Dislessia, un serio problema dell’apprendimento che causa difficoltà nel leggere e parlare

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Dislessia

Con il termine dislessia, si vuole indicare un disturbo dell’apprendimento che causa nella persona affetta problemi sia sulla scrittura, che sulla scansione e pronuncia delle parole. I fattori scatenanti della dislessia, sono ancora oggi poco chiare e secondo alcune teorie, ad incidere potrebbe esserci alla base una predisposizione genetica oppure anomalie sullo sviluppo cerebrale. Ogni singolo soggetto affetto da dislessia, è un caso a se stante, per ché le problematiche alla base possono variare da persona a persona. Generalmente l’età ideale per una diagnosi corretta di dislessia, è quella scolare.

Teoria sulla predisposizione genetica e teoria delle anomalie del cervello

È stato appurato, che un soggetto affetto da dislessia, ha un parente stretto che soffre dello stesso disturbo, e tutto questo, ha portato i medici e gli esperti ad investigare maggiormente su una possibile correlazione con i fattori genetici. Attualmente la ricerca ha evidenziato: esistenza di numerosi geni coinvolti sulle capacità di lettura e del linguaggio e il 49% dei genitori che hanno un figlio affetto da dislessia, mostrano un problema analogo. Coloro che sostengono la predisposizione genetica riguardo tale disturbo, ritengono che una errata espressione da parte di questi geni, pregiudichi in qualche modo le capacità correlate, ed inoltre che sia un fattore scatenante per la dislessia.

Moltissime ricerche attuali, che devono essere aggiornate, hanno messo in evidenza che gran parte dei soggetti affetti da dislessia, mostrano una anatomia cerebrale diversa, rispetto ai soggetti sani. Nei dettagli, secondo gli studi appena citati, le anomalie cerebrali presenti nelle persone dislessiche, avrebbero la propria sede nei pressi due lobi temporali. Queste due regioni del cervello, diversamente rispetto a condizioni normali, sono deputate al controllo delle capacità verbali ed inoltre sarebbero in possesso di una dimensione analoga, ovvero il lobo temporale situato nell’emisfero cerebrale sinistro, è più sviluppato del lobo temporale dell’emisfero cerebrale di destra.

Dislessia

Dislessia: sintomi

Come abbiamo già confermato precedentemente, ogni soggetto affetto da dislessia, è una soggetto a se stante, ed alcune persone possono manifestare sintomi e segni che altre persone dislessiche non mostrano, oppure mostrano in misura differente. Il primo sintomo che si manifesta in presenza di dislessia, è la difficoltà della lettura, ovvero che determina sia l’atto di leggere che la comprensione del testo.

Dobbiamo sottolineare inoltre, che le persone dislessiche possono avere problemi anche nello scandire correttamente le parole, oppure nello strutturare un discorso comprensibile durante una conversazione, nell’utilizzo delle parole giuste, nel comprendere il tono sarcastico di determinate affermazioni. Tendenzialmente i primi segnali del disturbo di dislessia, si mostrano appena il bambino frequenta la scuola elementare, quindi esordisce in età scolare. In realtà qualche segnale prima dell’introduzione a scuola potrebbe manifestarsi, ma per un genitore, non è semplice comprendere che si tratta di dislessia. Il dislessico ha numerose difficoltà nella comprensione dei testi che legge, perché tale disturbo altera diverse capacità tra le quali:

1. Capacità di connessione delle lettere dell’alfabeto con un suono preciso. Tale capacità è fondamentale per la lettura, e l’essere umano apprende tutto questo quando impara l’alfabeto della sua lingua madre.
2. Capacità di decodificare un testo. Per riuscire a decodificare un testo, l’uomo deve essere in grado di dare un senso a quello che legge. Se tale capacità viene a mancare, comprendere il senso di un insieme di parole, comprese frasi molto semplici, risulta essere difficile per la persona dislessica.
3. Capacità di riconoscimento delle parole alla vista con un semplice colpo d’occhio. Tale capacità interessa i termini familiari, che un soggetto ha già riscontrato in altri testi. Le persone dislessiche, a causa dell’enorme fatica che incontrano durante la lettura, non riescono a crearsi un proprio vocabolario di termini familiari, riconoscibili dalle persone normali, solo con un semplice sguardo.
4. Difficoltà di leggere un testo in maniera scorrevole, a causa delle difficoltà sopra citate. Essere in grado di un leggere un testo più o meno lungo, è alla base della comprensione del significato del testo scritto che si sta leggendo.

