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Papilloma virus, il contagio può portare raramente a conseguenze gravi, ma attenzione in gravidanza

Con il termine Papilloma Virus, della famiglia dei Papillomaviridae, e che può provocare anche patologie della pelle e della mucosa.

Il Papilloma Virus, come ci suggerisce la parola stessa, è un virus che appartiene alla famiglia dei Papillomaviridae, ed una volta presente nell’uomo, esso può provocare malattie della pelle e della mucosa. Tendenzialmente tale patologia non provoca nessuna alterazione importante e si risolve da sola nell’arco di pochi giorni, ma in una percentuale bassa, può anche provocare lesioni al collo dell’utero. Se tali lesioni non vengono curate tempestivamente, possono divenire in maniera lenta e progressiva, delle forme tumorali. Il Papilloma Virus, si contrae mediante rapporti sessuali non protetti, ma non possiamo escludere anche vie non dirette dell’infezione, ovvero unghie e bocca.

Classificazione e struttura

Attualmente la medicina conosce ben 120 tipi di Papilloma Virus che a loro volta sono suddivisi in 16 gruppi, indicati in ordine progressivo con lettere dalla A alla P, in base alle omologie di sequenza del DNA. Il Papilloma Virus si può classificare inoltre in quello cutaneo e quello mucoso, in base al tessuto che hanno attaccato. Tendenzialmente la maggior parte dei virus appartenenti a questa famiglia, non provoca malattie gravi, ma può determinare la formazione di verruche cutanee ad esempio, ed altre possono causare tumori benigni o maligni come il condiloma genitale o il cancro al collo dell’utero, oppure al cavo orale, all’esofago alla laringe ed infine all’ano.

cos'è il Papilloma virus

Gli HPV del Papilloma Virus non hanno la pericapside, ma possiedono un capside icosaedrico che ha un diametro che si aggira attorno ai 50 nm, caratterizzato da 72 capsomeri, che a loro volta possono essere sia pentameri, che esameri. Ogni capsomero origina una protuberanza con un aforma simile ad una stella a cinque punte dove al centro è presente un canale. All’interno del capside è presente un genoma che ha DNA circolare con doppio filamento della lunghezza di 8Kb che codifica per 8 geni precoci e 2 geni tardivi. In alto ai geni precoci, è presente una regione regolatrice, che contiene l’origine della replicazione ed anche alcune sequenze che regolano la trascrizione ed una sequenza N-terminale che è presente in tutte le proteine precoci. Grazie a tali proteine, si modifica il metabolismo della cellula infetta per poi metterla al servizio dell’HPV, mentre i geni tardivi, sono le proteine strutturali, che una volta unite tra loro, formano la struttura icosaedrica del capside virale. Tutti i geni presenti nell’HPV, sono collocati su un filamento di natura positiva.

Proteine virali

Il DNA del Papilloma Virus, è in grado di codificare le proteine precoci, che sono nomenclate dalla lettera E seguita da un numero, ed anche quelle tardive, nomenclate dalla lettera L seguita anch’essa da un numero. Tali proteine hanno le seguenti funzioni:

1. Proteine L1- Proteina capsidica maggiore: codifica tramite componenti del capside
2. Proteina L2- Proteina capsidica minore: codifica tramite componenti del capside
3. Proteina E1: consente la replicazione episomale tramite attività di elicasi
4. Proteina E 2: partecipa alla trascrizione del promoter di E6 ed attiva E1 ed inoltre ha capacità transattivatrici. Attraverso la trascrizione di E2, si inibisce E6 ed E7, e quando il DNA del Papilloma Virus si integra con il genoma umano, si manifesta la rottura delle sequenze genetiche di E2, con la consequente soppressione dell’inibizione nei confronti di E6 e di E7.
5. La proteina E 4 si esprime solo nelle fasi tardive dell’infezione di Papilloma Virus, ed è molto importante per la maturazione e proliferazione dell’infezione virale. Essa è in grado di legarsi alle proteine citoscheletriche, provocando in questo maniera, la deformazione delle cellule infettate.
6. La proteina E5 è in grado di bloccare l’esposizione dei complessi di istocompatibilità di tipi I e di tipo II, evitando così la risposta cellulare da parte di T ed inoltre, inibisce l’apoptosi, alterando i segnali indotti dal legame di EGF e di PDGF con i ricettori rispettivi.
7. La proteina E6 si lega a p53 e va ad interferire con la riparazione del DNA ed anche con l’innesco dell’apoptosi.
8. La proteina E7 si lega con la proteina del retinoblastoma, ovvero Rb, impedendo in questa maniera il blocco del ciclo cellulare.

