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Spalla congelata, le cause e le terapia della spalla bloccata

La spalla congelata è una patologia della spalla che ha delle progressioni molto gravose se non curata in tempo. La rigidità e il dolore sono i sintomi classici di questa patologia, detta in campo scientifico capsulite adesiva. La malattia coinvolge il 2% circa della popolazione italiana, generalmente nella fascia tra i 40 e i 60 anni di età. Statisticamente il sesso femminile è più colpito di quello maschile, e la mancanza di terapie tempestive può provocare l’inutilità di quelle successive con l’aggravarsi della situazione.

Da un punto di vista anatomico, la zona è interessata dai tre ossi della spalla, ovvero l’omero superiore, che compone il braccio, la clavicola e la scapola, dove, sulla sua parte piatta detta glena, poggia la testa dell’omero. Questa parte è protetta dalla capsula, un tessuto, molto resistente, lubrificato con un liquido sinoviale per permettere un facile movimento dell’articolazione. Ed è proprio questo punto ad essere colpito nel caso della spalla congelata. La capsula viene interessata da un ispessimento che restringe lo spazio disponibile alla lubrificazione, creando del tessuto supplementare chiamato aderenza. Il nome di spalla congelata deriva dal fatto che l’articolazione si blocca, totalmente impedita nel movimento.

Le fasi della malattia e le cause della spalla congelata

La patologia è progressiva e i medici riconoscono tre fasi di sviluppo nella spalla congelata:

  • il congelamento è la prima fase, in cui inizia il dolore con aumenti costanti che possono durare dal mese e mezzo fino ai nove mesi. Quando il dolore raggiunge il suo massimo, l’articolazione si blocca.
  • La spalla congelata, ovvero quando l’arto perde la possibilità di movimento, è la seconda fase, che vede il dolore diminuire in alcuni casi. Questa fase può durare dai 4 ai 6 mesi.
  • Lo scongelamento è la fase della guarigione, molto lunga, visto che può durare dai 6 mesi fino ad un anno. La spalla riprende la sua funzionalità e forza, e il dolore, lentamente, regredisce.

La spalla congelata è una patologia le cui cause sono ancora oscure, in quanto i ricercatori non sono riusciti ancora a stabilire un nesso tra l’ispessimento e i fattori scatenanti. Alcuni di questi sono stati identificati come a rischio e si è stabilito che la spalla congelata colpisce in misura maggiore i malati di diabete, nell’ordine del 10/20% delle persone affette da questa patologia. Anche le malattie tiroidee e quelle cardiache hanno mostrato, statisticamente, delle connessioni con la spalla congelata, così come il morbo di Parkinson. Naturalmente anche periodi di immobilità della spalla possono favorire la spalla congelata, e le statistiche hanno mostrato delle connessioni con pazienti che hanno subito interventi chirurgici, traumi ed infortuni all’arto.

Sintomi e diagnosi

I sintomi che indicano la patologia sono quelli prima indicati, che si accentuano quando si effettuano movimenti dell’arto, in particolare quando ci si è appena alzati. Il dolore viene percepito sulla spalla esterna con coinvolgimento, in alcuni casi, del braccio. Quando si presentano questi sintomi, il medico inizierà un’indagine medica approfondita che prevede sicuramente delle lastre all’articolazione, per verificare se non vi siano altre problematiche, come l’artrosi, e visualizzare lo stato della spalla. Questo esame sarà sicuramente accompagnato dalla risonanza magnetica, e dall’ecografia, per il miglioramento delle immagini sui particolari della capsula, dei legamenti e dei tendini. Questi esami potranno visualizzare eventuali rotture.

La terapia

Quando si è affetti da spalla congelata, i tempi per la terapia possono essere molto lunghi, e alcuni pazienti sono guariti anche in tre anni. Generalmente non servono interventi chirurgici per guarire dalla spalla congelata, e questi coinvolgono solo il 10% dei malati. Per la terapia non invasiva senza chirurgia, vengono somministrati dei medicinali anti-infiammatori non steroidei contro il gonfiore e il dolore. Si tratta di farmaci comuni come l’Ibuprofene e il Nimesuline. Nella spalla si può iniettare del cortisone per combattere le infiammazioni, ad eccezione dei pazienti malati di diabete. Sicuramente il malato deve fare molta fisioterapia con degli specialisti, per aiutare la spalla a riprendere i normali movimenti. Si tratta di stratching passivo, rotazione della spalla, flessioni specifiche che saranno seguiti dal fisioterapista.

Nei casi più gravi, quelli che la terapia non invasiva non riesce a curare, si deve ricorrere all’intervento chirurgico, che prevede un allungamento ed un rilascio della capsula. Si tratta di un intervento di artroscopia alla spalla che inserisce dei piccoli strumenti al fine di attuare la procedura.  L’intervento chirurgico deve essere sempre seguito da un periodo di circa 2 o 3 mesi di fisioterapia di recupero che ricalca quanto viene fatto nella terapia non invasiva. Nei diabetici è stata rilevata una certa percentuale di ricaduta.