Pressione arteriosa, cosa rappresenta e come misurarla

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Pressione arteriosa

La pressione arteriosa è quella “forza” che viene determinata dalla pressione che il cuore esercita nei confronti del sangue per spingerlo attraverso l’apparato circolatorio, oltre che da qualche varia ed eventuale resistenza che si dovesse opporre al suo movimento attraverso tale apparato.

La pressione

Le scienze fisiche ci insegnano che una pressione è proporzionale in modo diretto alle forze che agiscono nella direzione perpendicolare ad una data superficie. E che è proporzionale in modo inverso all’area di detta superficie (Pressione = Forza : Superficie). Ne consegue che al diminuire della superficie (lame di coltelli, punte di spilli, ecc.), se la forza applicata resta uguale, aumenta, invece, la pressione.

Semplici regole

Le scienze fisiche ci insegnano che una pressione è proporzionale in modo diretto alle forze che agiscono nella direzione perpendicolare ad una data superficie. Ed è anche proporzionale in modo inverso all’area di detta superficie (Pressione = Forza : Superficie). Ne consegue che al diminuire della superficie (lame di coltelli, punte di spilli, ecc.), se la forza applicata resta uguale, aumenta, invece, la pressione.

Questa regola fisica ci appare chiara in alcune situazioni che possono capitare a tutti: provate a camminare sulla neve fresca con dei semplici scarponcini. Quel che avverrà è che sicuramente affonderete nella neve soffice, a causa del vostro peso e di una ridotta superficie di “impatto” sulla neve.

In altri termini, la pressione che esercitate sulla neve è elevata perché il peso del corpo (forza) viene applicato su superficie ridotta (suola degli scarponcini). Dunque, la pressione che esercitate sulla neve sarà troppo elevata per potervi mantenere a “galla”. Poiché la neve è soffice, affonderete.

Di contro, se sulla neve andrete a camminare sulle apposite racchette da neve (o anche sugli sci) non affonderete. Poichè la medesima forza (il peso del vostro corpo) verrà esercitata sulla neve su una superficie molto più grande. Ovvero, quella delle racchette da neve (o degli sci), rispetto alla suola degli scarponcini. Poiché la superficie è inversamente proporzionale alla pressione, ecco che la pressione sarà molto minore e non si affonderà. Non è una magia, ma una semplice regola fisica che vi permetterà di comprendere quali siano i meccanismi alla base della pressione.

I valori di una pressione si esprimono attraverso più di una unità di misura: Torr, Pascal, Bar, Atmosfere e ATA.

La pressione arteriosa

La pressione

Invece, quando (e qui torniamo al nostro argomento principale) parliamo di pressione arteriosa, la scala a cui ci riferiamo sarà naturalmente diversa e ben più specifica. E sarà equivalente a quella dei millimetri di mercurio (la cui sigla è mmHg).

La fisiologia umana ci dice che il muscolo cardiaco è una pompa particolarmente efficace, in grado di sollevare il peso di una tonnellata all’altezza di 10 metri in sole ventiquattro ore. Con l’alternanza dei due movimenti, contrazione e rilassamento, il cuore può spingere il sangue affinché esso possa raggiungere tutti i distretti del corpo umano.

Il suo lavoro è spesso sottovalutato, tanto che ci dimentichiamo della fondamentale funzione che automaticamente questo organo è in grado di porre in essere. Non solo, si tratta di un lavoro di proporzioni così ingenti che

durante tutta la vita di una persona mediamente avrà pompato ben centonovanta milioni di litri del nostro liquido corporeo più prezioso. Ovvero, una quantità sufficiente che sarà sufficiente a sollevare una nave portaerei intera di ben 3 metri.

Nel dettaglio, quando il cuore effettua una contrazione (la sistole), il sangue viene spinto nel circolo sanguigno ad una velocità molto considerevole. La sua celerità è infatti pari a circa 50 centimetri al secondo. Le pareti del vaso arterioso principale in uscita dal cuore, l’aorta, si distendono perché è forte la potenza con cui il sangue le passa dentro. Ovviamente le pareti sono elastiche, potendosi quindi dilatare e contrarre, a seconda del momento in cui ci si trova. Grazie a questo meccanismo di dilatazione e di contrazione delle pareti dei vasi, si può esercitare un buon controllo sulla pressione arteriosa.

La pressione arteriosa massima

La pressione arteriosa massima

La pressione arteriosa massima è quindi posta in relazione all’efficienza del muscolo cardiaco (ovvero, di quanto sangue viene spinto ad ogni singola contrazione). Oltre a ciò, è posta in relazione anche all’elasticità con la quale le pareti dei vasi si dilatano e si contraggono.