i sintomi del Papilloma virus

Proteine oncogene ed immunogeniche

Grazie alle proprietà leganti ed inattivanti degli oncosoppressori ovvero p35 e Rb, tutte le proteine che vengono codificate dal genoma virale, sono in grado di promuovere un’intensa replicazione delle cellule, che esita così verso la formazione di papillomi, condilomi acuminati, iperplasia epiteliale focale, verruche e carcinomi. Nonostante questo però, tutte le forme di Papilloma Virus determinano la formazione di cancro, ed in particolare, i carcinomi della cervice uterina, vengono innescati dai genotipi 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, e 59, anche se le tipologie 16 e 18 sono più frequenti, mentre per quanto riguarda le verruche, ed i condilomi, questi sono generati dai genotipi 2 e 7 per quel che riguarda le verruche comuni, 1,2 e 4 per le verruche plantari e 3 e 10 per le verruche piane. L’oncoproteina E7 è molto piccola ed idrosolubile, ed è caratterizzata da solo 98 amminoacidi scarsamente immunogenica ed è proprio per questo, che non può essere utilizzata singolarmente come aptene e necessita della fusione tramite complessi proteici immunogenici. Tramite la stimolazione di una successiva risposta immunitaria, polarizzata da un vaccino che contiene al suo interno frammenti oppure proteine complesse con E6 ed E7, è in grado di eliminare totalmente il rischio della formazione di un cancro tramite infezione da Papilloma Virus.

terapia per il Papilloma virus

Come si contrae

Il Papilloma Virus, si contrae tramite contatto diretto sessuale, cutaneo, oppure orale, o in luoghi con scarsa igiene, come ad esempio i bagni pubblici che molto spesso non sono adeguatamente puliti. Nel sangue e nello sperma non sono presenti i virus del Papilloma Virus, ma il rischio di contrarre tale patologia, aumenta quando si hanno diversi partner sessuali, ed è presente specialmente tra gli adulti con età compresa tra i 20 ed i 35 anni. Il Papilloma Virus è molto presente tra le popolazioni promiscue ed in particolar modo, tra quelle che hanno una scarsa igiene. L’impiego di profilattici durante i rapporti sessuali sembra non garantire una protezione completa, perché molto spesso l’infezione è diffusa anche sulla cute sia della vulva che del perineo.

Questa malattia possiamo definirla asintomatica nella maggior parte dei casi, ma in determinati soggetti, essa può dare origine a condilomi acuminati in sede genitale, ovvero pene, vagina e perineo. Tramite pap test è possibile visualizzare se una donna è affetta da lesione nel collo dell’utero da Papilloma Virus, oppure mediante la colonscopia oppure le tecniche di patologia molecolare, mentre le lesioni nel sesso maschile, tramite la penescopia. Ogni anno nel nostro paese, sono circa 4.000 le donne che si ammalano di tumore al collo dell’utero, e si stima inoltre, che il 75% della popolazione, almeno una volta nella sua vita, è entrata a contatto con il Papilloma Virus.

È possibile inoltre, che una donna possa contrarre l’infezione da Papilloma Virus durante la gravidanza, con preoccupazioni importanti circa l’andamento della malattia e salute del feto. Questo rischio, non è molto diverso da quello che può manifestarsi in assenza di gravidanza, e la concentrazione virale ad alto e basso rischio, non mostra alcuna differenza. Quando l’infezione compare per la prima volta in gravidanza, questa può determinare lesioni ai genitali, che inoltre possono assumere un aspetto aberrate, con una forma estesa, ingigantita e friabile. Nonostante il contagio del Papilloma Virus dal canale del parto al feto che può determinare papillomatosi respiratoria ricorrente al neonato, il parto tramite taglio cesareo non è particolarmente indicato, a meno che non siano presenti lesioni talmente estese che ostruiscono il canale del parto.

