Fibrillazione atriale, che cosa è e quali sono le sue cause

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La fibrillazione atriale è una condizione caratterizzata da un battito cardiaco irregolare e accelerato. Si tratta di un disturbo cronico del ritmo cardiaco piuttosto frequente (soprattutto se paragonato ad altri disturbi del ritmo cardiaco) e si stima che possa interessare circa l’1-2 per cento della popolazione mondiale, con probabilità di sviluppare questa condizione che incrementano con l’avanzare dell’età. Cerchiamo allora di comprendere quali siano le caratteristiche della fibrillazione atriale, quali siano le sue cause e in che modo poter fronteggiare questo scenario che spesso genera evidenti preoccupazioni al paziente, ma che non sempre è determinato da elementi che occorre approfondire in maniera grave.

Quali sono le caratteristiche della fibrillazione atriale

Le caratteristiche della fibrillazione atriale variano da individuo a individuo, ed è pertanto difficile cercare di riassumere quelli che possono essere considerati i principali sintomi identificativi. A titolo di esempio, ricordiamo come alcune persone non manifestino praticamente alcun sintomo tangibile, spesso per diversi anni, mentre per altre persone i sintomi sono abbastanza immediati, e variano di giorno in giorno: una motivazione che determina una condizione tale per cui il trattamento congiunto dei sintomi e della fibrillazione atriale può rivelarsi tutt’altro che semplice. Proprio per questo motivo alcuni accorgimenti tecnologici, come la presenza di un dispositivo di monitoraggio continuo, sono in grado di fornire al proprio medico di riferimento un quadro clinico più completo, mettendolo in condizione di attuare un trattamento più mirato per poter gestire il problema.

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Definizione della fibrillazione atriale

Al fine di ricondurre la fibrillazione atriale in un ambito di sintesi, possiamo definire questa condizione come uno scenario in cui è presente un battito cardiaco accelerato (la c.d. tachiaritmia) che viene originata nelle camere cardiache superiori (ovvero, i cosiddetti atri), impedendo loro di funzionare correttamente (la disorganizzazione dell’attività atriale). In queste circostanze, gli atri non sono più in grado di espellere tutto il sangue, che pertanto rimarrà almeno in parte all’interno delle camere, con il rischio di formazione di coaguli, e ulteriori complicazioni.

Cause della fibrillazione atriale

Definita la fibrillazione atriale, possiamo brevemente occuparci di quelle che possono essere considerate le sue cause principali. Anche in questo caso, val la pena ricordare come le cause siano molteplici e non siano sempre facilmente individuabili con tempestività. Ad ogni modo, è possibile cercare di schematizzare le principali determinanti della fibrillazione atriale nei difetti delle valvole cardiache, nei difetti cardiaci congeniti, nell’enfisema o in altre pneumopatie, nell’esposizione a sostanze stimolanti, come ad esempio i farmaci, la caffeina o il tabacco, o ancora consumo di alcol, e l’insufficienza cardiaca.

Costituiscono altre possibili cause della fibrillazione atriale gli attacchi di cuore, l’ipertensione, l’ipertiroidismo o altri squilibri metabolici, un precedente intervento di cardiochirurgia, una malattia del nodo del seno (quando il pacemaker naturale del cuore smette di funzionare correttamente), una condizione di apnea notturna, lo stress dovuto a polmonite, a intervento chirurgico o a altra malattia, e ancora le infezioni virali.

Anche se è molto difficile cercare di compiere delle statistiche in merito, è comunque possibile che una buona parte delle condizioni di fibrillazione atriale siano discendenti da una malattia cardiovascolare, sebbene sia comunque possibile che tale condizione si verifichi anche in soggetti che in realtà non soffrono di alcuna cardiopatia (in queste ipotesi si è soliti parlare di fibrillazione atriale isolata). Come intuibile, per poterne sapere di più sulle cause e sulle motivazioni della propria potenziale fibrillazione atriale, vi consigliamo di ricorrere alla consulenza di un medico che, dietro opportuni esami e analisi, provvederà alla corretta diagnosi specifica.

