve verificarsi sempre a stomaco pieno. Soprattutto nei casi in cui serve seguire alti dosaggi oppure il trattamento si prolunga notevolmente nel tempo.

La scoperta dell’acido acetilsalicilico

La scoperta di questo composto, che non è molto presente in natura, ma che si ricava principalmente da processi di sintesi, è legata al chimico francese Charles Frédéric Gerhardft. La sintesi industriale, ancora oggi, è al centro di un gran numero di discussioni. Infatti, sembra destinata a rimanere senza fine la polemica tra Felix Hoffmann e Arthur Eichengrun su chi abbia creato per primo la procedura di sintesi della molecola che poi è stata registrata in ambito commerciale dalla Bayer. Questo composto, in ogni caso, si può produrre anche tramite la sintesi di Kolbe. Il fenolo, infatti, viene deprotonato utilizzando una base forte. Successivamente, deve essere sottoposto a carbossilazione e, durante il processo di acidificazione, produce l’acido salicilico. Quest’ultimo ha una reazione con anidride acetica, realizzando quello che viene chiamato proprio acido acetilsalicilico.