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Rabarbaro: caratteristiche, proprietà e controindicazioni

Che cos’è il rabarbaro, quali sono le sue caratteristiche nutrizionali e quali benefici potrebbe apportare alla nostra alimentazione se consumato.

Scopriamo insieme il rabarbaro, una pianta erbacea che cresce spontanea e che puoi coltivare anche nell’orto di casa.

Il rabarbaro è una pianta erbacea perenne simile al sedano, dal quale si differenzia per le lunghe coste tinte di rosso o rosa che trasmettono una certa allegria in chi le osserva. Appartiene alla famiglia delle poligonacee e, come tutte le erbe che ne fanno parte, presenta un grosso rizoma e delle foglie di grandi dimensioni, che raggiungono un diametro di 50-80 cm nella parte più ampia della lamina.

Esistono varie specie di rabarbaro appartenenti al genere Rheum, considerate di origine orientale, provenienti in particolare dal Tibet e dalla Cina, anche se la coltivazione e la loro crescita naturale è diffusa pure in Europa. La sua raccolta avviene durante il secondo anno di coltivazione, durante il periodo primaverile e nei mesi d’estate, in particolare a cavallo tra maggio e giugno.

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Fin dai tempi antichi il rabarbaro veniva usato a scopi ornamentali, ma erano proprio le popolazioni orientali, soprattutto i cinesi e i mongoli, a farne un uso medico. Ed è proprio il rabarbaro di tipo cinese, il Rheum Palmatum – considerato tra l’altro quello più pregiato insieme al rabarbaro Officinale – a essere la variante più consumata e conosciuta.

Da che cosa è composto il rabarbaro

Dopo questa prima panoramica vediamo con precisione qual è la composizione chimica del rabarbaro per capire da dove derivano i sui effetti benefici e le sue particolarità.

Innanzitutto è fatto di un’abbondante quantità di acqua: 93,61 g, proteine: 0,90 g, carboidrati: 4,54 g, grassi 0,2 g, fibre 1,8 g.

Ad arricchirlo una grande varietà di minerali: il potassio 288 mg è la componente prevalente, seguito da calcio 86 mg, fosforo 14 mg, e magnesio 12 mg, piccola la dose di sodio e bassa quella di ferro e rame.

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Una buona varietà di vitamine lo arricchiscono. In particolare, sono abbondanti la Luteina Zeaxantina 170 mcg, la Vitamina A IU 102,  K 29,3 mcg, il Beta carotene 55 mcg, e la Vitamina E 0,27 mcg. Una cospicua presenza anche di Folati e, a seguire, di Vitamina B1, B2, B3 e B6. Fondamentali per le sue proprietà gli antiossidanti, tra i quali ci sono gli antociani a le proantociandine.

Estremamente basse le calorie. Pensa che consumando 100 grammi di rabarbaro hai un apporto calorico di sole 21 Kcal

Proprietà e usi del rabarbaro

Proprietà e usi del rabarbaro

L’uso del rabarbaro in cucina predilige principalmente le coste, rispetto alle foglie che, invece, sono ricche di acido ossalico. Mentre, dal punto di vista erboristico e della fitoterapia (dal greco phytòn, ossia la pratica che utilizza le piante per la cura delle malattie), è il rizoma a essere ritenuto fondamentale. Il rabarbaro, se ben dosato, può apportare numerosi benefici: utile per l’intestino e per l’apparato digerente perché favorisce il corretto funzionamento della bile e la secrezione dei succhi gastrici.

Grazie all’abbondante presenza di antrachinoni, stimola l’appetito quando è carente e può regolarizzare il ciclo alle donne che hanno problemi di amenorrea.

Come ho già avuto modo di spiegare poco fa,  è il rizoma la parte del rabarbaro artefice dei benefici diretti alla cura del corpo, specie quando si presentano problemi intestinali. Infatti è ritenuto anche un efficace lassativo naturale, da sostituire a invasive soluzioni farmacologiche. Attenzione però a non esagerare: da prodotto dotato di una naturale azione regolatrice dell’intestino si rischia di farlo diventare una vera e propria purga, talvolta dannosa.

Non è da sottovalutare affatto anche la potente azione antinfiammatoria del rabarbaro che lo rende una pianta adatta a un uso esterno per curare fastidiose e antiestetiche scottature e ferite.