Trattamento

Riuscire a trovare un trattamento farmacologico adeguato in presenza di Papilloma Virus, è molto complicato, così come lo è per altre forme virali. Tuttavia, come abbiamo più volte accennato, alcune forme di Papilloma Virus regrediscono in maniera spontanea, e solo una minoranza dei casi, necessita di un trattamento mirato e tempestivo. In presenza di infezione persistente del collo dell’utero ad esempio, attualmente non ci sono a disposizione trattamenti non invasivi che possono dare risultati soddisfacenti. Nel caso tale infezione è associata a modificazioni precancerose dell’epitelio, si può prendere in considerazione la laserterapia, oppure la conizzazione, ovvero la resezione di una parte molto piccola della cervice uterina, in maniera tale da asportare la lesione che potrebbe essere inoltre anche di natura maligna, oppure che già lo è, ma di piccole dimensioni.

Per rimuovere invece i condilomi acuminati della vulva, del pene o del perineo, si può ricorrere alla metodica laser, oppure all’elettrocoagulazione, o ancora alla critoterapia o mediante applicazione di podofilina. Le lesioni sia genitali che anali, ovvero i condilomi causati da Papilloma Virus, si possono trattare in modi differenti. È possibile utilizzare ad esempio delle creme da impiegare direttamente sulla zona interessata, e pare abbiamo una buonissima efficacia. Di recente, grazie agli studi sul Papilloma Virus, sembra essere stata scoperta una molecola, in grado di trattare il Papilloma Virus quando si manifesta nella sua forma cutanea esterna, ovvero la verruca. Il farmaco da utilizzare prende il nome di Cidofovir, ed è un prodotto a largo spettro antivirale, la cui efficacia sembra essere maggiore rispetto all’Aciclovir. Tale prodotto farmacologico, viene utilizzato principalmente in tutte quelle persone che hanno alterazioni del sistema immunitario, come i soggetti affetti da HIV, ed è disponibile nella formulazione liquida da somministrare tramite via endovenosa, ma attualmente sono in produzione anche formati per uso topico esterno, come le pomate ad esempio, ma che purtroppo nel nostro paese non sono ancora presenti.

Sintomi

Alcune forme del Papilloma Virus, possono provocare neoplasie del colo dell’utero, conosciute anche come cancro intraepiteliale della cervice uterina. I ceppi che sono maggiormente a rischio sono stati classificati con una numerazione, ovvero 16 (HPV16) e 18 (HP18), responsabili di circa il 70% delle neoplasie uterine. Oltre a provocare il cancro al collo dell’utero, questi sono i responsabili nelle neoplasie che colpiscono il pene, l’ano, la vagina, la vulva e l’orofaringe, che osservate dal punto di vista epidemiologico, essi hanno meno rilievo rispetto alle neoplasie che colpiscono l’apparato riproduttivo femminile. Il Papilloma Virus, può provocare anche verruche genitali o condilomi acuminati, ed in questo caso, i ceppi maggiormente coinvolti ed a rischio sono: 6 (HPV6), ed 11 (HPV11), responsabili della totalità di tali patologie. In altri casi, ma con minore frequenza, gli sessi ceppi di Papilloma Virus sono i responsabili di papillomatosi respiratoria ricorrente, ovvero una condizione clinica che comporta la formazione di verruche nella gola, provocando nella persona affetta faringodinia, difficoltà della respirazione e voce roca. Quando le infezioni sono a carico di questi virus, esse danno luogo a manifestazioni cliniche che si possono subito identificare per la presenza di una sintomatologia molto particolare. Le verruche si possono manifestare nella cervice uterina, oppure nella vagina, nella vulva, nell’uretra, nel perineo e nell’ano, ma non possiamo escludere anche altre zone extravaginali, ovvero la congiuntiva, la bocca, il naso e la laringe.

Critiche

Per quel che riguarda il vaccino contro il Papilloma virus, questo oggi è disponibile e consigliato dal Ministero della Salute, in quanto, come detto, un’eventuale assenza di trattamenti potrebbe determinare la comparsa di fenomeni cancerosi. Infatti, se si guarda alla situazione nei paesi sottosviluppati, dove le cure sono molto scarse e l’uso dei profilattici per i rapporti sessuali inusuale, si stima un’incidenza di ben l’80 per cento dei casi di cancro al collo dell’utero.

Associando questi dati ad altri a disposizione, le autorità sanitarie suggeriscono la vaccinazione perché, secondo alcuni dati, l’infezione da Papilloma virus colpisce il 75 per cento delle donne, anche se la maggior parte di queste non ha sintomi e risolve autonomamente l’infezione con il proprio sistema immunitario.

