In questo articolo li analizzeremo entrambi. Dovete sapere però che il diabete mellito, il più comune dei due, si suddivide ulteriormente in tre categorie e sono: il diabete di tipo 1, di tipo 2 e gestazionale (cioè che interessa solo la donna incinta).

Diabete mellito

Partiamo dal diabete mellito. Questa malattia cronica ha come caratteristica principale l’aumento di glucosio nel sangue. Questa situazione è raggiunta a causa di un difetto dell’insulina, che può essere assoluta o relativa. Le motivazioni sono due: o il pancreas non riesce a produrre la giusta quantità d’insulina, o le cellule del nostro organismo non riescono a rispondere alla sua presenza. Tutto ciò porta comunque ad un livello di glucosio maggiore, cioè a uno stato di iperglicemia.

Come potete vedere perciò, l’insulina è importantissima per il nostro corpo. Suo è il compito di trasportare il glucosio nelle cellule dell’organismo affinché lo possano utilizzare come principale fonte di energia. Se l’insulina non riesce a trasportarlo, ecco che il glucosio (che altro non è che l’insieme di zuccheri semplici e complessi assunti e trasformati durante la digestione) resta nel sangue.

Un soggetto sano nell’arco della giornata ha una glicemia che rientra tra i valori di 60 e 130 mg/dl. Valori che possono cambiare a digiuno e oscillare tra i 70 e 110 mg/dl. Quando i valori sono uguali o superiori ai 126 mg/dl tuttavia, potrebbe essere un sintomo del diabete.

La diagnosi di diabete è certa quando il valore glicemico è di 200 mg/dl sia dopo due ore dall’assunzione di un carico di glucosio, sia se misurato in un qualsiasi momento della giornata. Quando il valore è tra 140 e 200 invece, si parla di una ridotta tolleranza al glucosio, la quale può trasformarsi nel tempo in diabete.

Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 si forma di solito nell’infanzia o nell’adolescenza. Tuttavia può presentarsi anche in età adulta. Per la predisposizione degli individui giovani viene comunque soprannominato spesso diabete infantile.

E’ una malattia autoimmune, causata da alcuni autoanticorpi che vanno ad attaccare le cellule Beta del pancreas, le quali si occupano della produzione di insulina. Ecco che la produzione di questo ormone si riduce e arriva poi ad azzerarsi. Non c’è più quindi la sostanza capace di regolare il glucosio nel sangue. Si arriva quindi a uno stato di iperglicemia.

Il corpo non riesce ad utilizzare gli zuccheri ottenuti dall’alimentazione e si trova costretto a eliminarli con le urine. Da qualche parte però l’organismo deve pur sempre attingere per ottenere l’energia di cui ha bisogno e così, lo fa attraverso il metabolismo dei grassi. Il risultato è che sono prodotti e accumulati corpi chetonici. Una situazione che va presa in tempo perché le conseguenze possono essere molto gravi, fino al coma. Il diabete di tipo 1 si suddivide in diabete mellito autoimmune e diabete mellito idiopatico.

L’autoimmune, conosciuto anche come insulinodipendente, è quello visto fin ora. Cioè dove le cellule Beta del pancreas sono distrutte dagli stessi anticorpi dell’organismo. In alcune persone la distruzione è molto rapida, in altre molto lenta. La prima è più comune nei bambini, la seconda negli adulti.

C’è poi il diabete mellito idiopatico, una forma rara di diabete di tipo 1, la quale si manifesta più facilmente nelle persone asiatiche e africane. Vi è una carenza permanente d’insulina, seguita da chetoacidosi. Non c’è più il fattore autoimmune. Le cause non sono note.

Il diabete di tipo 1 presenta vari sintomi. Aumenta il volume delle urine, attraverso le quali viene eliminato il glucosio non utilizzato. Il primo sintomo è il bisogno di urinare più spesso, aumenta anche la sete e vi è un calo di peso perché non sono trattenute le sostanze. Alcune volte i sintomi si bloccano per alcuni mesi, per poi riproporsi e manifestare così la malattia vera e propria.

