Verifiche fiscali, l’Agenzia delle Entrate vince il ricorso: tremano tutti

Una sentenza della Cassazione dà ragione all’Ente responsabile delle verifiche fiscali. Cosa significa questo per milioni di cittadini, guai a sgarrare.

Sede dell'Agenzia delle Entrate
Sede dell’Agenzia delle Entrate (Foto Twitter)

Verifiche fiscali, l’Agenzia delle Entrate fa segnare un grosso punto a suo favore. L’Ente aveva inoltrato ricorso alla Corte di Cassazione, che alla fine gliel’ha data vinta. L’AdE aveva contestato dei versamenti ritenuti senza giusta causa da parte di una azienda e che quindi considerava alla stregua di pagamenti in nero.

Si trattava di versamenti che non avrebbero presentato una motivazione valida. Fatto sta che la sentenza favorevole all’Agenzia delle Entrate fa si che ora possano avvenire delle verifiche fiscali sui conti correnti sia dei soggetti del settore pubblico che privato. E la cosa varrà tanto per i datori di lavoro quanto per i dipendenti.

La sentenza della Cassazione risale alla fine di marzo 2022, al giorno 30 per la precisione. Secondo la stessa, entrate maggiori in favore di aziende e professionisti, e tra questi anche impiegati, sono da giustificare se delle legittime verifiche fiscali dovessero portare all’emergere di situazioni poco chiare.

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Verifiche fiscali, l’Agenzia delle Entrate può controllare tutti

Le norme attualmente vigenti in materia riferiscono di come debba essere compito del contribuente/lavoratore dimostrare di essere in regola con i pagamenti delle tasse e con tutte le dichiarazioni che si riferiscono al proprio reddito. Così come ogni accredito ricevuto non deve risultare collegato ad operazioni di imponibile.

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I pagamenti tracciabili d’altronde servono all’Agenzia delle Entrate proprio per stroncare ogni possibile situazione di evasione fiscale. Per cui si richiede con estrema precisione di fornire spiegazioni su qualsiasi movimento finanziario che interessa un conto corrente. Tanto in uscita quanto in entrata.

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E la lotta agli evasori ha fornito all’Agenzia delle Entrate delle possibilità ulteriori per scovare i furbi. Addirittura anche quanto viene pubblicato sui social network può fare da prova schiacciante e dimostrare possibili incongruenze tra lo stile di vita tenuto ed il reddito dichiarato. Così come l’AdE ha piena facoltà di controllare i conti corrente dei cittadini, pur rispettando le norme basilari in materia di tutela della privacy.

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