In una condizione di normalità la pressione arteriosa massima, denominata altresì come pressione diastolica, deve essere più o meno di 120 mmHg. Allorquando l’elasticità delle pareti dei vasi sanguigni non è più quella fisiologica, oppure il lume di detti vasi non è quello corretto ma si è ristretto, il sangue andrà a incontrare una maggiore resistenza nel suo scorrere attraverso i vasi. A sua volta, questa resistenza non potrà che comportare un aumento della pressione arteriosa oltre i valori fisiologici che sopra abbiamo avuto modo brevemente di delineare in termini di pressione arteriosa massima.

La pressione arteriosa minima

Se il concetto di pressione arteriosa massima è chiara, dovrebbe esserlo di contro quella minima. Di fatto, quando ha termine la fase di svuotamento del cuore (la sistole, con la quale il cuore ha spinto fuori di se il sangue), inizia la fase con cui il cuore si riempie nuovamente con il nostro prezioso liquido, la cosiddetta diastole, rilassandosi.

Durante la diastole il cuore non spinge, non pompa il sangue nelle arterie, per cui la pressione arteriosa tocca il suo minimo (sempre fisiologico). Tale valore prende il nome di pressione arteriosa minima (anche detta diastolica), appena prima della successiva sistole.

Quindi, la pressione arteriosa minima (diastolica) è in stretta dipendenza della resistenza che il flusso sanguigno incontra soprattutto nelle aree periferiche. E ne deriva che maggiore è tale ostacolo e più lenta sarà la discesa della pressione arteriosa minima. Quindi, se vogliamo esprimerci in un altro modo rispetto a quanto sopra anticipato, ipotizziamo un valore fisiologico di pressione arteriosa minima indicato in circa 80 mmHg. Se il flusso sanguigno incontra ostacoli nella sua circolazione periferica, il valore di tale pressione aumenterà proporzionalmente all’entità della resistenza periferica incontrata dal sangue.

Cerchiamo dunque di meglio comprendere il fatto che una maggior resistenza periferica aumenta il valore pressorio. Tenete presente che la pressione arteriosa è uguale al valore della portata cardiaca (il prodotto della quantità di sangue spinta ad ogni contrazione e del numero di battiti al minuto) moltiplicato per le resistenze periferiche.

Fattori che influenzano la pressione

Come abbiamo visto, la pressione arteriosa è il risultato di tre fattori che sopra abbiamo avuto modo di anticipare in sintesi. È giunto ora il momento di riepilogarli in un livello di maggiore dettaglio, al fine di procedere più spediti con i punti che seguiranno:

  • La quantità di sangue che viene spinta nell’apparato circolatorio grazie alla sistole e la sua viscosità (ematocrito);
  • La forza con cui il cuore si contrae;
  • La resistenza offerta dai vasi sanguigni (vene e arterie) al flusso sanguigno.

Tutti e tre questi fattori reagiscono a dei controlli esterni mediati per lo più da stimoli di natura ormonale e nervosa. L’organismo dell’uomo è, difatti, capace di una regolazione autonoma della pressione arteriosa. Una regolazione che funziona in base a quelle che sono le esigenze di natura metabolica dei vari organi in un determinato momento.

Seguendo quelli che vengono comunemente chiamati ritmi circadiani, la pressione arteriosa ha valori mutevoli durante l’arco della giornata. Toccherà infatti dei picchi più alti all’inizio della giornata (primo mattino) e nel pomeriggio inoltrato.

Il battito cardiaco

Quindi, ad esempio, se stiamo salendo una o più rampe di scale, la pressione arteriosa aumenterà perché sia l’apparato respiratorio che quello muscolare necessiteranno di un maggior quantitativo di ossigeno (aumento della frequenza del battito cardiaco e della gittata sistolica), ed anche perché le contrazioni muscolari tendono a procurare una parziale occlusione dei vasi con il conseguente aumento delle resistenze periferiche.

Se avete compreso per bene il funzionamento di cui sopra, dovrebbe esserlo anche il fatto contrario. Ovvero, perché – in opposto a quanto sopra abbiamo avuto modo di riepilogare – la pressione arteriosa si abbassa quando stiamo dormendo?

La risposta è in questo caso piuttosto basilare. Lo scenario di cui sopra accade perché i vari organi, trovandosi a riposo, hanno richieste di tipo metabolico molto inferiori e quindi necessitano di meno ossigeno. Pensate anche a cosa accade quando facciamo un bel bagno caldo: grazie agli effetti vasodilatatori del calore, un bel bagno caldo sarà in grado di far abbassare la pressione. Il contrario avviene invece con il freddo: agendo con un effetto vasorestringente, la pressione arteriosa andrà a crescere.

