L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che circa il 90% dei decessi in seguito a tale malattia si sono verificati in Paesi a basso e medio reddito.

Il papillomavirus umano (HPV) appartiene a una famiglia di virus che colpiscono la pelle e le membrane che rivestono il corpo, compresi cervice, ano, bocca e gola. Purtroppo, si tratta di un virus comune, di cui esistono più di 100 ceppi, 14 dei quali sono oncogeni (ovvero, causano il cancro). Questi ceppi sono stati collegati al cancro della cervice uterina nelle donne, così come a quello anale, e ad alcuni tipi di cancro alla testa.

Fortunatamente, è noto che l’alto tasso di mortalità da cancro della cervice uterina possa essere drasticamente ridotto attraverso la prevenzione, la diagnosi precoce e programmi efficaci di screening e di trattamento.

Un nuovo studio condotto da Karen Canfell, autrice principale e professoressa presso il Cancer Council New South Wales a Sydney ha ora specificato che il raggiungimento di un punto di eliminazione potenziale di tale condizione “dipenderà dal sostenere – e, si spera, migliorare – i tassi di partecipazione ai programmi di vaccinazione HPV esistenti e alle iniziative di screening cervicale”.

Ricordiamo infatti che attualmente ci sono diversi vaccini per proteggersi da due ceppi di HPV (i ceppi 16 e 18) e che questi ceppi sono responsabili del 70% dei casi di cancro del collo dell’utero. Senza ulteriori interventi di vaccinazione, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Oncology, oltre 44,4 milioni di donne riceveranno una diagnosi di cancro al collo dell’utero nei prossimi 50 anni.

Ora, mentre il vaccino è stato introdotto nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito, è purtroppo vero che i Paesi a medio e basso reddito non godono dello stesso livello di copertura. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dunque in tal proposito richiesto un’azione globale per aumentare la vaccinazione, lo screening, il trattamento del pre-cancro, la diagnosi precoce e il trattamento rapido dei tumori invasivi precoci, così come le cure palliative.

Sempre secondo lo studio, con un aumento della copertura globale di vaccinazione all’80-100% con un vaccino ad ampio spettro HPV entro il 2020 “6,7-7,7 milioni di casi” potrebbero essere evitati, mentre “più della metà di questi casi saranno evitati dopo il 2060”. Per i Paesi a basso e medio reddito, lo studio ha ipotizzato che effettuare il test due volte nella vita, all’età di 35 e 45 anni, con una copertura globale del 70%, permetterà di “evitare un totale di 12,5-13,4 milioni di casi nei prossimi 50 anni”.

Canfell ha quindi specificato che “nonostante l’enormità del problema, i nostri risultati suggeriscono che l’eliminazione globale è a portata di mano“.

Fonte

Simms, K.T., et al. Impact of scaled up human papillomavirus vaccination and cervical screening and the potential for global elimination of cervical cancer in 181 countries, 2020–99: a modelling study. –  thelancet.com

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia