“Lascio tutto e faccio lo scrittore”: indice di una crisi del mercato del lavoro?

“Lascio tutto e faccio lo scrittore”: indice di una crisi del mercato del lavoro? Ecco cosa rivela questa tendenza ultimamente

Mercato del lavoro crisi
Mercato del lavoro (Pixabay)

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E’ facile notarlo: il mercato del lavoro è in crisi. Tra le tante retoriche c’è quella che “i giovani non hanno voglia di lavorare”: le vecchie generazioni, che si sono abituate ad un mercato molto più generoso, si sorprendono che le nuove generazioni non abbiano voglia di sobbarcarsi turni di lavoro massacranti per paghe misere. Il benessere personale torna ad essere una priorità ed il mercato del lavoro rischia di entrare clamorosamente in crisi, se non cambia.

Il mercato del lavoro è in crisi: sempre più persone cercano l’evasione

Alternative creative al lavoro
Scrittura (Pixabay)

Viviamo per lavorare, o lavoriamo per vivere? Ultimamente pensiamo più probabilmente alla prima delle ipotesi. Il lavoro è una tematica scottante: non vogliamo parlare nello specifico nella maniera in cui venga gestito l’incontro offerta\ richiesta, ma di qualcosa di più generale. Ossia l’impostazione del lavoro: fin da subito, da bambini, cresciamo con l’idea che il nostro valore sarà legato alla produttività e che di conseguenza potremmo affermarci solo con il lavoro, che diventa in questo modo un disperato strumento identitario.

Insomma, dobbiamo lavorare e in base a quanto lavoriamo possiamo definirci più o meno valorosi: si parla di capitale umano, addirittura. Il lavoro è nelle nostre vite pervasivo:  l’orario normale di ufficio è di otto ore e dobbiamo spesso aspettare una settimana per poterci liberare e fare le cose che ci piacciono.

Ultimamente però, specie dopo la pandemia, è incrementato il numero di coloro che invece vogliono poter essere più liberi. Si è parlato non a caso di grandi dimissioni. Questo è evvenuto prima in America e poi, con leggero ritardo, in Italia. Troppo diffusa la sindrome da burnout per pensare che si trattasse di un caso singolo e non di qualcosa legato ad una falla nella strutturazione del mercato del lavoro.

Molte persone decidono di dedicarsi ad attività creative in simbolo di libertà, come la scrittura. Anche questo però ha avuto degli impatti fortemente negativi su un mercato già di per sé molto fragile, quello delle editoria. Il problema è il seguente: paradossalmente ci sono molte più persone che scrivono rispetto a persone che leggono, motivo per cui molte copie sono rimaste invendute. Il mercato editoriale è dunque saturo di oggetti di scarsa qualità, raffazzonati dalla mente dell’ultimo arrivato.

Va bene cercare una strada diversa, ma dovremmo essere educati alla consapevolezza di noi stessi. Non improvvisiamo mai un mestiere se non vogliamo trovarci di nuovo impigliati in quella logica da cui siamo scappati.

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