I valori fisiologici della pressione

valori fisiologici della pressione

Chiarito quanto abbiamo sopra considerato, si tenga conto che è sempre bene che la pressione arteriosa si mantenga all’interno di una “area” di valori cosiddetti fisiologici. La motivazione è semplice: nutrienti ed ossigeno devono essere assicurati in modo corretto a tutti gli organi e tessuti. L’intervallo fisiologico è compreso tra i 75 e gli 80 mmHg per quanto riguarda la pressione arteriosa minima. E’ invece compreso tra i 115 e i 120 mmHg per quanto riguarda la pressione arteriosa massima.

Il fatto che vi siano delle oscillazioni all’esterno di queste zone non dovrebbe necessariamente destare preoccupazione, ma è sempre comunque opportuno parlarne con il proprio medico di riferimento per poter monitorare il proprio benessere in maniera più idonea.

Quali sono i valori indicativamente fisiologici a seconda dell’età dell’individuo?

Gli elementi che potrebbero essere in grado di portare delle variazioni dei livelli della pressione arteriosa in un essere umano sono ben più d’uno. Tanto che, in caso di livelli della pressione minima o massima divergenti rispetto a quelli ritenuti fisiologici, non sempre è facile cercare di comprendere quali possano essere la o le determinanti di una eventuale anomalia.

Infatti, i livelli del valore della pressione arteriosa nell’essere umano possono essere ben diversi in relazione alle condizioni generali della propria salute. O, ancora, in relazione al proprio peso ed al rapporto di quest’ultimo con la propria altezza. E ulteriormente in rapporto alla razza, alla etnia cui si appartiene, in relazione al proprio sesso, in relazione alla età. Anche, perché no, all’ora del giorno in cui si effettua la rilevazione ed alla apparecchiatura che viene utilizzata per effettuare la misurazione.

Insomma, come si può capire da questa premessa, si è ben lontani dal poter determinare dei valori esatti cui fare riferimento nell’indicare dei “valori fisiologici” della pressione arteriosa in un determinato individuo. Meglio dunque cercare di condividere con il proprio medico la specifica propria fattispecie, evitando di fare affidamento a dei valori di riferimento che potrebbero non valere per le proprie effettive condizioni.

Valori non “precisi”, ma consideriamo il range

Ciò non toglie che possiamo, però, prendere in considerazione un “range” di valori, all’interno del quale, almeno in relazione alla propria età, si possa parlare di valori della pressione arteriosa ancora fisiologici. Se si rientra in questo range di valori pressori, si può affermare che si è sulla buona strada per evitare i rischi di scompensi cardiocircolatori connessi alla pressione arteriosa.

Se stiamo affrontando il caso di un individuo, in età adulta, in condizioni psico-fisiche buone, con una corporatura media e di peso nella norma, possiamo affermare che un buon valore di pressione arteriosa massima si attesta intorno ai 120 mm della colonnina di mercurio (il valore sistolico della pressione arteriosa). Di contro, un buon valore della pressione arteriosa minima si attesta intorno agli 80 mm della colonnina di mercurio (valore diastolico della pressione arteriosa).

I range di riferimento

Non dimentichiamo che coloro che normalmente soffrono di pressione bassa, i “livelli di rischio” si attestano, invece, intorno ai 50 mm/hg per la pressione arteriosa massima e ai 30 mm/hg per quella minima.

Questi valori (che, ricordiamo, restano pur sempre valori indicativi), possono subire variazioni, comunque non troppo “importanti”, con il passare degli anni, con l’aumentare dell’età dell’individuo.

Una volta che sia stata superata anche questa fascia d’età (ma se vogliamo stare sempre tranquilli circa la salute del nostro apparato cardio vascolare non sarebbe cosa malvagia iniziare anche ben prima), è certamente consigliabile effettuare controlli sulla pressione arteriosa abbastanza di frequente, aggiornandone quanto più spesso possibile il proprio medico curante il quale, in base alle caratteristiche fisiche, alla storia ed a altri elementi di cui è senz’altro a conoscenza, potrà confermarci che i valori che gli abbiamo riferito sono compresi nel proprio personale “range fisiologico”, oppure, in caso contrario, visitarci ed indicarci la terapia più idonea per riportare i valori della pressione arteriosa nel range che egli ritiene normale per il paziente.