Dislessia

Dislessia: sintomi che si manifestano in età prescolare e scolare

I sintomi che si manifestano nei bambini dislessici in età prescolare sono rappresentate maggiormente dalle loro difficoltà cognitive, ora vedremo insieme quali:

1. Difficoltà di apprendimento delle lettere dell’alfabeto
2. Difficoltà di apprendimento ed utilizzo di nuove parole e termini, che comporta un ridotto vocabolario personale
3. Difficoltà nel pronunciare le parole, specialmente quelle molto lunghe
4. Sviluppo linguistico ritardato rispetto ai bambini che non soffrono di dislessia
5. Difficoltà nell’utilizzo di parole corrette

Come avevamo già introdotto, la dislessia è un disturbo che tendenzialmente si incomincia a manifestare o che un genitore percepisce, quando il bambino inizia a frequentare la scuola. In età scolare infatti, i sintomi che si manifestano sono tendenzialmente difficoltà di apprendimento e confusione, ora li analizzeremo insieme:

1. Difficoltà nella lettura in particolar modo nello spelling
2. Confondere l’ordine delle lettere durante la lettura e la scrittura
3. Difficoltà nell’utilizzo corretto della grammatica
4. Ridotta capacità o incapacità di memorizzare i nomi ed i suoni dell’alfabeto
5. Lentezza nella lettura e nella scrittura
6. Incapacità di scrivere su un foglio domande e risposte a cui il bambino aveva risposto oralmente in maniera corretta
7. Difficoltà nel memorizzare termini non familiari, che mai aveva sentito prima
8. Difficoltà nel seguire ed apprendere indicazioni scritte
9. Sensazione strana delle parole, come se fossero in movimento oppure offuscate
10. Difficoltà estrema nel riassumere una storia letta
11. Ridotta capacità nell’apprendere termini in altre lingue
12. Incapacità di riconoscere tramite il linguaggio atteggiamenti sarcastici e scherzosi
13. Difficoltà di apprendere elementi in fila o in sequenza, come i giorni della settimana, i mesi e le lettere dell’alfabeto

Dislessia

Dislessia: sintomatologia che si manifesta negli adolescenti e nelle persone adulte

Anche nell’età adolescenziale ed adulta, il soggetto affetto da dislessia, continua a manifestare gli stessi sintomi che abbiamo descritto sopra, ma oltre a quelli se ne aggiungono altri:

1. Difficoltà nell’appuntarsi alcune cose o nel copiare un testo scritto
2. Difficoltà nella pianificazione della stesura di un tema, di una relazione o una lettera
3. Difficoltà nel ricordare i numeri di telefono oppure i PIN ad esempio
4. Difficoltà nel rispettare una scadenza

In queste fasi della vita del dislessico, il soggetto affetto prende atto del suo problema e delle difficoltà che incontra, per questo tende a compiere atteggiamenti particolari, per paura che altre persone possano notare il proprio disagio. Il malato di dislessia ad esempio, evita di leggere in presenza di altra gente, oppure di dover scrivere un testo che deve riferire successivamente a voce alta davanti ad altre persone.

Dislessia: diagnosi

Per la corretta diagnosi di dislessia, l’individuazione della patologia coinvolge medici psicologi ed esperti nei disturbi dell’apprendimento, e prevede tre importanti step o tappe obbligate:

