Orchidea: come scegliere il terriccio adatto per averla sempre in salute

Vediamo come scegliere il terriccio giusto per la vostra orchidea in modo da averla sempre in salute, rigogliosa e in tutto il suo splendore.

Orchidea
Orchidea (da Pixabay)

L’orchidea è una delle piante più diffuse in tutto il mondo per la varietà con cui si presenta nelle forme e nei colori e per la sua bellezza. La più diffusa è la Phalenopsis per la forma dei fiori ad ali di farfalla.

Quando si sceglie un’orchidea bisogna averne molta cura. Lei darà un tocco di colore e un’atmosfera speciale alla vostra casa ma voi dovete rispettare le sue esigenze e muovervi sempre di conseguenza altrimenti la pianta appassirà e morirà in poco tempo.

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Uno degli aspetti fondamentali per l’orchidea è il terriccio. Oggi affronteremo nello specifico questo tema toccando anche quelli che ruotano attorno ad esso. Se seguirete questi consigli non avrete nessun problema.

Orchidea: come scegliere il terriccio adatto

Orchidea foglie molli
Orchidea (Download da Adobe Stock)

Per prima cosa, ancora prima di pensate al terriccio, bisogna pensare al vaso. Questo deve essere in grado di garantire l’aerazione e quindi pieno di fori. Fatto questo potete passare a pensare al terriccio. Per questa pianta, in generale, deve essere leggero e drenante. Ci sono due tipi di terriccio che si possono considerare a questo proposito: quello a composizione rocciosa e quello a composizione legnosa.

Il primo ha una serie di vantaggi. Ad esempio, potete scegliere questo in modo da tenerlo per tutta la vita della pianta. Il materiale è inorganico, manterrà le sue caratteristiche, quindi, i rinvasi non saranno necessari. L’unica cosa da fare è concimarlo regolarmente per mantenere il pH. A questo proposito sono utili tre tipi di terreno: l’argilla espansa, la perlite e la lana di roccia.

Il secondo, invece, trova la sua forza nella composizione organica. Il più comune, maggiormente diffuso, è quello composto da bark, ossia cortecce o di pino o di abete. Naturalmente la pianta in questo modo avrà l’impressione di essere in natura e il pH rimarrà costante. Tuttavia, le sostanze nutritive si perderanno e allora occorrerà rinvasare ogni due anni.

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Invece delle cortecce, potete usare anche il cocco. Si tratta di un prodotto che viene estrapolato dagli scarti di coltivazione della pianta di cocco. Tuttavia, è un po’ carente di sale rispetto al bark quindi dovrete concimare da subito. Per ogni dubbio rivolgetevi ad un esperto che saprà spiegarvi ogni dettaglio con esperienza e sicurezza.

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