WhatsApp può tracciare e tenere un archivio delle tue chat? Scopri qual è la verità

La società WhatsApp si oppone alla tracciabilità della chat in archivio, scopriamo qual è la verità e perché la famosa App tiene alla privacy.

tracciabilità chat WhatsApp
Messaggiare in chat (Canva) – Inran.it

Alcune Governi nel mondo spingono sempre più per la trasparenza, costringendo le aziende tecnologiche a sfidare la privacy e a tenere una sorta di archivio di chat, utile in caso di reati di qualsiasi genere. La società WhatsApp, al momento si oppone a questa polita, cercando di mantenere la privacy dei propri utenti.

Secondo gli esperti, la tracciabilità della crittografia end-to-end, minerebbe la privacy di milioni di utenti che comunicano digitalmente e violerebbe i diritti umani. Secondo le ultime dichiarazioni dei manager di WhatsApp, l’azienda si oppone e si impegna a proteggere i diritti dei propri utenti, non rendendo rintracciabli i messaggi privati delle chat. Cosa comporta?

Rintracciabilità della comunicazione via chat: WhatsApp si oppone

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Utilizzo chat telefonino (Canva) – Inran.it

WhatsApp ha implementato la crittografia end-to-end a partire dal 2016, in modo tale da nascondere a eventuali terze persone, messaggi scritti, messaggi vocali, video e foto. Significa che i temi condivisi con un conoscente, non sono rintracciabili da altri e da fonti esterne, neanche dagli stessi operatori di WhatsApp.

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La tracciabilità ha lo scopo opposto, ossia rendere trasparente una comunicazione privata, tenendo traccia di miliardi e miliardi di messaggi scambiati quotidianamente tra utenti. Per dare la possibilità a un Governo e alle Forze dell’Ordine di indagare su reati passati o futuri, ogni azienda dovrebbe creare questo immane archivio messaggistico, contenente infiniti miliardi di informazioni.

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Si vuole imporre, dunque, una nuova forma di sorveglianza di massa, combattuta però dalle aziende tecnologiche, le quali tengono alla fiducia dei propri clienti. Ma la tracciabilità viola i diritti umani? In realtà, in questo modo si applicherebbe una specie di timbro di identità ai danni di ogni utente registrato. Le aziende, in tal caso, sarebbero costrette a fornire informazioni e nomi riguardanti tutti i propri utenti.

Tracciabilità: il problema che crea alle indagini su un crimine

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Privacy nel telefonino (Canva) – Inran.it

Il problema, però, è che si indagherebbe non solo sugli utenti creatori di contenuti scomodi e criminosi, ma anche su coloro che dovessero condividere in chat gli stessi contenuti. Sarebbero così coinvolte numerose persone innocenti, indagati solo per aver condiviso un contenuto, o per averne parlato in chat. Ciò avrebbe un effetto definito “agghiacciante” da WhatsApp, perché si va a violare la libertà di ogni persona.

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La tracciabilità non sarebbe nemmeno funzionale, perché creerebbe molti problemi. Inoltre, non si riuscirebbe bene a capire se un utente è il vero autore di un contenuto sotto indagine. Basterebbe, ad esempio, semplicemente scaricare un’immagine o un video criminosi e condividerli con un amico, per finire nella lista degli indagati.

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Inoltre, la tracciabilità in chat inverte il metodo di indagini delle Forze dell’Ordine riguardanti i crimini, non partendo dal criminale, o presunto tale, e raccogliendo informazioni a questo collegate, ma da un database di ampio bacino, dove tutti sono indagati. WhatsApp collabora quotidianamente con le Forze dell’Ordine e aiuta a risolvere tanti crimine. È uno strumento investigativo efficace da consultare in caso di crimine, e tale deve restare.

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