Le cause non sono del tutto chiare ma potrebbe trattarsi di fattori genetici, immunitari e ambientali. Alcuni soggetti sono comunque maggiormente predisposti rispetto ad altri di sviluppare malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1, tuttavia perché la malattia si presenti, devono anche esserci fattori ambientali e immunitari.

Nel diabete di tipo 1, la forma più rara di tutti i diabeti, è necessaria l’insulina dall’esterno.

Diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 è il più frequente e si manifesta nell’età adulta. Ancora una volta vi è un incremento di glucosio nel sangue, e si parla perciò di iperglicemia. Alla base può esservi:

  • Una produzione insufficiente di insulina
  • L’insulina viene prodotta in modo regolare ma non riesce ad agire bene, si parla perciò di insulino-resistenza

A differenza del diabete di tipo 1 non è essenziale assumere insulina dall’esterno. Le cause vanno ricercate di solito nei fattori ereditari e quelli ambientali. Fattore di rischio è l’obesità visto che le cellule per vivere hanno bisogno di zucchero. Più cellule ne devono ricevere, più bisogno d’insulina c’è. Anche se questa viene prodotta, spesso non basta.

Ulteriormente influiscono sul diabete di tipo 2 la vita sedentaria e lo stress, così come alcune malattie. Sono tutte cose che influiscono sulla produzione di insulina perché costringono il pancreas a lavorare di più. Se vi è già una predisposizione ereditaria alla malattia, tutte queste cose portano ad accelerare la sua insorgenza. Infine, altri fattori di rischio sono l’età, la sedentarietà, il colesterolo HDL uguale o inferiore a 35 mg/dl, trigliceridi alti e ipertensione.

I sintomi del diabete di tipo 2 non sono sempre evidenti e la scoperta può avvenire in modo casuale. Alcune volte viene scoperto mesi o anni dopo ed ecco infatti, che si sono già presentate le complicanze. I sintomi del diabete di tipo due sono una grande sete e il bisogno frequente di urinare anche durante la notte. Sensazione di stanchezza, perdita di peso immotivata e vista offuscata.

Diabete Gestazionale

Il diabete gestazionale rientra nel diabete di tipo 2. Secondo le statistiche il 5% delle donne in dolce attesa ne soffre. Questa forma di diabete può, come s’intende dal nome, colpire solo durante la gestazione e la donna non doveva già soffrire di diabete prima di rimanere incinta.

I fattori di rischio sono diversi, come ad esempio il rimanere incinte superati i 35 anni e il soffrire di obesità. Chi partorisce prima dei 25 anni invece, difficilmente soffrirà di diabete gestazionale.

E’ una malattia della gestante che deve essere tenuta sotto controllo. I sintomi sono diversi ma spesso vengono sottovalutati. Troviamo l’aumento eccessivo e ingiustificato di sete accompagnato dal bisogno di urinare più frequentemente. Calo di peso, infezioni ricorrenti (come ad esempio la cistite), problemi alla vista o calo di peso immotivato.

La causa principale è proprio l’obesità. Troviamo poi una scarsa attività fisica. Ciò non significa però che la donna obesa o che non svolge attività fisica soffra di diabete gestazionale. E’ più opportuno infatti parlare di fattori di rischio. Più predisposte anche le donne che in famiglia ci sono stati altri diabeti gestazionali oppure che ne hanno sofferto in una gravidanza precedente.

Viene confermato o smentito il sospetto di diabete gestazionale grazie alla curva glicemica. Qualora sia effettivamente presente è importante passare all’azione. E’ vero che dopo il parto nella maggior parte dei casi tutto torna alla normalità, tuttavia è bene tenerlo sotto controllo. Alcune volte c’è il rischio che madre e/o figlio soffrano di diabete in futuro, oppure di obesità.

