Sacco durale: cos’è, dove si trova e possibili patologie

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Il sacco durale non è altro che quella parte della dura madre che va a rivestire il midollo spinale. La dura madre si caratterizza per essere la più esterna dei tre foglietti meningei che hanno come funzione principale quella di garantire protezione al sistema nervoso centrale (ovvero sia all’encefalo che al midollo spinale). La dura madre è praticamente attaccata alle strutture ossee, come lo speco vertebrale e la teca cranica. Si tratta di una membrana molto spessa ed elastica, che è costituita da delle fibre di collagene ed elastina. Si può considerare come una sorta di prolungamento della dura cranica.

Compressione del sacco durale

La stenosi lombare non è altro che la riduzione del diametro che caratterizza il canale vertebrale, ma anche la diminuzione del diametro del recesso laterale e dei forami intervertebrali del rachide lombosacrale. La conseguenza che spesso ne deriva non è altro che una compressione del sacco durale, che si può verificare anche insieme alla compressione delle radici spinali. La compressione del sacco durale può avvenire anche in altri casi, come ad esempio la protusione discale.

Come si arriva ad una diagnosi

Dal punto di vista clinico, la compressione del sacco durale causata da stenosi lombare è piuttosto facile da individuare. Per ottenere un carattere di certezza, però, è necessario sfruttare degli esami neuroradiologici. Attualmente quelli che permettono una certezza praticamente totale sono la TAC e la RMN. Grazie a questi due esami si può ottenere un quadro della situazione molto chiaro e preciso, senza la necessità di effettuare altri esami invasivi e obsoleti come la mielografia.

Come si cura la compressione del sacco durale derivante da stenosi lombare

La terapia chirurgica per risolvere il problema della stenosi lombare tiene conto di un approccio posteriore mediano al rachide. Il soggetto che ne soffre, quindi, deve essere collocato in una posizione prona e posto in anestesia totale. Dopo aver trovato il livello esatto che deve essere trattato, ecco che avviene l’incisione mediana sulla cute. A questo punto si deve eseguire la scheletrizzazione del rachide, cercando di non apportare eccessive modifiche ai legami anatomici dei fasci muscolari, sia quelli in superficie che quelli in profondità. Arrivati a questa fase comincia la parte di decompressione del canale vertebromidollare.

In questa fase ben precisa, il medico chirurgo andrà a rimuovere delle porzioni ossee predeterminate. Lo scopo è quello di ridare al sacco durale e a tutto ciò che contiene lo spazio necessario, in maniera tale che la compressione non ci sia più e la sintomatologia possa scomparire. Dopo la decompressione, c’è l’ultima parte relativa alla stabilizzazione del rachide. In questi casi, spesso si impiegano viti transpeduncolari e delle barre realizzate in titanio che fungono da ottimo rinforzo per il rachide, che adesso sarà di nuovo pronto a sostenere il peso del corpo nelle attività di tutti i giorni del paziente. Ultimata anche tale fase, il chirurgo dovrà suturare per strati l’incisione e poi risvegliare il soggetto.

Quali sono le possibili complicazioni

Anche se l’intervento chirurgico che va a curare la stenosi lombare viene eseguito ormai da diversi anni, ci sono comunque dei rischi, esattamente come in qualsiasi altro trattamento che si verifica sotto i ferri. Tra le possibili complicazioni troviamo la rottura della dura madre o della struttura di stabilizzazione, la fuoriuscita di una vite o la possibilità che si sviluppi un’infezione.

Rottura della dura madre

La dura madre, di cui l’ultima porzione è il sacco durale, svolge una funzione di protezione del midollo e delle radici spinali. Infatti, si trova all’interno del canale vertebrale e riceve a sua volta adeguata protezione, dal profilo posteriore, da parte del LLP (legamento longitudinale posteriore). In alcuni casi può succedere, soprattutto quando la stenosi lombare è molto grave o è insorta da tanto tempo, che si formino delle aderenze con questo legamento. La principale conseguenza è che, durante l’operazione di decompressione nel corso dell’intervento chirurgico, la dura madre può fissurarsi. Nel caso in cui si incappi in una situazione del genere, ecco che bisogna programmare un altro intervento chirurgico, che andrà a riparare la breccia tramite una sutura, andando a collocare anche un drenaggio spinale che il soggetto dovrà conservare per qualche giorno. Grazie al drenaggio spinale non ci potranno essere complicazioni all’interno delle meningi e, di conseguenza, ha lo scopo di evitare proprio la formazione di saccate oppure di tramiti fistolosi.