INPS, rimborsi per chi ha subito un ricalcolo errato: ma c’è una scadenza

Bisogna fare in fretta nel muoversi con l’INPS se ci si accorge di avere avuto meno di quanto ci spetta. Cosa occorre fare per i rimborsi.

INPS rimborsi per i ricalcoli sbagliati
INPS rimborsi per i ricalcoli sbagliati Foto dal web

Assegni INPS più alti per alcuni percettori di pensione che risponderanno a degli specifici criteri. Si consiglia di rivolgersi ad un patronato Caf oppure ad un commercialista allo scopo di verificare se si è idonei oppure se, al contrario, possano sussistere delle mancanze da ovviare con l’invio della giusta documentazione.

Infatti in caso di disguidi e senza che ci si metta in regola nei tempi previsti, gli assegni INPS per quanto riguarda le pensioni possono subire una sospensione per un periodo di due mesi. Una delle novità del 2022 è rappresentata dal fatto che l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale fornirà anche gli arretrati che spettano ad alcuni pensionati.

La cifra in ballo è di ben 1270: tale è appunto la somma massima che sarà possibile ottenere per alcuni che procederanno con il ricalcolo delle contribuzioni. I percettori di pensione sono anche tenuti ad informare l’INPS di quella che è la propria posizione, allo scopo di versare una tassazione minore.

INPS, come ottenere i ratei arretrati

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Difatti esistono agevolazioni e tassazioni che non risultano automatiche ma che sono il risultato di verifiche legate alla comunicazione della specifica posizione del pensionato. In caso di errori verificati di calcolo, l’Istituto rimborserà chi di dovere con la somma degli arretrati emersa.

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Gli sbagli più frequenti in questo senso sono quelli che riguardano l’anzianità contributiva. Si può porre rimedio a tutto ciò per l’appunto avanzando una richiesta ad un patronato o ad un commercialista. In tal modo sarà possibile avanzare richiesta per ottenere la riliquidazione.

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Ed attenzione però, perché il diritto ad ottenere i ratei non ancora pervenuti ha una scadenza. Verranno corrisposti infatti solamente quelli che rientrano nei tre anni immediatamente precedenti al momento in cui viene fatta segnalazione del tutto all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

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