Sintomi della fibrillazione atriale

Come abbiamo già avuto modo di individuare, mentre alcuni individui che risultano essere affetti da una situazione di fibrillazione atriale non sembrano mostrare alcun sintomo tangibile di questa condizione e, pertanto, continuano a vivere sostanzialmente ignari della loro situazione, fino a che questa non viene rilevata dal medico durante un esame obiettivo, altri sembrano invece manifestare un quadro sintomatologico più o meno vario e più o meno incisivo.

Tra i principali sintomi che possono essere avvertiti dai pazienti affetti da fibrillazione atriale possiamo ricordare, tra i più comuni, le palpitazioni (la c.d. “sensazione di cuore in gola”, il battito cardiaco irregolare o un battito anomalo o un tuffo al cuore), una sensazione di debolezza, di stordimento, di confusione, alcune difficoltà respiratorie o un dolore al torace.

Classificazione della fibrillazione atriale

Per quanto concerne la sua principale classificazione, ricordiamo come la fibrillazione atriale possa essere definita come parossistica o permanente. Nella prima ipotesi, la fibrillazione atriale si definisce parossistica se il battito cardiaco torna spontaneamente alla normalità dopo qualche tempo. Si tratta pertanto di una condizione che può essere associata a sintomi transitori, con una durata variabile tra pochi minuti e alcune ore, ma che in ogni caso si può risolvere in modo spontaneo. Di contro, la fibrillazione atriale è definibile come permanente se invece i sintomi perdurano fino a quando non vengono trattati.

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Fattori di rischio della fibrillazione atriale

Da quanto sopra abbiamo avuto modo di ricordare sembra essere chiaro che mentre alcuni tipi di fibrillazione atriale sono sostanzialmente innocui, non generando così dei pericoli per i pazienti, altre tipologie sono invece in grado di condurre a gravi implicazioni per la vita del paziente. In particolare, ricordiamo come tutte le persone che sono affette da una malattia cardiovascolare, e coloro che hanno subito un intervento di cardiochirurgia, sono generalmente considerati come maggiormente esposti a un rischio di fibrillazione atriale più elevato, con possibilità di sviluppare una fibrillazione atriale che – come abbiamo peraltro ricordato in apertura di questo approfondimento – possono aumentare con l’avanzare dell’età. Anche le persone che soffrono di problemi di salute cronici, o che hanno alle spalle una storia familiare di fibrillazione atriale, vengono generalmente considerati come pazienti a maggiore rischio di contrarre una simile condizione. Ricordiamo altresì che a volte, anche se una persona non rientra tra i pazienti ritenuti a maggiore grado di rischio, una fibrillazione atriale può essere scatenata da una smoderata ingestione di alcolici.

Diagnosi della fibrillazione atriale

Anche se in buona parte delle ipotesi non vi sono preoccupanti complicazioni derivanti dalla fibrillazione atriale, procedere tempestivamente a una sua corretta diagnosi diventa molto importante: è infatti risaputo che trascurare questo problema cardiaco può contribuire allo sviluppo di un infarto.

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Purtroppo, però, come dovrebbe risultare intuibile dalle righe precedenti, diagnosticare una condizione tipica di fibrillazione atriale non è sempre facile, visto e considerato che tale condizione è spesso un evento imprevedibile, e che i sintomi non sono sempre evidenti. Per questo motivo la collaborazione del paziente è sempre molto importante, visto che il medico che lo segue avrà bisogno di indicazioni precise e dettagliate sui sintomi che ha avvertito, oltre che alcuni dati clinici in merito alla sua attività elettrica cardiaca. Se il medico ha motivo di sospettare che la fibrillazione atriale sia correlata a una condizione cardiaca, consiglierà altresì l’effettuazione di alcuni esami diagnostici per poter raccogliere informazioni sull’attività dell’organo.