Acrilammide, una sostanza cancerogena che si nasconde in alcuni alimenti: ecco quali

L’acrilammide è un composto potenzialmente cancerogeno che si forma in maniera naturale durante la cottura di alcuni alimenti: scopriamo come evitarlo.

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(Foto Adobe Stock)

La familiarità con i tumori rientra tra i fattori che espongono a una più alta percentuale di rischio. Come sappiamo, però, la prevenzione si basa anche su uno stile di vita sano e attivo. L’alimentazione, infatti, è un importante parametro, che può esporci a un maggior pericolo di cancro o, al contrario, ridurlo. Scopriamo insieme cos’è l’acrilammide, quali rischi comporta e in quali cibi si trova.

Acrilammide: cos’è e quali sono i suoi rischi

L’acrilammide alimentare è una sostanza che si forma a seguito della cottura di alcuni cibi, con temperature superiori a 120 gradi.

Foto dal web

La scienza ha riconosciuto l’acrilammide come un cancerogeno e genotossico di processo. Ciò significa che l’assunzione oltre determinati limiti di questa sostanza espone a un maggior rischio di insorgenza di tumore.

Tra i tipi di cancro di cui risulta maggiormente responsabili ci sono le malattie neoplastiche a carico di seno, reni, ovaie ed endometrio.

La legge ha imposto un tasso di acrilammide di riferimento nella produzione degli alimenti, da non superare per non esporre a rischio la salute dei consumatori.

Secondo gli scienziati, però, la quantità di questa sostanza considerata trascurabile per il nostro organismo dalla legge è ancora troppo alta.

Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non bisognerebbe superare un microgrammo per una persona di 60 kg. La quantità per i bambini del peso di 30 kg, naturalmente, risulta dimezzata.

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In quali alimenti si trova

Quali sono gli alimenti che contengono acrilammide? Come anticipato, questa sostanza si sviluppa in modo naturale, nel corso dei processi di cottura di cibi ricchi di amido.

Pizza di pane avanzato
Pizza di pane (Screenshot video Youtube)

A rappresentare un rischio particolare, quindi, sono pane, pizza e più in generale i prodotti da forno. L’acrilammide è visibile ad occhio nudo: si tratta della crosticina marroncina, o peggio ancora bruciacchiata, presente su questi alimenti.

Non dobbiamo dimenticare che questa sostanza è prodotta in maggior quantità con l’utilizzo di farine integrali o farine a base di segale.

Non solo lievitati, l’acrilammide può svilupparsi anche all’interno di cereali e caffè, nel corso delle operazioni di tostatura.

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Ad essere coinvolti dall’effetto potenzialmente cancerogeno di questa sostanza sono sia i cibi industriali – che in ogni caso rispettano il limite imposto dalla legge – che quelli casalinghi.

Come ridurre la possibilità che si sviluppi? È indispensabile prestare la massima attenzione ai tempi e alle modalità di cottura, sia che il processo avvenga in forno che in padella o in friggitrice.

Inoltre, si consiglia di il 3% di tè verde alla panatura degli alimenti: i polifenoli in esso contenuti dimezzano la presenza di acrilammide, riducendo notevolmente il rischio di entrare in contatto con questo contaminante.

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