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Ipokaliemia, quando il potassio nel sangue è carente

Il termine medico Ipokaliemia indica la carenza di potassio nel sangue, ed è una condizione medica potenzialmente fatale.

Ipokaliemia

L’Ipokaliemia è la carenza di potassio nel sangue, che può determinare in chi ne è affetto uno stato di salute precario e fatale. Tale disturbo è noto come deficienza di potassio, e può essere sia di natura iatrogena, oppure dovuta da disordine dell’alimentazione. Essa comporta forti dolori e contrazioni muscolari anche a livello del miocardio.

Cause dell’Ipokaliemia

Si parla di Ipokaliemia quando il livello sierico di potassio nel sangue è inferiore a 3,5 mmol/l. Tali condizione costituisce attualmente uno dei più comuni disturbi elettrolitici che viene associato ad un quantitativo normale o ridotto di potassio presente nell’organismo.

Tale disturbo può essere un deficit dei depositi corporei totali di potassio, ovvero secondario ad un ridotto apporto, oppure causato da perdite eccessive tramite la minzione o il tratto gastrointestinale. La carenza inoltre potrebbe derivare da uno spostamento abnorme dello stesso all’interno delle cellule presenti nel compartimento. Le cause che possono condurre un soggetto all’Ipokaliemia sono molteplici, e possono coinvolgere più di un meccanismo corporeo o di varia eziologia.

Tramite le perdite gastrointestinali che si verificano in presenza di diarrea cronica, oppure vomito ed aspirazione protratta del contenuto gastrico, si può verificare tale carenza. In alcuni caso può dipendere dalla presenza di edenoma villoso del colon, oppure a causa dell’ingestione di resine, come ad esempio la betonite, in grado di legare il potassio fino al totale assorbimento. Come abbiamo introdotto, anche l’aumento della minzione può essere associato a diversi disturbi come l’eccesso surrenalico, oppure la sindrome di Cushing, l’Iperaldosteroinismo primitivo e forme rare di tumori secernenti renina.

La perdita di potassio attraverso i reni può essere anche la conseguenza di numerose patologie tubolari, come ad esempio l’acidosi renale e la sindrome di Fanconi. Per quanto riguarda invece lo spostamento di potassio transcellulare all’interno della cellula stessa può determinare Ipokaliemia. Questo si può verificare in presenza di glicogenesi durante la nutrizione parenterale totale, o attraverso l’alimentazione enterale, che stimola la secrezione dell’insulina, oppure a seguito della somministrazione di essa, o mediante la stimolazione del sistema nervoso simpatico.

Sintomatologia e diagnosi

Generalmente quando la carenza di potassio è accettabile, questa non determina la comparsa di alcuna sintomatologia specifica. Al contrario invece, una riduzione importante, comporta nel soggetto malato debolezza muscolare, crampi, spasmi e persino la paralisi.

In alcuni casi possono manifestarsi anche alterazioni del ritmo cardiaco. Tale disturbo si può manifestarsi anche quando la carenza di potassio non è importante, oppure se la persona malata è affetta da una patologia cardiaca, o in coloro che stanno assumendo farmaci per la cura del cuore. Per una corretta diagnosi è importante la misurazione dei livelli di potassio nel sangue, ed una volta evidenziati, sarà il medico a prescrivere il trattamento più adeguato oltre a comprendere la causa scatenante.

Questa può essere sin dall’inizio molto chiara, perché se il paziente lamenta vomito, diarrea oppure sta assumendo determinati farmaci, non sarà difficile individuarla. A volte la causa non rientra a far parte di queste elencate. Quindi il medico misurerà il quantitativo di potassio presente nelle urine. Così comprenderà se l’origine del problema risiede in una escrezione eccessiva. Infine come abbiamo già detto, il potassio può determinare la comparsa di alterazioni del ritmo cardiaco. E proprio per questo verrà richiesto al paziente di effettuare un elettrocardiogramma.

Trattamento

Una volta stabilita la presenza di Ipokaliemia, questa deve essere assolutamente trattata. Generalmente i livelli bassi di potassio nel sangue possono essere ripristina facilmente con la somministrazione di integratori per uso orale. Il potassio può irritare le pareti dello stomaco. Quindi la somministrazione degli integratori deve essere assunta in dosi piccole. Lo faremo  durante il consumo dei pasti, piuttosto che in una unica dose. Alcune tipologie di integratori come quelli rivestiti con cera o da microcapsule, sembrano essere meno irritanti per lo stomaco. La somministrazione del potassio tramite endovenosa si utilizza solo in questi casi:

1. Il livello di potassio è molto basso e pericoloso per la vita del paziente
2. La somministrazione di integratori orali non sono efficaci
3. Il malato continua a perdere quantità importanti di potassio
4. In presenza di alterazioni cardiache dovute alla scarsità di potassio nel sangue.