Maladaptive daydreaming: quando sognare ad occhi aperti è un disturbo

A tutti è capitato almeno una volta nella vita di sognare ad occhi aperti, niente di male, almeno finché questo atteggiamento non si tramuta nel maladaptive daydreaming, un vero e proprio disturbo.

mondo parallelo
Ragazza che sogna ad occhi aperti (Pixabay)

Può capitarci di sognare ad occhi aperti quando siamo distratti, quando ci troviamo in una situazione noiosa oppure quando vogliamo focalizzare sogni, desideri o persone. Sognare ad occhi aperti ci permette infatti di metterci in contatto con chi non c’è più o semplicemente di ricordare qualcuno che si trova lontano e che vorremmo avere al nostro fianco.

Tante sono dunque le motivazioni e le circostanze che ci fanno viaggiare con la mente. Ma allo stesso tempo è importante mantenere il contatto con la realtà, perché se questa viene meno potremmo trovarci di fronte al disturbo noto come “maladaptive daydreaming“. Scopriamo insieme di che cosa si tratta.

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In che cosa consiste il maladaptive daydreaming

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Ragazza che viaggia con la mente (Pexels)

Il disturbo da fantasia compulsiva (meglio noto come “maladaptive daydreaming”) non è ancora del tutto conosciuto. Si è cominciato a parlarne solo a seguito dell’isolamento dovuto al Covid-19, durante il quale alcune persone hanno sviluppato nel loro cervello una vera e propria vita parallela. Questo è appunto ciò che accade a chi è affetto da questo disturbo. Perché grazie alla fantasia crea un vero e proprio mondo alternativo di cui non può fare a meno.

Questo atteggiamento è molto pericoloso perché l’individuo non riesce più a distinguere cosa è reale da cosa non lo è. E a lungo andare impedisce a chi ne è affetto di vivere la propria vita reale. C’è chi spesso lo considera un sintomo del disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD), ma questa tesi è stata smentita da un recente studio, che ha dimostrato come il maladaptive daydreaming (MD) sia in realtà un vero e proprio disturbo. Dopo aver analizzato 83 pazienti affetti da ADHD, è emerso che solo al 20% di loro è stato diagnosticato anche il MD. Una percentuale inferiore rispetto ai pazienti con MD a cui è stato diagnosticato anche l’ADHD.

Dunque, queste condizioni possono coesistere tra loro ma non per forza devono essere considerate la stessa cosa. Anche perché c’è una profonda differenza tra i due disturbi. Anche se l’ADHD porta il soggetto a distrarsi focalizzandosi su qualcosa, non è detto che l’oggetto del suo interesse sia per forza immaginario. Al contrario, il MD presuppone sempre un certo grado di immaginazione, conducendo la mente della persona verso mondi distorti e immaginari.

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Trattandosi di uno disturbo scoperto di recente, sicuramente saranno necessarie ulteriori analisi per approfondire se il MD si può considerare un disturbo a sé oppure no. Ma sicuramente questo studio ha rappresentato la pedana di lancio per meglio indagare il maladaptive daydreaming, un problema fino a oggi ignorato.

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