La sua diffusione su scala globale è preoccupante dal punto di vista della sanità poichè dal sovrappeso e dall’obesità posso derivare con buone probabilità altre malattie come il diabete di tipo 2, ipertensione, infarto del miocardio, ictus clebrale, osteoartrosi e alcune forme di cancro.

Tornando al ruolo della genetica, nel corso dell’evoluzione umana si è andato selezionando un genotipo che chiameremo “risparmiatore” in grado di utilizzare meglio le risorse alimentari. Se questo per lungo tempo si è rivelato un vantaggio selettivo, ad oggi l’aumento della disponibilità di cibo e della sedentarietà ha trasformato questo fattore nell’opposto. Per cui le persone con genotipo “risparmiatore” andranno più facilmente incontro all’obesità e alle malattie ad essa associate.

Un’analisi dei dati nei vari Paesi

Nel 21esimo secolo l’obesità rappresenta una delle maggiori sfide della sanità a livello globale. La sua frequenza ha raggiunto ad oggi proporzioni epidemiche, non solo nelle nazioni industrializzate, ma in maniera crescente anche nei paesi in via di sviluppo.

Se la presenza dell’obesità nel paesi occidentali è un dato conosciuto, infatti, più allarmante e contraddittorio è il fenomeno nei paesi in via di sviluppo dove la fame coesiste con l’obesità, “delineando in maniera sempre più evidente un doppio volto della malnutrizione”. E’ opportuno sottolineare questo punto per specificare non il superamento della denutrizione nei Paesi poveri, ma l’esistenza di una doppia tendenza. Rimangono infatti critici i livelli di sottonutrizione per l’Africa Sub-Sahariana. Per essere poi più precisi la diffusione delle cosiddette malattie del benessere, finora limitate ai Paesi occidentali, si può definire ancor più grave in quei Paesi in cui la risposta sanitaria è precaria.

Stando ai dati dell’Overseas Development Institute, nel 2008 un adulto su tre, sul totale della popolazione mondiale, era in sovrappeso o obeso. Sempre nello stesso anno, facendo un confronto tra paesi industrializzati e in via di sviluppo, i secondi hanno raggiunto la stessa percentuale di obesi dell’Europa: Nord Africa e Medioriente 58%, Europa 58%, America Latina 57%.

Ancora, secondo uno studio più recente dell’Institute of Health Metrics and Evaluation, nel 2015 i Paesi con più alto tasso di obesità sono, senza troppe sorprese, gli Stati Uniti, i Paesi del sud del Pacifico, e i Paesi del Golfo Persico. Il dato sorprendente sta nel fatto che dal 1980 al 2015 il tasso di obesità è cresciuto più rapidamente in Paesi in via di sviluppo come il Brasile, la Cina e il Mali.

A cosa si deve questa tendenza nei PVS (Paesi in via di sviluppo)?

Sarà la globalizzazione che ha portato ad una modernizzazione distorta?

I cosidetti fattori ambientali e di stile di vita nei Paesi in via di sviluppo sono cambiati.

I movimenti migratori interni dalle campagne alle città, motivati dalla ricerca di condizioni di vita migliori, hanno aumentato i livelli di disoccupazione e di sedentarietà.

C’è stato inoltre un cambiamento nella composizione della dieta con un effetto espansione e uno di sostituzione. Si è registrato negli ultimi 40 anni un effettivo cambiamento nei livelli di assunzione media pro capite di calorie e un cambiamento nella scelta alimentare da cibi a ricca composizione di carboidrati (cereali, radici e tuberi), verso oli vegetali, zucchero e cibi di origine animale.

I questa transizione non è da sottovalutare il ruolo del junk food. Con questo termine si intendono quei cibi accomunati da scarso livello nutrizionale, elevato apporto calorico, elevato apporto di sale, glucidi raffinati, colesterolo, lipidi saturi e acidi grassi idrogenati. La loro diffusione nei PVS è estrema e paradossale. Infatti “più un paese è povero e privo della cultura del “mangiare sano” più le grandi catene di fast food sono capillari sul territorio. Le multinazionali approdano senza grandi problemi nei PVS per via di regole praticamente inesistenti in materia e stravolgono la dieta del posto basata spesso su una cultura millenaria e su prodotti naturali coltivati localmente”. Si tratta di una soluzione a basso costo per sopperire al fabbisogno energetico giornaliero, con gravi conseguenze per la salute delle persone.

L’esempio virtuoso della Corea del Sud e del Sud Africa

Esistono casi che negli ultimi anni hanno ottenuto risultati positivi o governi che comunque hanno assunto un atteggiamento propositivo nei confronti del problema.

I sudcoreani hanno mangiato il 300% di frutta e il 10% di verdure in più nel 2009 rispetto al 1980 grazie a delle campagne governative.

Anche in Sud Africa, contro l’insano modello africano del “grasso è bello”, il ministro della sanità Aaron Motsoaledì combatte contro questa malattia, venendo però etichettato come fanatico.

Conclusioni

Come appare chiaro dall’articolo, le cause dell’obesità sono primariamente socioeconomiche. Sono il risultato di una produzione agricola e di cibo e di un sistema di distribuzione distorti. Per ovviare al problema non è giusto focalizzarsi semplicemente su scelte di vita individuali ma bisogna imparare a gestire meglio l’ambiente fisico, sociale ed economico con delle scelte politiche mirate, anche a costo di andare contro certi interessi economici.

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Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia