Caso Miriam Rivera, la prima trans del GF trovata morta: omicidio o suicidio

Il caso Miriam Rivera in Messico sta diventando un “giallo” che oscilla tra omicidio e suicidio. La storia e l’indagine sulla morte del primo personaggio, trans, del Grande Fratello

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Caso Miriam Rivera (Screenshot Youtube)

Da un anno a questa parte fa ancora discutere il caso di Miriam Rivera, la prima concorrente trans del Grande Fratello australiano. Nonostante fosse passato del tempo, il corpo della modella, molto famosa da quelle parti, per le grandi passerelle e i dating show televisivi sudamericani sembra sia stato cremato, per evitare presunte autopsie.

Questo è ciò che denuncia il marito, alla ricerca di una morale di giustizia vincente e meritocratica, sotto tutti i punti di vista. Il sospetto che sua moglie fosse stata uccisa è rimbalzato alla mente dell’uomo, non appena sono fioccate le prime minacce di morte ad opera di ignoti.

Il caso Rivera era passato alle vicende di cronaca nera come “suicidio”, ma sembra che a distanza di un anno, qualcosa sia cambiato… Il marito infatti non crede che Miriam sia stata la killer del proprio destino ed è per questo che ha chiesto di approfondire le indagini, richiamando l’attenzione della polizia

Caso Miriam Rivera: la ricostruzione e il lavoro degli inquirenti

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Miriam Rivera al GF Australia (Screenshot Youtube)

L’ex modella messicana, Miriam Rivera ha avuto grande seguito nel suo Paese e in Australia, dove ha militato nella casa del Grande Fratello. Da qual momento in poi, le sue quotazioni a livello mediatico hanno raggiunto l’apice del successo, finchè è giunta la morte a sbarrarle definitivamente la strada.

Proprio perchè era conosciutissima da quelle parti, il marito sospetta che la moglie (prima trans di un reality show “fuori confine”) si sia attorniata di delinquenti del mestiere, per aver rifiutato le avances di prostituzione. Ecco perchè il suo caso dovrà essere ridiscusso sul “tavolo” delle discussioni, con l’obiettivo di ribaltarlo da suicidio a omicidio.

La morte di Miriam risale allo scorso 5 Febbraio, giorno in cui il marito l’aveva sentita per la penultima volta. “La chiamai che vomitava sangue e si sentiva male. Aveva bisogno di un ospedale…”. Da allora due ore di assoluto silenzio, prima della notizia ufficiale dell’impiccagione, nel suo appartamento.

Quel giorno lui si trovava a New York per lavoro, quando seppe della notizia che il suo cadavere era stato ritrovato inerme sul pavimento. Sotto pressione degli avvocati del marito, che nel frattempo aveva anche ricevuto una telefonata da “sconosciuti” con conseguenti minacce di morte, se l’avessero rinvenuto in Messico, gli inquirenti indagano sul luogo del delitto, per cercare di approfondire cosa fosse realmente successo nelle ore del “silenzio” più tragiche dell’esistenza di Miriam Rivera

 

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