In realtà vi sono anche molte critiche alla vaccinazione, proprio perché questi dati indicano come, nel mondo occidentale, l’infezione da papilloma virus è facilmente sconfitta dai farmaci e dalla prevenzione, e la vaccinazione dovrebbe essere invece indirizzata verso quei paesi con forte incidenza cancerosa, pari all’80 per cento.

In Occidente invece, l’incidenza è molto più bassa. Sono stati classificati oltre 100 genotipi di Papilloma virus, ma solo 35 di questi attaccano i genitali, e solo quattro di questi possono essere sconfitti dal vaccino. Inoltre, l’evoluzione del virus in carcinoma è dovuta all’assenza di cure, e giunge alla sua conclusione in un arco temporale di 20 o 30 anni. Si tratta quindi di casi limite, di individui che trascurano la propria salute in modo tale da “coltivare” un virus invece facilmente eliminabile. Da qui le critiche verso un vaccino che dovrebbe essere invece un’arma contro malattie con incidenza mortale ed epidemiologica ben più grave.

Il Papilloma virus invece, è facilmente individuabile con un pap-test, e per questo la sua mortalità, ad esempio in Italia, è dello 0,8 per cento, una statistica giudicata troppo bassa per giustificare un vaccino.

La vaccinazionePapilloma virus vaccino

I vaccini oggi a disposizione degli utenti sono due, per i quattro genotipi affrontabili. Si tratta del Gardasil per il trattamento dei genotipi ad alto rischio 16 o 18, e il Cervarix, per i genotipi a basso rischio 6 e 11. Quest’ultimo è un vaccino bivalente anche per il 16 e 18. Vanno somministrati in tre dosi, fino ai 26 anni di età limite, ed hanno un costo elevato, di più di 500€.

Dai dati statistici in possesso, si hanno dei valori di efficacia del 100 per cento sulle displasie in adolescenza fino ai 26 anni, per chi non ha mai contratto l’infezione, mentre per le donne con precedenti si passa al 50 per cento. Questo è un altro motivo di critica al vaccino, oltre alla mancanza di altri dati, come la durata immunologica e le certezze nel lungo periodo, non statisticamente quantificabili al momento.

In questo senso possiamo dire che il vaccino contro il Papilloma è del tutto sperimentale, in quanto serve un’analisi a lungo termine non ancora disponibile a 10 anni dalla commercializzazione del vaccino. Se in Olanda vi è stato un boom delle vaccinazioni a partire dal 2007, la Finlandia ha deciso per una sperimentazione morbida su un campione di volontari.

In Italia, il vaccino è gratuito solo per le bambine di età inferiore ai 12 anni, e dopo un’iniziale aumento consistente delle richieste, le critiche hanno frenato molte donne alla vaccinazione, con degli interrogativi sui rapporti tra il costo e il beneficio del vaccino.

Il Gardasil è il primo vaccino autorizzato per il Papilloma virus, e si basa su un trattamento iniettabile intramuscolare contro i quattro genotipi prima accennati. Il contenuto del vaccino è di proteine L1 purificate dal virus, e può essere acquistato solo dietro prescrizione medica. Le dosi da somministrare sono due, con intervalli di 2 mesi nel primo step, e di quattro mesi tra la seconda e l’ultima iniezione. Non si deve comunque superare l’anno tra la prima e l’ultima dose.

Il vaccino contiene proteine ricombinare con tecnica del DNA in cui si inserisce un gene di produzione delle proteine simili al virus. L’alluminio fa da coadiuvante. Gli anticorpi sviluppano così una risposta alle proteine simili al virus, in modo che, se si fosse infettati dal vero Papilloma, questi avrebbero già sviluppato un’identificazione e una risposta rapida.

La diagnosi

La diagnosi del Papilloma virus, oltre alla sintomatologia, prevede due test, il classico pap-test e lo specifico test HPV. Poi si può effettuare anche un esame di Colposcopia direttamente sulla vagina. Lo specifico test HPV è del tutto simile al pap-test nel suo procedimento, con il prelievo di un campione dalla cervice, ma la lettura viene eseguita in laboratorio con tecniche diverse dal microscopio, usato invece nel pap-test. Il pap-test è comunque un ottimo strumento di diagnosi, ed è sufficiente nella maggioranza dei casi. Nel caso del test specifico, la precisione di individuazione è più precisa solo per il numero di lesioni, ma questo dato non è rilevante ai fini dell’accertamento dell’infezione. Con il pap-test inoltre, si evidenziano le alterazioni dovute al virus, mentre il test specifico individua il virus stesso.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella.
Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia