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Atropina, un alcaloide che viene usato per tantissimi scopi

Che cos’è l’atropina, come si estrae, cosa fare in caso di sovradosaggio, precauzioni e i vari impieghi.

Atropina

Atropina è un alcaloide del tutto naturale che si ricava dalle foglie di varie piante che fanno parte della famiglia delle Solanacee. Il procedimento di estrazione permette di ottenere questo alcaloide, in grado di antagonizzare gli effetti di varie sostanze muscariniche e dell’acetilcolina. In ambito medico, l’atropina viene utilizzata nella forma di solfato. La somministrazione si verifica tramite endovena o sottocute. In altri casi, vengono utilizzati degli unguenti oppure delle soluzioni che vengono assunte per via oftalmica. L’uso di atropina in ambito medico può riguardare un gran numero di disturbi. Infatti, viene sfruttata nelle patologie spasmolitiche. In modo particolare, viene usata per la cura della tosse canina, coliche, epilessia, corea di Huntington e asma.

Atropina e i vari impieghi in ambito medico

Oltre che per il trattamento di vari disturbi a livello spasmolitico, l’atropina può essere utile anche in altre occasioni. Infatti, viene usata come spasmolitico di prevenzione prima di eseguire delle operazioni chirurgiche. In alcuni casi può essere utile come antidoto per contrastare certe tipologie di avvelenamenti. Nel caso in cui l’atropina venga usata sugli occhi, l’effetto avrà una durata notevole. Infatti, l’occhio, di solito, può tornare ad uno stato di normalità dopo un periodo di circa 7-12 giorni.

Quali sono le principali controindicazioni

L’atropina solfato presenta diverse controindicazioni in alcuni casi ben specifici. In modo particolare, ne viene sconsigliato l’impiego in tutti coloro che presentano un’ipersensibilità nei confronti di tale farmaco. Inoltre, è meglio evitarne l’uso anche in caso di tachicardia, ovvero quando il paziente è in uno stato cardiovascolare particolarmente instabile. È bene non assumerlo anche nel momento in cui si soffre di uropatia ostruttiva, oppure di patologia renale, ma anche di miastenia grave. In modo particolare, nel primo caso il problema può essere rappresentato dall’ostruzione del collo vescicale per colpa della presenza di un’ipertrofia prostatica.

Atropina per la cura dell’occhio

Questa sostanza è in grado di andare a bloccare le varie risposte alla stimolazione colinergica del muscolo sfintere che si trova nell’iride. Riesce ad eseguire la medesima cosa anche con il muscolo ciliare. Grazie all’atropina, si riesce a dilatare la pupilla e a rendere inerme l’accomodazione visiva. Quando la somministrazione avviene a livello locale, l’effetto è piuttosto importante. Infatti, può durare anche fino a sette-dodici giorni, dopodiché l’accomodazione rientra in parametri di normalità. Quando la somministrazione si verifica per via sistemica, allora gli effetti sono decisamente più lievi sulla pressione all’interno dell’occhio. L’unica eccezione è rappresentata da coloro che soffrono di glaucoma ad angolo acuto. In questi casi, infatti, la pressione oculare può incrementare in maniera vorticosa.

Atropina per la cura del sistema gastrointestinale

Quando questa sostanza viene somministrata con un dosaggio terapeutico, è in grado di svolgere un’ottima azione antispastica. Infatti, va ad inibire la motilità dello stomaco, ma anche del duodeno, dell’ileo e del digiuno. L’atropina va a ridurre il tono muscolare e anche la frequenza che caratterizza le onde peristaltiche. In questo modo vengono diffusi gli sfinteri, rendendo più semplice il percorso del chimo all’interno dell’intestino. Questo farmaco svolge un’attività antisecretoria andando ad inibire la funzione salivare. Per questa ragione, spesso comporta alcuni effetti collaterali come ad esempio xerostomia e difficoltà a deglutire.

Atropina e gli altri trattamenti

L’atropina viene impiegata anche per la cura dell’avvelenamento da esteri organofosforici, così come da funghi. Inoltre, può essere utile anche per il trattamento del sovradosaggio da parasimpaticomimetici. Quando viene usata insieme con la prometazina e altri vari farmaci atropinici, è in grado di svolgere un’attività sedativa e antispastica. Per questo motivo viene utilizzato per la cura di fastidi intestinali, crampi digestivi, tensione nervosa e problematiche legate al sonno. Inizialmente veniva spesso usata per la cura del tremore e di altri problemi correlati al morbo di Parkinson. Inoltre, veniva sfruttata per la cura dei sintomi della rinite acuta, come unguento per il trattamento di reumatismi a livello muscolare.

Quali sono le principali precauzioni da rispettare

Questa sostanza è in grado di comportare sonnolenza, così come una visione offuscata ed anche capogiri. Ecco spiegato il motivo per cui chi segue un trattamento a base di atropina deve prestare la massima attenzione nel mettersi alla guida. Stesso discorso vale anche per chi deve eseguire operazioni, soprattutto lavorative, particolarmente delicate o che richiedono la massima concentrazione. Particolare prudenza deve essere impiegata quando il paziente soffre di patologie epatiche e renali, glaucoma e neuropatia autonomica. Al tempo stesso, va fatta attenzione anche con l’ipertiroidismo, le patologie coronariche, come l’aritmia cardiaca, la tachicardia e l’ipertensione. Particolare precauzione va posta anche nei neonati, nelle persone che soffrono della sindrome di Down e di asma.