1. Primo step o tappa: questo consiste nell’esame obiettivo, che ha lo scopo di valutare le condizioni di salute della persona affetta da dislessia. Per una prima diagnosi, sono molto significativi i test acustici e visivi, perché una prima cosa da individuare è comprendere se il paziente ha difficoltà di lettera dovuti a problema dell’udito o della vista. Una volta appreso che non vi sono problemi di questo genere, le probabilità di dislessia o di apprendimento aumentano. La persona esaminata, è tendenzialmente un bambino oppure un ragazzo giovane, per questo all’esame obiettivo, sono molto utili anche i genitori.
2. Secondo step o tappa: il secondo step consiste nella consultazione di un medico specializzato nei disturbi nell’apprendimento. Lo specialista sottoporrà il bambino o ragazzo a delle prove specifiche per comprende se realmente è affetto da dislessia e quali sono le sue capacità di apprendimento. Il test consiste nella lettura e scrittura di un testo e nella scansione delle parole. L’esito di tale metodi di diagnosi, è il più delle volte definitivo. Come abbiamo citato sopra, anche in questo caso, l’aiuto dei genitori è molto importante, e lo specialista può richiedere ad entrambi, di scrivere un questionario per valutare i punti deboli , le lacune ed i punti di forza del proprio figlio. Tale questionario è molto importante per confrontare quello che lo specialista è stato in grado di comprendere nel corso dell’esame, rispetto a quello che invece osservano i genitori, prima di sottoporre il bambino o ragazzo ad eventuali test di approfondimento.
3. Terzo step o tappa: tale step consiste nella valutazione complessiva di tutto quello che i test precedenti hanno mostrato. In questa fase delicata, specialista e medici collaborano, in maniera tale da scambiarsi opinioni, ed assegnano alla persona esaminata un giudizio sulle sue capacità, stabilendo successivamente il supporto più indicato rispetto alla problematiche riscontrate.

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Dislessia: supporto ed interventi rieducativi

Grazie alla ricerca, attualmente i malati di dislessia possono contare su moltissimi metodi di supporto, con obiettivo finale di permettere al soggetto lo studio e l’apprendimento indipendentemente dalla difficoltà della scrittura e della lettura. Tali metodi messi a punti da specialisti, sono strategie vere e proprie utili a compensare i vari deficit che mostrano le persone affette da dislessia. In pratica, le strategie di supporto per le persone dislessiche, comprendono una serie di interventi educativi con l’utilizzo di strumentazione tecnologica avanzata, che prende il nome di “strumenti compensativi”, perché vanno a compensare le carenze del malato di dislessia.

Questi interventi rieducativi, sono dei veri e propri programmi di insegnamento che hanno lo scopo di migliorare diverse capacità, ora vedremo insieme quali:

1. Capacità nella connessione delle lettere dell’alfabeto con u suono specifico
2. Capacità nella lettura
3. Capacità di comprensione di un test scritto
4. Capacità di memorizzare e far proprie le parole nuove che incontra durante la lettura, in maniera tale da creare un vocabolario di termini familiari

Gli interventi rieducativi sono gestiti da insegnanti che hanno una preparazione specifica per quel che riguarda tutti i disturbi dell’apprendimento. Questi insegnanti lavorano con paziente per volta, svolgendo delle lezioni individuali, oppure con un gruppo molto ristretto di persone, massimo cinque soggetti affetti da dislessia. Il motivo di tutto questo è molto semplice, infatti possiamo ricollegarci alla sintomatologia di cui sopra, dove abbiamo citato, che ogni malato di dislessia, è un soggetto a se, e merita di essere trattato con uno specifico supporto, che magari in un altro paziente potrebbe risultare poco efficace.

Gli strumenti compensativi sono dotati di dispositivi e software per computer e vengono utilizzati sfruttando le tecniche di sintesi vocale, oppure la mappa concettuale e la tecnologia dei libri digitali con le lavagne multimediali interattive. Per comprendere lo scopo di tali pratiche, gli esperti i dislessia ed apprendimento, definiscono gli strumenti compensativi, come “occhiali per una persona miope”. Attualmente nel nostro paese, l’utilizzo degli strumenti compensativi come supporto per i malati di dislessia, è previsto dalla legge. Molti tendono a credere che l’impiego di questa tecnica, possa facilitare in qualche modo il percorso scolastico dei bambini o ragazzi dislessici, rendendo meno pesante lo studio, ma dobbiamo precisare che non è così, perché gli strumenti compensativi in ambito scolastico non sono ne un vantaggio ne una facilitazione, per tanto ogni critica sul loro impiego è superflua.