Infarto: sarà possibile saperlo anche 20 anni prima di averlo

L’infarto come le altre malattie cardiovascolari sono molto pericolose e causa di morte. Uno studio di 30 anni ha fatto scoperte eccezionali.

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Cuore (da Pixabay)

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia e nei Paesi occidentali. In Italia sono responsabili del 35,8 % dei decessi, ovvero più di 200.000 persone muoiono ogni anno per questo. Questo è un dato molto triste se pensiamo che infarti ed ictus possono arrivare anche così all’improvviso. In realtà ci sono sempre delle cause, anche se non si sono avvertiti i sintomi.

Vista la gravità della situazione, gli studi su questo settore stanno continuando rapidamente. Cambiando stile di vita quando c’è un evidente rischio di infarto o di ictus è molto importante e la situazione può essere recuperata. Ma se si potesse sapere ben 20 prima di poter avere un infarto?

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Non è impossibile. Un recente studio ha seguito delle persone per 30 anni e, studiando tutte le situazione, ha rivelato dei dati molto interessanti e la possibilità di poter prevedere le malattie cardiovascolari molti anni prima che si presentino.

Infarto: un recente studio dimostra che si potrà sapere molto prima

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Infarto (da Facebook)

I ricercatori della Karolinska Institutet in Svezia hanno deciso di cimentarsi nell’impresa e hanno studiato un gruppo di persone per ben 30 anni. La domanda che si sono posti è stata questa: è possibile sapere con largo anticipo se ci sarà un infarto, un ictus o un’ischemia cerebrale?

Adesso per cercare di valutare come sta una persona da quel punto di vista si osservano i valori di trigliceridi e di colesterolo cattivo con attenzione anche alla pressione alta. Nel dettaglio, si valutano i valori legati all’apolipoproteina apoB come fattore di rischio. I ricercatori, però, della Svezia hanno scoperto che ci sono due proteine in grado di fornire dati precoci e affidabili sui rischi cardiaci.

Si tratta di apolipoproteina apoB e di apolipoproteina apoA-1, che trasporta il colesterolo HDL “buono” protettivo e antinfiammatorio. Lo studio ha evidenziato che se si calcola il rapporto apoB/apoA-1 questo può fornire un indice di rischio fondamentale.

I dati dello studio

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(Foto Pixabay)

Gli uomini e le donne prese come riferimento per questa ricerca sono stati più di 137.000 dai 25 agli 84 anni. Di questo enorme gruppo ben 22.000 hanno avuto malattie cardiovascolari. Valutando il rapporto apoB/apoA-1 si è capito che chi lo aveva più alto aveva il 70% in più di rischio di malattie cardiovascolari e il triplo di rischio di infarto rispetto a chi lo aveva basso.

Questi dati potrebbero prevenire un infarto, un ictus o un’ischemia cerebrale anche 20 anni prima che possa accadere. In questo modo si potrà intervenire tempestivamente con cure adeguate e arginare il problema.

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