Convivere con la sindrome di Cassandra: cos’è e come superare il disturbo psicologico

Sai cos’è la sindrome di Cassandra, ovvero la paura di essere felici? Sai che è possibile superarla? Vediamo insieme qualche dettaglio su questo disturbo psicologico.

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Ragazza infelice col volto coperto (Pixabay)

Sai cos’è la sindrome di Cassandra, ovvero la paura di essere felici? Sai che è possibile superarla? Vediamo insieme qualche dettaglio su questo disturbo psicologico. Si tratta di una patologia di tipo comportamentale che porta a formulare profezie avverse circa il proprio futuro e quello degli altri. Il nome della sindrome deriva dal famoso mito di Cassandra proprio perché, questa patologia, che colpisce maggiormente le donne, richiama al comportamento di Cassandra, la protagonista del mito.

Nella mitologia greca, Cassandra era la figlia di Ecuba e di re Priamo. Secondo la versione più famosa del mito, il Dio Apollo donò a Cassandra doti profetiche in cambio del suo amore, però lei, una volta ricevuto questo dono, rifiutò di concedersi al Dio. Quest’ultimo, adirato dal suo comportamento e dall’infranta promessa, le sputò sulle labbra, e con questo gesto di disprezzo la condannò per sempre a restare inascoltata e non creduta. In psicologia, il primo ad utilizzare il mito di Cassandra per delineare questa patologia fu Gastòn Bachelard, nel 1949. Da quel momento, le caratteristiche della patologia sono state definite maggiormente.

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Le cause che generano questa patologia

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Donna pensierosa che fissa il vuoto (Pixabay)

Con questa sindrome si designano le persone pessimiste, le quali sono in continua ricerca di approvazione dagli altri o che si sentono sottovalutate. Ci sono dei segnali che possono aiutarci a riconoscere chi soffre di questa sindrome. Come accennato sopra, a soffrire maggiormente di questa patologia sono le donne, in particolare coloro che hanno una bassa autostima e che hanno continuamente bisogno di affermare il proprio valore. Tendenzialmente, le persone che soffrono di questa sindrome si fanno carico di tante responsabilità riguardo a quello che accade nelle relazioni con gli altri.

Nel momento in cui manca il riconoscimento del valore, questa mancanza genera una continua frustrazione e un senso di impotenza. Un altro segnale che potrebbe indicare comportamenti afferenti alla sindrome di Cassandra è il senso di controllo. Chi è affetto da questa sindrome tende ad avere un esagerato senso di controllo sulle cose e sulle persone che la circondano. Spesso, si tratta anche di persone che hanno paura della felicità, in quanto intimamente convinte di non esserne meritevoli, oppure, pensano che, nel momento in cui arriva la felicità, da un momento all’altro può accadere un evento catastrofico.

Ed è proprio a causa di quest’ultima paura che, nella maggior parte dei casi, coloro che soffrono di questa patologia, non riescono a godere la serenità. Hanno infatti paura a lasciarsi andare al corso degli eventi. In ambito sentimentale, le persone affette da questa sindrome tendono a riversare le loro manie di controllo anche sul partner e sono tendenzialmente molto gelose. Le manie di controllo in ambito sentimentale, così come la gelosia, sono sintomo del timore di essere abbandonati da un momento all’altro o di essere traditi. Sono anche una diretta conseguenza della scarsa autostima che caratterista le persone affette da questa sindrome.

Superare il disturbo psicologico è possibile

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Giovane ragazza preoccupata e in ansia (Pixabay)

Sulla base di queste caratteristiche descritte in ambito relazionale, spesso sono persone che diventano vittime di relazioni tossiche in cui il partner è emotivamente distante, violento e non in grado di manifestare espressamente amore. La scelta di questo tipo di relazioni, però, è praticamente una diretta conseguenza della sindrome ed è spesso una scelta inconscia. Infatti, scegliendo delle relazioni non sane, questo tipo di persone possono inconsciamente trovare una giustificazione alla convinzione di non essere degne di essere amate.

Inoltre, in questo modo, possono alimentare i continui pensieri negativi che sabotano la felicità. Come per quasi ogni patologia, la radice di questo disturbo è da rintracciare nel periodo infantile. Si tratta infatti di persone che durante l’infanzia hanno vissuto in un ambiente affettivo molto freddo, e in cui le manifestazioni sentimentali non erano ammesse. La sindrome sinora descritta, per quanto possa sembrare molto patologica e radicata nel comportamento delle persone affette, può in realtà essere superata con un po’ di sforzo.

Si può guarire sforzandosi ad assumente atteggiamenti positivi nei confronti della vita. La cosa fondamentale è lavorare sulla propria autostima ma anche sulla gestione delle proprie emozioni, soprattutto le emozioni negative. La seconda cosa importante da fare è quella di non accanirsi sul controllo sia delle cose che delle persone e in generale delle situazioni. L’importante è sforzarsi ad accettare le cose così come accadono anche se non rispecchiano le nostre aspettative.

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Soprattutto, quando accade qualcosa di diverso da quello che ci aspettiamo, non bisogna assumere un atteggiamento catastrofico. Bisogna imparare a godersi i momenti, senza pensare a quello che potrebbe accadere da un momento all’altro oppure nel futuro. Lo stesso atteggiamento positivo bisogna assumerlo anche in ambito sentimentale e, in generale, nei rapporti interpersonali. Tendere ad avere atteggiamenti positivi nei confronti del prossimo fa si che si possa attrarre a se persone altrettanto positive con cui è possibile stringere significativi rapporti di amicizia o di amore. Combattere il disturbo psicologico è possibile, basta trovare il coraggio.

 

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