Parto naturale: 55 foto per capire cosa avviene fase per fase!

Tutte le fasi del parto naturale: dall’inizio del travaglio allo step del secondamento.

Parto naturale

Il parto naturale è un evento “magico”, nel quale il corpo della donna subisce profonde modificazioni utili per poter accogliere la nuova vita. Ma che cosa avviene esattamente nei giorni precedenti, nel giorno del parto, e nei momenti successivi?

Prima del parto

Nei giorni precedenti al parto c’è sempre una grande incertezza sul momento in cui verranno manifestati i principali sintomi. Non esistono infatti delle regole che preannunciano l’inizio del travaglio, anche se è possibile ricondurre ad esso alcuni segnali che potrebbero indicare alla madre che il proprio bimbo nascerà molto presto.

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Uno dei questi è naturalmente la comparsa di qualche dolore simile a quello mestruale, che coinvolge la parte bassa della schiena: non si tratta quasi mai di un dolore in grado di determinare un’imminente nascita, ma preannuncia comunque un travaglio che potrebbe avere inizio nell’arco di pochi giorni. Proprio per questo motivo è bene non allarmarsi (naturalmente, potete condividere questa evoluzione al vostro medico): meglio dunque rilassarsi e aspettare, tenendo conto che questi dolori sono limitati alla preparazione dell’utero al momento del parto.

Questo arco temporale di “preparazione” è il c.d. “periodo prodromico”, durante il quale il feto si impegna nel bacino e incunea la testa nel canale uterino. La donna in questa fase avvertirà una sensazione di peso nella parte inferiore dell’addome e nella regione lombare, e aumenterà anche lo stimolo a urinare spesso.

Un secondo evento che può determinare l’avvicinarsi del travaglio, oltre ai dolori alla bassa schiena, è il distacco del tappo mucoso: si tratta di un evento che spesso avviene senza nemmeno che la donna se ne accorga (soprattutto se si verifica mentre si è in bagno): il tappo mucoso è il muco che fino a quel momento chiudeva il collo dell’utero isolando la cavità uterina dall’ambiente esterno, e si staccherà dando seguito a una consistenza gelatinosa a volte striata di rosso a causa del sangue dovuto alla rottura dei vasi capillari.

Il travaglio

Il parto naturale si avvicina nel momento in cui la donna avverte il travaglio, un particolare insieme di fenomeni meccanici e dinamici, tra di loro integrati, che permettono di espellere il feto, la placenta e altri elementi dall’organismo materna. L’avvio del travaglio è generalmente coincidente con l’inizio delle contrazioni dolorose che sono associate alle modificazioni del collo uterino.

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La durata del travaglio dipende molto da donna a donna. In linea di massima, le nullipare (cioè le donne che sono al primo parto) potrebbero avere un travaglio piuttosto lungo, anche di 6-7 ore, mentre le pluripare (cioè, le donne che hanno già sperimentato le gioie e i dolori del parto) possono sperimentare un travaglio più breve, di 2-3 ore. Il motivo principale di tale divergenza temporale è legato al fatto che nel primo caso vi è una maggiore rigidità del canale del parto, e l’attività uterina non sembra essere così efficace come nelle pluripare.

Introdotto quanto sopra, il travaglio può essere “scisso” in tre diverse parti. Il primo stadio, che inizia dall’avvio del travaglio e termina con la dilatazione completa della cervice, è denominato “fase dilatante” e può a sua volta essere suddiviso in una primissima fase di latenza, con l’inizio delle contrazioni uterine regolari, e in una seconda fase attiva, quando la dilatazione arriva ad essere completa.

Di norma, la donna che non ha esperienza con il travaglio, è talmente spaventata da questo evento che ritiene che il bimbo stia praticamente nascendo. In realtà, non è proprio così, anzi: è inutile precipitarsi in ospedale, soprattutto se è vicino, quando le contrazioni iniziano a manifestarsi. Cercate invece di ragionare con la dovuta calma, e calcolare quale sia la frequenza e la durata delle contrazioni, usando un orologio. All’inizio del travaglio, l’intervallo tra una contrazione e quella successiva è tra i 30 e i 15 minuti, mentre la durata è di circa 15-20 secondi.

Quando andare in ospedale

È opportuno andare in ospedale quando le contrazioni si succedono a una distanza di 5-10 minuti, e hanno una durata di 40-50 secondi circa. Naturalmente, questa è una regola di massima, ma niente vi vieta di andare in ospedale anche molto prima, soprattutto se siete in preda all’ansia e desiderate sentirvi maggiormente a vostro agio. È inoltre necessario recarsi in ospedale se compaiono delle perdite di sangue rosso vivo, o ancora se si rompono le acque anche se non sono cominciate le contrazioni.

Tornando alla prima fase del travaglio, ricordiamo come la prima parte sia quella più lunga, mentre gli ultimi centimetri di dilatazione si acquistano in tempi più veloci. Le contrazioni si fanno sempre più forti e si avvicinano, man mano che la nascita diventa imminente. È sempre durante la prima e più lunga fase del travaglio che si rompono spontaneamente le acque. Se dopo tre ore dalla rottura delle acque la dilatazione non procede di almeno 1 cm l’ora, il travaglio può essere accelerato dalla somministrazione di un ormone, l’ossitocina. È inoltre nella metà del periodo dilatante che si può eseguire l’anestesia epidurale, che comporta l’introduzione di un anestetico locale tra le vertebre lombari.

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Si giunge infine all’ultima fase del travaglio, che ha una durata di circa 30 minuti ed è quella più intesa a e dolorosa. Quando il collo dell’utero è dilatato talmente tanto da coincidere con la testa del bimbo, inizia la fase espulsiva.

La fase espulsiva

La fase espulsiva ha una durata più contenuta rispetto al travaglio, e si aggira tra i 30 minuti e le 2 ore. Il compito di questa fase è quella di far procedere il bimbo durante il canale del parto: contrariamente a quanto si possa pensare, non è necessario “spingere” il prima possibile per accelerare la nascita del bimbo. L’ostetrica, infatti, avrà la buona accortezza a non invitare la partoriente a spingere finchè la testa del feto non abbia raggiunto il pavimento pelvico, escludendo una presentazione anomala del nascituro. La donna verrà quindi invitata a spingere al “momento giusto” assecondando i movimenti del bimbo e il lavoro dell’utero.

Il secondamento

Giungiamo infine all’ultima fase, quella del secondamento. La fase ha una durata abbastanza breve, tra i 5 e i 30 minuti, e contraddistinta principalmente dall’espulsione della placenta. Avvenuta l’espulsione della placenta compare il post partum, il periodo in cui vi è fuoriuscita di sangue a livello del distacco placentare.

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