La donna in dolce attesa che soffre di questa tipologia di diabete deve seguire la terapia consigliata, tenendo così a bada la glicemia. Deve seguire una dieta specifica, nella quale sono limitati i carboidrati. Deve svolgere una corretta attività fisica e annotarsi tutto, sia le cose mangiate che gli esercizi svolti. Senza dimenticarsi ovviamente di annotare i livelli di glucosio. Alcune volte può essere necessario assumere insulina.

Attenendosi a queste semplici regole il bambino non dovrebbe avere problemi. Non sono comunque da escludere possibili complicazioni, anche se non così frequenti. Il bambino può infatti soffrire di ipoglicemia, una crescita superiore, ittero, difficoltà a respirare e quantità di minerali nel sangue insufficienti.

Diabete Insipido

Infine c’è il diabete insipido. Una malattia rara che in realtà con il diabete mellito ha ben poco a vedere. L’unico punto in comune tra le due cose è il bisogno frequente di urinare. Ma la causa alla base è differente.

Il diabete mellito provoca l’urinazione frequente a causa del troppo glucosio nel sangue. Viene filtrato e non assorbito dal rene, chiama a lui acqua e aumenta di conseguenza la quantità di urina da espellere. Nel diabete insipido invece, la causa sta nella secrezione o i meccanismo di funzionamento dell’ormone ADH, nonché l’ormone antidiuretico.

Questo ormone viene prodotto a livello dell’ipotalamo ed è molto importante per la salute dei reni. Quando non funziona a dovere, ecco che vi sono sintomi come la poliuria (aumento del bisogno di urinare) e polidipsia (aumento del bisogno di bere). Questo per compensare tutti i liquidi persi con le urine. Ciò può portare alla disidratazione, una conseguenza seria del diabete insipido. Pelle non più elastica, lingua arida, bulbi oculari infossati. Quando la disidratazione arriva a livelli notevoli si assiste anche a sofferenza cerebrale e di conseguenza a rallentamento psicomotorio. Da questa situazione un po’ tutti gli organi ne risentono.

La causa è l’assenza o la carenza dell’ormone ADH. Quando manca del tutto la persona può arrivare se non curato, a perdere anche 20 litri di urina ogni giorno. Chiaramente per la salute tutto questo è un grave pericolo. Le cause di solito sono una modificazione anatomica di ipotalamo o ipofisi, come ad esempio per malattie infettive, degenerative o tumori. Alcune volte anche i traumi cranici possono portare a una carenza di questo ormone.

C’è anche la possibilità che si manifesti il diabete insipido nefrogenico. In pratica, l’ormone ADH è prodotto regolarmente ma a livello renale non è più efficace. Vi è un’alterazione a carico del rene. Tale malattia può essere sia congenito che acquisito.

Quello congenito si manifesta nel 10% dei casi ed è già presente alla nascita. I geni sono alterati. Quello acquisito invece, che rappresenta il 90% dei casi, è meno severo. Le cause più comuni sono malattie del tubo renale, ipercalcemia, ipopotassiemia, anemia, cellule falciformi, uso di farmaci…

Come viene diagnosticato il diabete insipido?

Non è facile diagnosticare il diabete insipido. Questa malattia infatti viene riscontrata anche in altre patologie come appunto il diabete mellito, ma anche la polidipsia primaria (atteggiamento psicotico che porta ad assumere quantità di liquidi enormi). Una volta escluse queste due patologie, ecco che vanno verificate le cause renali (come l’insufficienza renale).

C’è da considerare poi che l’ormone ADH può essere si alterato, ma solo a causa di alcuni farmaci, specialmente quelli presi per le sindromi maniaco-depressive. Anche alcuni farmaci utilizzati per l’ipertensione.

Escluse tutte queste cose, il medico appunto può iniziare a sospettare che vi sia il diabete insipido alla base del problema.

Il diabete insipido una volta riconosciuto, può essere curato! In pratica la persona può condurre una vita del tutto normale e senza limitazioni. La cosa importante è che assuma i suoi farmaci ed eviti quelle situazioni che portano a una perdita eccessiva di liquidi.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia