Cancro alla prostata: un avvertimento arriva da un batterio nell’urina

Il cancro alla prostata si può individuare con una diagnosi precoce per la presenza di un batterio nell’urina, vediamo le ultime scoperte.

esame urina
Provetta con urina (Pinterest iflscience.com)

Il cancro alla prostata è il tipo di tumore più diffuso in Italia nella popolazione maschile. Si tratta di una produzione incontrollata di cellule maligne nella prostata, una ghiandola di forma rotondeggiante che fa parte dell’apparato genitale degli uomini. Ogni anno sono oltre 35.000 le diagnosi per gli italiani.

La buona notizia è che pur trattandosi di un tumore con tutte le caratteristiche che ben conosciamo, nella maggior parte dei casi si può trattare ed eliminare. Gli studi stanno comunque andando avanti in questo settore per cercare di arrivare sempre prima della malattia.

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Gli ultimi studi hanno evidenziato alcuni tipi di batteri presenti nelle urine che possono essere la risposta più immediata di una diagnosi precoce per il riconoscimento e il trattamento della malattia. Arrivare presto, arrivare prima è fondamentale per la salute. Ma vediamo tutti i dettagli.

Cancro alla prostata: un batterio nell’urina per la diagnosi precoce

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Urina (AdobeStock)

Questa ricerca, che è stata pubblicata su European Urology Oncology, ha coinvolto 600 persone. Tra questi erano presenti sia persone già affette da cancro alla prostata che persone perfettamente sane. Le analisi delle urine di tutti gli uomini coinvolti ha portato a risultati molto interessanti. Nelle urine erano presenti batteri comuni a tutti, ma anche batteri comuni nelle persone che poi hanno sviluppato un cancro maligno.

I ricercatori hanno fatto delle ipotesi. Alcuni di questi batteri potrebbero essere i responsabili della produzione di ormoni che scatenato il cancro. Tuttavia, questo è stato soltanto un primo passo. Servono ulteriori analisi e ulteriori ricerche per poter fare luce sull’argomento. Ma gli studiosi sono soddisfatti delle nuove informazioni raccolte.

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Questi batteri potrebbero essere marker in grado di individuare molto presto la formazione della malattia e si possono rivelare molto utili per lo sviluppo di trattamenti efficaci, ma anche per procedimenti a prevenzione del cancro alla prostata. Gli studi in questo senso continueranno per ulteriori approfondimenti ma gli esperti sono già molto fiduciosi.

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