Cos’è il Nevo di Ota: la malattia che Carlotta Bertotti ha confessato di avere a Le Iene

In che consiste il Nevo di Ota, perché può essere molto debilitante psicologicamente, perché viene e cosa si può fare per la sua rimozione.

Carlotta Bertotti
Carlotta Bertotti (Instagram – inran.it)

Nevo di Ota, quali sono le caratteristiche che riguardano questa malattia dagli effetti vistosi? Chi ha visto il programma Mediaset “Le Iene” di recente avrà avuto modo di assistere ad un profondo monologo compiuto dalla influencer e modella Carlotta Bertotti. La bella 23enne ha affermato di dovere convivere da oltre quindici anni con questa patologia.

Tutto era nato con la presenza di un puntino scuro nel suo occhio sinistro, quando venne al mondo. Erroneamente si pensò ad un “trauma da parto”, invece si trattava del famigerato Nevo di Ota. Che, all’età di 8 anni, ha divorato metà volto della bellissima Carlotta. Con tutti gli sconvolgimenti che la cosa ha portato nella sua vita.

La più diretta conseguenza del Nevo di Ota è la presenza permanente di un inestetismo pesantissimo da mostrare e con il quale convivere, in una società ipocrita e che fin troppo spesso basa tutto sull’apparenza. Pensate il dover vivere così quando si è ancora piccoli, come successo alla Bertotti.

Nevo di Ota, come e perché sorge

 

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Questa patologia è così chiamata dal nome di un dermatologo giapponese che, primo al mondo, descrisse i tratti principali della malattia in questione. Lui si chiamava Masao Ōta (Mokutarō Kinoshita) e le sue rilevazioni ebbero luogo nel 1938. Fu lui a parlare in maniera più specifica di quello che è un melanoma oculare congenito, che ricopre del tutto la porzione di volto interessata.

Persino la sclera – ovvero la parte bianca dell’occhio – finisce con l’assumere una sfumatura tendente al grigio-blu. Coinvolge le aree di fronte, tempie, guance, area auricolare, palpebre e sclere omolaterali. Dove si dispiegano la prima e la seconda branca del nervo trigemino e dove si trovano i melanociti pigmentati dendritici.

Il trattamento e la cura di questa malattia, grazie alle moderne tecniche scientifiche e tecnologiche, prevedono il sottoporsi a delle sessioni di laserterapia. In questo senso la più indicata è quella al Laser Q-Switched.  Si tratta della stessa terapia prevista per la rimozione dei tatuaggi e che comporta, per questi casi, un tasso di successo molto vicino al 100%.

Quanto costa ogni seduta di Laser Q-Switched

Anche nel caso del Nevo di Ota è così, perché questa tecnica funziona molto bene in particolare proprio con i toni neri e scuri in generale. Ciascuna seduta dura all’incirca venti minuti e ha un costo medio di 250 euro a sessione. Con esborsi che sono compresi dai 120 ai 400 euro in base a diversi fattori.

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Ma chi è affetto da questa patologia necessita anche di necessario supporto psicologico, nella maggior parte dei casi. Perché il farsi vedere con un volto segnato in questo modo comporta dei risvolti importanti e che possono finire con il fare da inibitori alle interazioni sociali.

Ed anche al dovere fare ricorso a pesanti sessioni di trucco per cercare di nascondere il più possibile la cosa. Come ha fatto Carlotta Bertotti però, mostrarsi per come si è equivale al liberarsi di un peso. E si vivrà meglio.

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