Il suo basso apporto calorico ne fa un prodotto che ben si sposa con diete finalizzate al dimagrimento, che non perdendo di vista la salute. I suoi composti organici accelerano il metabolismo e aumentano la capacità del nostro organismo di bruciare i grassi. Inoltre, l’abbondante presenza di fibre alimentari facilita anche l’eliminazione del colesterolo LDL  dal sangue, rendendolo un fedele alleato contro le malattie caridiovascolari.

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Quali sono le controindicazioni

Anche il rabarbaro presenta dei limiti e avrai già intuito dai precedenti accenni che mi riferisco al suo effetto lassativo, dannoso se diventa eccessivo. A parte ciò, è sconsigliato alle donne in stato di gravidanza, o in fase di allattamento, ai bambini al di sotto dei due anni di età e a chi soffre di colite nervosa. Il motivo è che le foglie sono ricche di ossalati e ciò non aiuta le persone che presentano tali problemi o che soffrono di disturbi gastrointestinali, oltre all’alto rischio di calcoli renali che comporta. In linea di massima però è sempre meglio consumare il rizoma piuttosto che le foglie perché c’è la possibilità che possano causare intossicazioni alimentare.

Come consumare al meglio il rabarbaro

consumare al meglio il rabarbaro

Uno dei modi per consumare il rabarbaro è quello di assumerlo attraverso infusi e decotti che si ottengono in seguito al processo di essiccazione della pianta. Un procedimento che consiste nell’estrazione del rizoma del rabarbaro, il quale viene fatto a pezzi della grandezza di circa 3-5 cm per poi essere lasciato appunto ad essiccare o in stufa o sui graticci. Entrambe le modalità permettono di estrarre al meglio i principi attivi del vegetale, ma è preferibile l’essiccazione sui graticci.

Quando si pensa al rabarbaro, spesso lo si associa in modo alquanto approssimativo a un sapore amarognolo e allo stesso tempo gradevole, e perché no, alla primavera. Contrasti che possono essere superati facilmente con qualche idea per utilizzarlo con fantasia in cucina.

Nonostante il suo sapore lo renda particolarmente indicato per essere ingrediente aromatico di caramelle balsamiche o alle erbe o per realizzare un ottimo liquore, efficaci digestivi, gustose confetture o, come già detto, decotti e infusi di  qualità, la pianta può facilmente arricchire insalate e contorni entrando a far parte a pieno titolo di un sano e corretto regime alimentare.

Nella tua dieta salutare puoi tranquillamente utilizzare il gambo di rabarbaro in contorni fantasiosi a base di patate, semplice insalata mista o di riso. Piatti veloci da preparare per i quali è necessario soltanto procurarsi gli ingredienti, lavarli accuratamente e lessare le patate se si sceglie questo prodotto come accompagnamento. In base ai tuoi gusti puoi decidere di aggiungere le cipolle e gli asparagi che ben si sposano in questo piatto e che puoi consumare sia cotti che crudi.

Un altro contorno invitante che può permettervi di esaltare il rabarbaro e di abbinarlo ai vostri secondi preferiti potrebbe essere il rabarbaro in agrodolce. Per una porzione vi serviranno: uno stelo di rabarbaro, una cipolla rossa di Tropea, alloro, olio extravergine d’oliva, vino rosso e un pizzico di sale. La cipolla va tagliata sottile o tritata e fatta appassire con un filo d’olio, alloro a fuoco lento. Non appena la cipolla diventa morbida, va aggiunto il rabarbaro tagliato precedentemente a tocchetti insieme a qualche cucchiaio d’acqua. Il tutto va lasciato stufare per circa 5-7 minuti, fino a quando non ci sarà più acqua in pentola. A quel punto, sfumare col vino e alzare la fiamma. Sfumato anche il vino, il piatto è pronto.

L’unico ostacolo all’effettivo uso in cucina del rabarbaro potrebbe essere la difficoltà di trovarlo. Impresa talvolta piuttosto ardua che potrebbe sottrarvi molto più tempo di quello che credete perché non è diffuso in tutti i negozi ortofrutticoli, nei mercati rionali, nei supermercati a grande distribuzione, soprattutto se si cerca fresco e proveniente  da agricoltura locale.

A mio parere è sempre meglio usare prodotti italiani, anche se il rabarbaro spesso è associato solo al mondo orientale o alla cucina nord europea. Anche se oggi potrebbe sembrare difficile da credere, la coltivazione di questa pianta un tempo era largamente diffusa anche in Italia, specie nei posti di montagna. Le maggiori sperimentazioni culinarie e la valorizzazione delle sue proprietà hanno diffuso nuovamente il suo uso nel nostro Paese.