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Salice piangente: gli infiniti usi di una pianta ‘leggendaria’

Il salice piangente (nome scientifico Salix Babylonica) è un albero deciduo, uno dei salici maggiormente adoperati per scopo ornamentale.

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Il salice piangente (nome scientifico Salix Babylonica) è un albero deciduo, uno dei salici maggiormente adoperati per scopo ornamentale.

Caratteristiche della pianta

Può raggiungere i 25 metri di altezza ma si attesta normalmente sui 10-15m e possiede rami sottili e penduli, conferendogli un portamento riverso verso il basso, particolarità esaltata nelle varietà ornamentali. Il fusto del salice piangente è molto grosso ma breve ed accoglie una chioma larga e ovaloide. Le foglie del salice piangente sono disposte a spirale e strette e lunghe, appuntite e con i margini finemente seghettati. In autunno, prima di cadere, passano dal verde chiaro al giallo dorato. I fiori sono riuniti in amenti più grandi e di colore più chiaro per gli alberi maschi, più piccoli e tendenti al verde per gli alberi femmina, ed i frutti sono capsule con molti piccoli semi, ciascuno provvisto di un ciuffo di peli bianchi e setosi. Anche se in natura la distribuzione del salice piangente si limita alle regioni temperate della Cina, il suo utilizzo per scopi ornamentali risale a tempi remoti e aveva raggiunto l’occidente seguendo la via della seta.

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Coltivare il salice piangente

Il salice piangente non è una pianta complessa da coltivare, a condizione di soddisfare le particolari condizioni che richiede per crescere in maniera rigogliosa.

Innanzitutto, in contrasto con altri alberi che non possono essere posti dove l’acqua ristagna, per il rischio che le loro radici marciscano, al salice piangente fa bene un terreno ricco e rorido, tanto che spesso è possibile trovarlo nelle vicinanze di corsi o bacini d’acqua, che rendono costantemente umido il terreno circostante. Qualora questa possibilità non fosse presente, l’annaffiatura del salice dovrà essere regolare ed abbondante, di modo da fornirgli un terreno sempre umido del quale nutrirsi.

Per quanto concerne il posizionamento, è importante ricordare che le radici del salice tendono ad estendersi, dunque è sconsigliato piantarle troppo vicino alle abitazioni: le radici potrebbero danneggiare le tubature o l’edificio stesso. Per lo stesso motivo, oltre alle qualità di ricchezza ed umidità già citate, è importante che il terreno dove il salice andrà ad essere collocato sia anche profondo. Altro fattore importante è la luce solare. Al salice piangente in generale occorre una grande quantità di luce, mentre un eccesso di ombra ne limiterà la crescita e la rigogliosità.

Lo sviluppo

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I salici piangenti crescono molto rapidamente e dominano così il paesaggio circostante. I loro rami pendenti donano loro la classica forma distintiva che tanto ci fa sognare. Crescono vicino a stagni e ruscelli e preferiscono condizioni climatiche umide e fredde. Possono tollerare bene periodi di siccità. Il fogliame è verde, lungo e sottile. Quando le foglie cadono in autunno, il colore si tramuta da una tonalità di giallo-verde a sfumature di blu.

Mantenimento del salice piangente

Nonostante la coltivazione non sia particolarmente complessa vi sono alcuni punti importanti per mantenere in salute un salice piangente; uno dei principali è l’utilizzo di antiparassitari. Nonostante sia un albero che attecchisce facilmente, il salice piangente è una pianta piuttosto fragile e dalla vita breve, che inoltre tende spesso ad essere attaccata da malattie e parassiti, ammalandosi in particolare di cancro e di ruggine. La concimazione, per un salice piangente, è raccomandata non appena piantato e circa ogni due anni successivamente. Per attuarla, il momento migliore è l’inverno ed il modo è piuttosto semplice: sarà sufficiente infatti mescolare alla terra del concime organico.

