Leucemia mieloide cronica: tipi, sintomi e diagnosi

La leucemia mieloide cronica si caratterizza per essere provocata da un’anomalia che colpisce le cellule del midollo osseo. Queste cellule, infatti, è come se non diventassero mai adulte e continuano a ristagnare in forme non completamente sviluppate all’interno del corpo umano. Nel momento in cui la leucemia mieloide è cronica, significa che la sua progressione nel tempo è piuttosto lenta e l’insorgenza dei sintomi può avvenire anche in seguito a diversi anni dalla prima fase della patologia.

Leucemia mieloide cronica fattori di rischio

Leucemia mieloide cronica fattori di rischio

Per il momento l’unico fattore di rischio è rappresentato dall’esposizione ad elevate concentrazioni di radiazioni. Fino ad oggi, infatti, non sono emerse delle evidenze nel rapporto tra questa patologia e altre situazioni, come ad esempio l’alimentazione oppure il fumo, ma anche con l’esposizione a delle sostanze chimiche così come con le infezioni virali. I fattori di rischio più importanti, su cui però non si può operare in alcun modo, sono legati all’età avanzata.

Leucemia mieloide cronica tipi

In realtà non si tratta di veri e propri sottotipi di leucemia mieloide cronica, quanto piuttosto di alcune differenze che possono intercorrere a livello delle molecole. Spesso gran parte dei pazienti che soffre di leucemia mieloide cronica ha il cromosoma Philadelphia, che viene creato dalla fusione anomala del cromosoma 9 e del cromosoma 22. È proprio tale anomalia che permette lo sviluppo del gene BCR-ABl, che permette a sua volta lo sviluppo senza limiti delle cellule tumorali.

Leucemia mieloide cronica sintomi

Le persone che soffrono di leucemia mieloide cronica spesso non hanno alcun tipo di problema e la formulazione della diagnosi avviene per pura casualità. Anche nel caso in cui fossero presenti, si tratta di sintomi che sono uguali a quelli di altre patologie. Si tratta di debolezza, sudorazione durante la notte, riduzione di peso, dolore che colpisce le ossa e le articolazioni, milza ingrossata, febbre e, in qualche caso, sanguinamenti frequenti a gengive e naso, infezioni e una sensazione generale di notevole stanchezza.

Leucemia mieloide cronica diagnosi

Per arrivare ad una diagnosi il più completa e precisa possibile è fondamentale rivolgersi al medico oppure ad uno specialista che possa analizzare nel dettaglio i vari sintomi che sono stati avvertiti dal paziente. Nella maggior parte dei casi, si inizia con un esame del sangue completo, andando a dare un’occhiata al quantitativo di globuli bianchi, di globuli rossi e di piastrine. Nel caso in cui tramite questo esame preliminare si riscontrino delle anomalie, allora si renderà necessario eseguire un secondo esame del sangue di conferma oppure un prelievo di midollo. Sui campioni che vengono prelevati vengono eseguiti degli esami ancora più specifici e precisi, anche di natura molecolare, in maniera tale da poter avere la conferma definitiva dello sviluppo della leucemia mieloide cronica. Il passo successivo è quello di fare degli esami diagnostici per immagini, come ad esempio la tac, la risonanza magnetica o un’ecografia, in maniera tale da poter comprendere meglio la diffusione della malattia e la sua localizzazione esatta.

Leucemia mieloide cronica terapie

Sono ormai più di dieci anni che la terapia standard per la cura della leucemia mieloide cronica prevede l’impiego di farmaci intelligenti. Si tratta, in poche parole, di molecole che vanno a concentrare la loro azione direttamente sul gene BCR-ABL che si trova nelle cellule che sono malate. Il farmaco più importante di questa “famiglia” prende il nome di Imatinib e deve essere assunto tramite via orale una volta al giorno e, nella maggior parte dei casi, permette di tenere ottimamente sotto controllo gran parte dei sintomi di tale patologia, ma consente al tempo stesso di evitare che la malattia si possa sviluppare fino ad arrivare allo stadio blastico. La terapia con questo farmaco intelligente deve essere portata avanti praticamente per tutta la vita, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un medicinale che non ha particolari effetti collaterali. In alcuni casi può capire che l’efficacia di tale farmaco possa ridursi con il passare del tempo: la sostituzione avviene con i farmaci denominati “di seconda generazione” che vanno a colpire sempre il gene BCR-ABL. Al giorno d’oggi, infatti, anche in Italia nilotinib può essere prescritto come trattamento iniziale per la cura di questa malattia. La chemioterapia, invece, viene impiegata solamente quando gli inibitori del gene BCR-ABL non è in grado di garantire effetti benefici oppure come sostegno quando il paziente deve essere sottoposto ad un trapianto di cellule staminali.

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