Il problema del sovradosaggio

Nel caso in cui si assumano dei quantitativi eccessivi di atropina rispetto a quelli che sono stati prescritti c’è il rischio di andare incontro a tanti problemi. Ad esempio, sono vari i sintomi che possono colpire il paziente. Si parte dalla secchezza della bocca, fino ad arrivare alla disfagia, passando per la distensione addominale e la nausea. Spesso insorge un’importante debolezza muscolare che può sfociare anche in paralisi nei casi di maggiore gravità.

L’atropina solfato

L’atropina solfato non è altro che il solfato dell’alcaloide atropina che si trova all’interno delle foglie, nonché nelle radici e nei semi dell’Atropa belladonna. L’atropina solfato si caratterizza per essere un vero e proprio bloccante dei recettori muscarinici. Per quanto riguarda l’impiego oftalmico, sull’occhio riesce a bloccare le risposte del muscolo sfintere che si trova all’interno dell’iride. Svolge la medesima azione anche sul muscolo ciliare del cristallino alla stimolazione colinergica. Di conseguenza, porta alla dilatazione della pupilla, nonché alla paralisi dell’accomodazione. Questo farmaco presenta tipicamente un basso effetto a dispetto della pressione endoculare. Bisogna prestare, però, la massima attenzione in tutti quei soggetti che soffrono di glaucoma ad angolo chiuso. In questi ultimi, infatti, la pressione può aumentare a tal punto da toccare soglie davvero molto pericolose. L’atropina solfato si può sfruttare per un uso ciclopegico, midratico e anche nei bambini, ma solo con microdosaggi per rendere più lenta la progressione della miopia.

L’impiego midriatico dell’atropina

In seguito all’uso locale, la dilatazione della pupilla è indotta incirca 30-60 minuti e rimane per poco più di una settimana. Nelle persone adulte, con uno scopo oftalmico e midriatico, l’atropina solfato viene utilizzata applicando 1-2 gocce di una soluzione da 0,5-1% all’interno del sacco congiuntivale. Per quanto riguarda i dosaggi, serve solamente un’applicazione quando viene impiegato come midriatico. In caso di uveite, invece, si consigliano tre applicazioni al giorno. Per quanto riguarda i bambini, invece, devono essere applicate 1 goccia oppure 0,3 cm di unguento di varie concentrazioni in relazione non solo all’età, ma anche alla colorazione dell’iride.

Quali sono i possibili effetti collaterali dopo l’uso midriatico

Gli effetti dell’atropina per la cura degli occhi sono diversi chiaramente da persona a persona. Nella maggior parte dei casi, però, sono state osservate reazioni come visione offuscata e oscurata, ma anche intensa fotofobia. Nel primo caso, tale problematica può comportare spesso l’impossibilità di mettersi alla guida, soprattutto per via del fatto che può durare anche più di mezza giornata. Tra gli altri effetti troviamo una notevole intolleranza rispetto alla luce del sole. Ecco spiegato il motivo per cui si consiglia, fino a quando l’effetto non è terminato, di sfruttare occhiali scuri oppure rimanere in ambienti all’ombra. Tra le altre possibili conseguenze, infine, troviamo secchezza delle fauci, vertigini, arrossamenti del viso e sonnolenza.

Come prevenire l’avanzamento della miopia nei bambini

La ricerca scientifica ha messo in evidenza gli effetti benefici dei micro dosaggi da somministrare ogni giorno di atropina solfato per via oftalmica. Infatti, comporterebbero una notevole efficacia per quanto riguarda l’abbassamento della progressione della miopia nei bambini. Gli effetti collaterali, quando il dosaggio è assunto allo 0,01% sono praticamente inesistenti. Al giorno d’oggi, le attuali conoscenze in ambito medico riguardanti il trattamento oftalmico pediatrico a lungo termine danno riscontri molto positivi. Sia dal punto di vista dell’efficacia sia per quanto concerne l’assenza di effetti collaterali. Ad ogni modo, l’atropina solfato per questo scopo è stata messa a disposizione esclusivamente come preparato magistrale.

Atropina e il sistema cardiovascolare

Dei dosaggi terapeutici di atropina possono portare ad un effetto cronotropo assolutamente non positivo. Con ogni probabilità tale effetto è legato alla stimolazione vagale. Dei dosaggi più elevati possono comportare l’insorgere della tachicardia per via del blocco dell’effetto inibitore vagale sul nodo seno-atriale. L’atropina riesce a svolgere un’azione ancora più condizionante nel caso in cui il soggetto sia giovane, in cui chiaramente il tono vagale è notevole. Si tratta di un effetto che viene impiegato come prevenzione rispetto all’arresto cardiaco dopo una stimolazione elettrica del vago nel corso di un’operazione chirurgica. Nel caso in cui dovesse insorgere un blocco cardiaco di secondo grado, dove l’attività vagale corrisponde all’elemento eziologico, ecco che l’atropina sarebbe in grado di abbassare il livello del blocco. Piuttosto di frequente l’atropina è in grado di provocare delle aritmie cardiache.

Atropina e l’apparato respiratorio

L’acetilcolina ha un ruolo chiaramente molto importante per quanto riguarda la gestione del tono bronchiale. Infatti, va a favorire la contrazione della muscolatura dei bronchi, ma al tempo stesso stimola le secrezioni del naso, bocca, faringi e bronchi. L’atropina ha la capacità di broncodilatare, rendendo più semplice la respirazione, ma anche di inibire le secrezioni. L’atropina blocca il laringospasmo nel corso dell’anestesia per il blocco della salivazione e delle secrezioni che colpiscono il tratto respiratorio. L’atropina riesce anche ad antagonizzare, quantomeno in parte, la broncocostrizione che viene indotta dall’istamina, bradichinia e PGF2a.