Per quanto riguarda il periodo invernale, oltre al concime va posta una cura particolare all’irrigazione. Anche se sopporta piuttosto bene i periodi freddi, incluse le gelate prolungate, il salice piangente è sempre a rischio per quanto concerne la siccità e spesso il periodo invernale viene sottovalutato sotto questo aspetto. Per quanto concerne la potatura, la particolare estetica del salice piangente fa sì che normalmente non sia un’operazione necessaria ed anzi dannosa per la resa complessiva.

Potatura

Normalmente, viene effettuata una potatura in tre circostanze particolari distinte:

  • I rami hanno invaso spazi eccessivi: in questi casi si interviene potando il minimo necessario e cercando di conservare l’insieme della pianta intatto
  • I rami sono stati colpiti da parassiti o malattie: in questo caso è importante eliminare con sicurezza tutti i rami colpiti dal parassita o dalla malattia, per evitare una rapida propagazione al resto della pianta
  • I rami sono stati spezzati dal maltempo: il legno del salice piangente è piuttosto fragile ed i suoi rami tendono a spezzarsi facilmente con il vento. In questo caso è bene potare i rami spezzati per evitare che l’intera pianta ne risenta.

Riprodurre il salice piangente

La riproduzione di un salice piangente è piuttosto semplice e si effettua per talea semilegnosa o legnosa, mettendo in atto la tecnica nel mese di aprile, recidendo le talee con strumenti puliti e ponendole in terreno a radicare. Comparsi i primi germogli si può affermare che la radicazione sia avvenuta. A questo punto le piantine, non appena compiuto un minimo irrobustimento, vanno poste a fissa dimora e possono essere trattate alla stregua di piante adulte.

Il salice piangente: un po’ di mitologia

Il nome “salice” è stato attributo alla pianta dai celti, i quali gli attribuirono il nome per indicarne la vicinanza con l’acqua. Il salice veniva interpretato come una divinità capace di controllare e moderare i cicli lunari e gli venivano attribuite proprietà terapeutiche, che trovano riscontro nell’alta concentrazione di acido salicilico effettivamente in esso presente. Erano quindi popolari decotti dalle proprietà antinfiammatorie, antidolorifiche ed antipiretiche e pediluvi rilassanti e sgonfianti.

I salici piangenti in medicina

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L’albero produce un abbondante linfa lattiginosa. All’interno della linfa vi è una sostanza chiamata acido salicilico. Non vi dice nulla? Facciamo un passo indietro.

Nel 1763 Edward Stone, un ministro britannico, condusse esperimenti sulla linfa di salice e sull’acido prodotto che identificò e isolò. Venne utilizzato per molti anni ma dava il fastidioso problema di provocare disturbi di stomaco. Questo fino al 1897. quando un chimico di nome Felix Hoffman ne creò la versione sintetica che non creava problemi di alcun tipo. L’azienda produttrice era niente di meno che la Bayer che produsse, così, la prima aspirina.

Il salice piangente in letteratura

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Gli schizzi a carbone degli artisti sono spesso prodotti dalla corteccia del salice.

Nel folklore, il salice piangente è il simbolo della morte, proprio a causa della loro caratteristica forma. Questo significato simbolico lo si può osservare nei dipinti di epoca vittoriana, dove il salice piangente veniva raffigurato in una pittura funeraria o in un’opera realizzata per commemorare la morte di qualcuno.

In letteratura il più famoso riferimento è di William Shakespeare in Otello, quando Desdemona canta tutta la sua disperazione. Ma la prima testimonianza scritta è una canzone del 1583, appositamente realizzata per i liuti, strumenti a corde come la chitarra ma con un suono molto più morbido.

Shakespeare torna a usare il simbolismo del salice piangente in Amleto, quando Ofelia ne spezza i rami e li getta nel fiume dove annega.

Arrivando all’epoca contemporanea, è impossibile non citare il salice piangente come personaggio importante della serie dei libri di Harry Potter. Avete capito di chi stiamo parlando, vero?